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​L'idealizzazione in amore

<strong>Articolo rivisto</strong> dal

Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Un articolo per individuare le dinamiche patologiche che si innescano in una coppia, focalizzandosi specialmente sul perché si arriva ad idealizzare il partner e a diventarne dipendenti.

28 MAR 2019 · Tempo di lettura: min.
​L'idealizzazione in amore

"Non volevo lei, ma l'idea di lei,

mi faceva male male, male uguale

E allo stesso tempo mi sentivo solo

E pur sapendo tutto quando

Io non riuscivo a liberarmi di te,

di te, lo stesso, di te".

È con le parole di questa canzone che voglio introdurre il tema di oggi: l'idealizzazione in amore. Mi capita spesso che qualcuno venga in studio perché soffre a causa della propria relazione sentimentale.

Solitamente quando si giunge in psicoterapia per tali problematiche, si è già in una fase avanzata della relazione, completamente invischiati in dinamiche patologiche. Per questo motivo in questo articolo ci concentreremo sugli aspetti che intervengono nella fase iniziale di una storia, fase durante la quale si struttura l'idealizzazione.

Nella fase di conoscenza dell'altro, infatti, si tende a sovrastimarne i lati positivi e a sottostimarne i difetti. Ci appare invincibile, perfetto e gli vengono attribuiti pregi e valori di cui si sente di aver bisogno. I vari campanelli d'allarme e i consigli di amici e familiari vengono ignorati e si costruisce un sistema di giustificazioni per salvaguardarne l'immagine.

Alcune persone investono talmente tanto nell'idealizzazione, nel fantasticare il proprio irrealistico futuro di coppia, che potrebbero arrivare ad attribuire colpe e mancanze a se stessi pur di non vedere crollare tutto questo.

Ma perché alcune persone arrivano a chiudersi da soli in queste gabbie dorate fatte di finto amore e di bisogni emotivi che non verranno mai soddisfatti da quel partner?

Sono persone che già nel loro passato, fin da bambini, non si sono sentite amate abbastanza, a cui è stato fatto credere di non valere poi tanto e che hanno dovuto fare di tutto per ricevere in cambio un po' di affetto e approvazione. Gli ingredienti che hanno nutrito le loro vite sono stati abbandono, rifiuto, ansia da prestazione e svalutazione.

La Sindrome di Wendy

Da adulte, dunque, si tormentano nell'illusione di poter cambiare la situazione e l'altra persona. È qui che si innesca la Sindrome di Wendy, meglio conosciuta come Sindrome della crocerossina (soprattutto per quanto riguarda le donne): colei che nega a se stessa i propri bisogni, vivendo in funzione dell'altro, dedicandogli tutto il proprio tempo e le proprie energie sperando di ricevere in cambio un po' di attenzioni e di amore.

Mentono a loro stesse, dicendosi che se l'altro si comporta in un determinato modo è perché soffre e va salvato e che, in fondo, per loro va bene così. Arrivano a subire per tempi prolungati, spesso per sempre. Solitamente riescono ad uscire da queste relazioni tossiche quando è il partner a decidere di interrompere la relazione.

Se ti sei riconosciuta/o nelle parole di questo articolo, è probabile che tu stia vivendo un rapporto sentimentale insano. È importante riflettere anche qualora si abbia avuto in passato rapporti di questo tipo perché alcune dinamiche disfunzionali che si sono innescate nelle storie precedenti, potrebbero riaffiorare nuovamente in un nuovo rapporto di coppia.

È importante, in questi casi, lavorare su se stessi per affrontare i propri mostri interiori fatti di paure, mancanze, abbandoni e doverizzazioni, per riscoprirsi non più fragili, bisognosi e dipendenti ma capaci e autonomi. Un lavoro per capire di cosa si ha veramente bisogno, per distinguere quali persone nella propria vita apportano positività e benessere. L'obiettivo è la serenità di poter ricevere dall'altro senza l'ansia di dover sempre e soltanto dare.

Articolo della dottoressa Fabiana Cuna, iscritta all'Albo degli psicologi della Regione Puglia

Scritto da

Dott.ssa Fabiana Cuna

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