L'identità online

Internet è a pieno titolo protagonista della nostra quotidianità, ma cosa succede quando l'identità personale si frammenta nei vari social e account in giro per il web?

1 LUG 2019 · Tempo di lettura: min.
L'identità online

Quello di identità personale è un concetto tanto familiare quanto sfuggente, tanto chiaro quanto confuso. Rispondere alla domanda "chi sei?" può sembrare scontato e banale ma, riflettendo con attenzione, la questione è più spinosa di quanto sembri e crea non pochi problemi.

L'identità si basa sulla differenza fra Io e non-Io, fra il me e l'esterno, e l'unica "cosa" che fisicamente separa l'Io da tutto il resto è il corpo: qualsiasi azione che venga eseguita in relazione con il non-Io, ovvero con l'alterità, è mediata dal corpo, il primo media che ognuno di noi incontra ed utilizza fin dalla nascita.

Il primato del corpo come mediatore della relazione con l'altro è stato ridimensionato oggi dall'influenza dilagante di internet e dal conseguente perfezionamento delle identità virtuali. Dal social network prediletto al semplice account per lo shopping compulsivo online, l'identità personale si sta sempre più fondendo con quella componente virtuale che permette l'accesso all'immenso potenziale della rete.

Perché è di questo che si tratta in fondo: la rete non è altro che un enorme contenitore di opportunità immediate e semplici da ingaggiare, di ogni natura e per tutti i gusti, dalla possibilità di candidarsi per un lavoro dall'altra parte del mondo, all'acquisto di una spilla che sappiamo benissimo non indosseremo mai. Tanta comodità e tanta apertura, però, hanno un costo, un costo che riguarda, tutt'altro che banalmente, proprio la contaminazione della propria identità con una componente virtuale sempre più importante. Questo processo di "digitalizzazione" dell'identità personale si sviluppa con la stessa velocità entusiasmante con cui progredisce la crescita tecnologica; basti pensare allo smartphone, l'oggetto che più di ogni altro oggi si avvicina ad un certificato di identità e, sebbene le Forze dell'Ordine chiedano ancora di visionare formalità più tradizionali come la patente, tutti sappiamo come l'oggetto che davvero identifica una persona sia il proprio cellulare, tramite la memorizzazione per nostro conto di tutti quegli account e password che noi puntualmente dimentichiamo.

Ma che male c'è nell'utilizzo a proprio favore l'immenso potenziale di internet? Nessuno! Lungi da me la volontà di patologizzare ogni comportamento ed ogni novità tecnologica, tuttavia credo sia utile tenere a mente cosa comporta il passaggio dal media originario (il corpo) ai media attuali (internet).

Quello di internet è un universo estremamente variegato e complesso; tuttavia, a livello interpersonale, il suo utilizzo implica necessariamente un indebolimento della relazionalità con l'altro, processo questo dovuto al fatto che, per quanto realistica, l'identità virtuale è pur sempre virtuale, cioè finta: basti pensare a cosa comporta a livello emotivo stringere la mano ad una persona guardandola negli occhi rispetto al cliccare un tasto che ti suggerisce anche quale emozione devi provare.

L'illusione di relazione che si ottiene creando ed utilizzando la propria identità virtuale, si riflette anche nella superficialità con cui tali relazioni vengono esperite e vissute, nonché nella stessa inconsistenza strutturale che guida la semplice navigazione online; avere costantemente accesso a qualsiasi tipo di informazione, dalla più ricercata alla più comune, fa sì che il rapporto stesso con la conoscenza mediatica sia scarna e superficiale, in quanto consumata in modo estremamente rapido, senza avere neanche il tempo di capire perché stiamo cerando certe informazioni.

Quindi creare ed utilizzare profili ed identità virtuali è indice di un qualche disturbo mentale? Assolutamente no! Internet è uno strumento estremamente utile e potente, non utilizzarlo significherebbe sprecare una risorsa importante; io stesso in questo momento sto utilizzando la mia identità virtuale per comunicare un pensiero.

Semplicemente è bene far sì che le relazioni virtuali si limitino ad affiancare quelle reali, senza sostituirsi ad esse, perché nessun social può dare il calore e l'energia di una stretta di mano o l'empatia e la compassione di uno sguardo.

Articolo del dott. Jacopo Biraschi, iscritto all'Ordine degli Psicologi delle Marche

Scritto da

Lascia un commento

ultimi articoli su autorealizzazione e orientamiento personale