L’imprenditore: dove desiderio, intelligenza, ed eredità sono unite

È il desiderio che fa la potenza, non sono i muscoli. Perché la vera forza è avere un desiderio.

17 SET 2016 · Tempo di lettura: min.

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L’imprenditore: dove desiderio, intelligenza,  ed eredità sono unite

Il pensiero del bimbo è sano e senza limiti, ciò è facilmente accertabile. Le teorie che sorreggono tale constatazione sono molto nocive al suo pensiero sano.

Ad esempio, si obietta che il bambino non conosca la tabellina matematica e che la debba imparare. La necessità la troverà lui con il suo tempo. Eventualmente si potrà dire che il suo pensiero è limitato verso la matematica, ma solamente quando lui vorrà apprenderla e non ci riuscirà. Prima di quel giorno non si potrà dire che è limitato in quella direzione.

Rispetto a tutto ciò che entra nel campo dell'afferrabilità da parte sua, rende illimitato il pensiero del bambino.

Se incominciassimo a parlare delle difficoltà scolastiche finiremmo per radere al suolo quasi la totalità di ciò che chiamiamo didattica, quella che servirebbe a rendere intelligibile, facile, accessibile, tangibile una materia. Nei fatti è la didattica che non capisce il bambino, non viceversa.

Per intendere qualcosa bisogna desiderarlo. Per imparare il teorema di Pitagora non si tratta di unire al duro apprendimento un fattore di gradevolezza come suggeriva T. Tasso, cioè di spalmare il miele, i "soavi licor ", sull'orlo del bicchiere che lo contiene, così, ingannato dal dolce, mi ingoio anche il teorema. È il teorema di Pitagora che o m'interessa o non mi interessa. Se verrà un tempo che mi interesserà lo conoscerò!

La difficoltà scolastica a qualsiasi livello o grado scolastico è una pura faccenda di limitazione del pensiero, ma all'inizio il pensiero era illimitato. Non ha senso parlare delle difficoltà della matematica. Sostiene Giacomo B. Contri che la difficoltà della matematica è colpa di quel dannato di Pitagora:

«Non posso spiegare tutto questo, ma lasciatemi almeno fare una battuta: se ci sarà il Giudizio Universale, Pitagora ne passerà di tutti i colori! Perché è lui che ci ha chiusi, inibendoci nel quadrato, nel triangolo, nella sfera».

Fra intelletto e intelligenza, fra intelligenza e averne voglia non c'è alcuna differenza. Abbiamo un'idea sbagliata del desiderio, pensiamo che esso sia più vicino alle suole delle scarpe e che l'intelligenza sia invece nel cervello. Questo perché siamo dominati dall'idea di una divisione dell'uomo in due, sopra l'ombelico e sotto l'ombelico. Si tratta di una delle teorie catastrofiche dell'umanità con le quali roviniamo, dai bambini in su, tutti quelli che vanno a scuola.

Desiderio, esigenze, intelligenza, eredità sono un solo concetto, è l'idea della possibilità di far fruttare per il proprio beneficio quel che si riceve da un altro. Non nasciamo con dei desideri.

Si usa, e si abusa della parola "esigenza", ma quali sono le mie esigenze? Se son nato schiavo delle teorie pseudo scientifiche avrò esigenze da schiavo, sarà la schiavitù a darmi le mie esigenze, ossia quasi nessuna.

Il libero, ossia l'erede, avrà esigenze da libero e da erede.

L'atto imprenditoriale

Una persona un giorno si trova in casa da sola, un po' depressa per qualche cosa che le è andato storto. Che cosa fa? Può darsi che le venga una buona idea, anche questa è imprenditoria, le può venire l'idea di prendere il telefono e di chiamare un amico dicendo: "Dai, usciamo a cena insieme, facciamo due passi!". È un atto imprenditoriale per la produzione di un desiderio. Se in un momento di depressione, di stanchezza, suono all'amico, sto compiendo un atto formale di domanda: "Fammi venire voglia di qualche cosa, perché la mia depressione consiste nel non aver voglia di niente!". Il desiderio è qualcosa che riceviamo da fuori.

L'impianto è quello ereditario: è questa la fonte dei desideri. È la presenza o meno del desiderio a rendere l'uomo libero o schiavo, erede o non erede. La vecchia formula, il principio della leva, cita:

«Datemi dei punti d'appoggio e vi solleverò il mondo».

Contri ne propone una nuova:

«Datemi il desiderio e vi solleverò il mondo». È il desiderio che fa la potenza, non sono i muscoli.

È uno di quegli insegnamenti che tutto il novecento non ci ha trasmesso, perlomeno nella sua prima parte, perché sembrava tutta una faccenda di muscoli. Basti pensare alle rivoluzioni, alle guerre, a tutte le forme di violenza!

Il desiderio è stato ridotto a una faccenda intima, ma quel che conta poi sarebbero i muscoli di tante specie, non solo quelli legati alle ossa, perché lì, ci sarebbe la vera forza. La forza, al contrario, è avere un desiderio. È l'esistenza degli imprenditori. Cos'è un imprenditore?

Oggi occorrono diversificate inventive per costituire un'impresa ed avere i successi per esempio della Fiat; e non è sufficiente riferirsi ai vari Bill Gates, è proprio un altro tempo.

È il tempo del riconoscimento o meno della psicopatologia, dove le imprese sono in un tutt'altro ordine: dall'arte, all'artigiano, dalla didattica ad ogni modalità di pensiero può rendere, se c'è desiderio, e dove il lavoro non sia né comando né costrizione.

È il desiderio che fa l'imprenditore, l'obbligo fa lo schiavo.

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Scritto da

Gramaglia Dr. Giancarlo

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