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L'IMPOTENZA APPRESA

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Pur con le dovute differenze, tutti i bambini e gli adolescenti con disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) sperimentano una terribile sensazione di incapacità e di impotenza.

27 MAG 2019 · Tempo di lettura: min.
L'IMPOTENZA APPRESA

Che cos'è l'impotenza appresa?

...chiedeva disperatamente un maestoso Sean Pen nei panni di Sam nel celebre film "Mi chiamo Sam".

Pur con le dovute differenze, tutti i bambini e gli adolescenti con disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) sperimentano questa terribile sensazione di incapacità, di impotenza di fronte all'insuccesso ripetuto e, in qualche modo, atteso, ha detto un giovane con dislessia grave.

Le ricorrenti esperienze fallimentari in cui si imbattono i bambini con DSA (in special modo coloro i quali non sono supportati da specifici progetti individualizzati, ma non solo) nello svolgimento delle attività scolastiche hanno importanti ripercussioni sicuramente sul piano delle abilità cognitive, ma anche da un punto di vista psicologico perché influenzano l'autostima (cioè l'insieme di convinzioni e sentimenti che ciascuno prova nei propri riguardi), che appare quindi cruciale nell'influenzare il rendimento scolastico e i processi di apprendimento (Zanobini & Usai, 2002; Usai & Zanobini, 2003).

L'impotenza appresa (learned helplessness), in tal senso, consiste in atteggiamenti e comportamenti di indifferenza e passività dinnanzi agli eventi, a seguito di ripetuti fallimenti (Seligman & Mayer, 1967). L'individuo caratterizzato da impotenza appresa si convince della improbabilità del verificarsi di avvenimenti positivi e, quindi, è sempre meno motivato a mettere in atto nuovi comportamenti per fronteggiare eventi negativi, mostrando notevoli difficoltà ad individuare la relazione tra il proprio agire e le conseguenze che ne derivano, lasciandosi sopraffare da un senso di frustrazione.

Peterson (1992) ha definito l'impotenza appresa come la percezione dell'incontrollabilità degli eventi, della stabilità e dell'immodificabilità delle situazioni.

Gli individui caratterizzati da impotenza appresa, inoltre, impiegano strategie inefficaci, esprimono pessimismo e mostrano un'eccessiva attività ruminativa su argomenti irrilevanti (Zanobini & Usai, 2005).

E' bene sottolineare, in ultimo, che tale tipo di atteggiamento comporta uno stabilizzarsi delle stesse situazioni problematiche che lo hanno in qualche modo determinato: per esempio, i problemi di lettura risulterebbero esacerbati da questo atteggiamento passivo (Butkowsky & Willows, 1980).

Indicazioni operative

L'importanza del contesto sociale per lo sviluppo e la salute psicologica del bambino è fondamentale, non solo da un punto di vista cognitivo, ma anche per ciò che concerne attitudini e valori, percezione di sé e capacità interattive e relazionali (Steinhausen & Metzke, 2001).

Un contesto familiare adeguato (o, possiamo dire, non patologizzante) sostiene l'individuo nell' affrontare le situazioni e gli ostacoli quotidiani; al contrario un ambiente deficitario può incidere negativamente sul processo di adattamento sociale: un contesto familiare disfunzionale e scarsi supporti sociali, infatti, possono inficiare il processo di apprendimento-insegnamento scolastico (Lassarre, 2001);

E' stato rilevato che i bambini che sono incoraggiati dai genitori all'autonomia sviluppano la convinzione di poter esercitare un controllo sugli eventi (Grolnick et al. 1991). Numerosi studi hanno mostrato inoltre quanto sia importante che i ragazzi, soprattutto in condizione di disagio scolastico, vedano un sostegno in genitori e insegnanti per raggiungere risultati motivazionali quali voglia di relazionarsi con i pari e impegno a scuola (Wenz-Gross et al. 1997; Wentzel 1998).

I ragazzi che hanno genitori coinvolti (ma non intrusivi) nel loro percorso di istruzione (aiuto a casa, partecipazione a scuola) presentano una forte motivazione, una buona autoefficacia ed elevate aspettative di successo scolastico (Ryan et al, 1995).

Sembra pertanto che un fattore che metterebbe a rischio il processo di apprendimento (cioè un DSA) può essere limitato da caratteristiche supportive o, al contrario, intensificato da elementi negativi del contesto di riferimento (sia scolastico che familiare).

Determinante appare, oltre all'atteggiamento dei genitori, anche l'atteggiamento dell'insegnante. Parecchi anni fa, ma con indiscusso valore a tutt'oggi, Trenholm e Rose (1981) hanno individuato delle categorie di comportanti "ideali" che gli insegnanti elementari dovrebbero stimolare nei propri allievi, fra cui il controllo dell'impulsività e le buone capacità di problem solving, adeguate interazioni con i coetanei, coinvolgimento nelle attività di classe e capacità di adeguare il proprio comportamento al contesto durante le attività.

Sembra fondamentale, inoltre, focalizzare l'attività didattica sugli obiettivi di padronanza piuttosto che su obiettivi di prestazione. I docenti che promuovono lo sviluppo di abilità, infatti, sono più propensi ad incoraggiare la ricerca di obiettivi di padronanza, mentre gli insegnanti che utilizzano criteri comparativi di valutazione e forniscono ricompense estrinseche per l'esecuzione corretta del compito, sono più propensi a promuovere la ricerca di obiettivi di prestazione, che comporta il bisogno prevalente di mostrarsi competente tanto che, pur di non apparire incompetenti, gli allievi con difficoltà tendono ad evitare il compito.

Gli obiettivi di prestazione e la valutazione comparativa spesso mettono in serie difficoltà gli alunni con DSA i quali, pur di sottrarsi all'insuccesso, riducono la frequenza scolastica o si rifiutano di sottoporsi alla valutazione. Gli obiettivi di prestazione infatti promuovono la competizione e tendono a fornire un giudizio di valore, con la conseguenza che chi ha meno selfefficacy (autoefficacia) e oggettive difficoltà può lasciarsi sopraffare dalla paura della valutazione e del fallimento, arrivando anche a dipendere eccessivamente dalle ricompense e avere sempre il timore di essere valutati come incompetenti.

Vista la complessità della tematica, è opportuno che docenti, genitori e allievi che incontrino a vario titolo l'impotenza appresa si rivolgano a uno Psicologo specialista, che possa aiutare l'allievo a individuare percorsi e processi attraverso i quali possa riappropriarsi di abilità e competenze e, soprattutto, possa riconquistare la serenità che gli spetta per affrontare con coraggio le sfide non solo scolastiche che caratterizzano l'esistenza.

Scritto da

Dott.ssa Roberta La Guidara

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