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L'ideale dell'Io all'epoca di Facebook

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

L'ideale dell'Io si costituisce attraverso le identificazioni con i modelli (rispecchiamento). Nel mostrare online le istanze idealizzate l'adolescente si espone al rischio del cyberbullismo

11 MAG 2016 · Tempo di lettura: min.
L'ideale dell'Io all'epoca di Facebook

L'adolescenza si contraddistingue come un periodo di cambiamento delle figure di riferimento e di formazione della personalità adulta.

I ragazzi, usciti dalla fase di latenza, nella quale le figure idealizzate sono i genitori, si affacciano al mondo alla ricerca di nuovi modelli da seguire e di figure di riferimento esterne all'ambito familiare, da ricercarsi in altri adulti o soprattutto nel gruppo dei pari. L'ideale dell'Io non è altro che quell'istanza appartenente al Super-Io, cioè alle strutture intrapsichiche di controllo, che punta a ristabilire l'equilibro del narcisismo primario attraverso la tendenza a idealizzare un modello e ricevere un rispecchiamento da parte di questo.

L'Ideale dell'Io 2.0

Nell'epoca dei Social Network, o della rete 2.0, quello a cui assistiamo nell'adolescenza possibilmente la creazione di un Ideale dell'Io 2.0 condiviso tra gli utenti. Infatti quando ci rapportiamo agli altri sui social network possiamo mostrare agli altri solo ciò che desideriamo che essi vedano di noi, ciò che riteniamo giusto e conveniente che essi sappiano: immagini, stati, eventi a cui partecipiamo. In questo modo mettiamo in mostra la parte di noi che riteniamo migliore e che vogliamo che tutti conoscano: ci confrontiamo con gli altri esclusivamente sulla base di questa immagine, e l'altro fa lo stesso con noi. Nessuno mostra la parte negativa e frustrante della propria esistenza su Facebook, a meno che da questa non possa trarre un vantaggio psicologico. Possiamo quasi insinuare che la nostra immagine di Facebook sia il nostro ricongiungimento con un immagine idealizzata del sé persa nell'origine: il nostro Io Ideale in fusione con l'oggetto. Purtroppo questa esperienza di rete non è l'esperienza del reale.

La globalizzazione del rispecchiamento

Se fino a poco tempo fa le generazioni si confrontavano sulla base dell'esperienza reale e il valore dell'individuo, il suo rafforzamento o la sua censura si basavano sugli atti che questi compieva all'interno del gruppo dei pari di riferimento, un gruppo ristretto. Oggi assistiamo a un fenomeno di globalizzazione del rispecchiamento.

Quindi il confronto, l'accettazione da parte del gruppo, non si basa più sul comportamento del soggetto, bensì sull'immagine idealizzata che ha di Sé. Questa è un arma a doppio taglio per due motivi: il primo è che il confronto si realizza su personalità "mutilate", nelle quali tutto ciò che è negativo per la persona viene scotomizzato (questa può essere una maschera protettiva ma anche un fattore alienante quando la nostra esperienza reale non riesce stare al passo dell'immagine idealizzata che abbiamo formato di noi stessi); in secondo luogo perché il confronto non avviene più sul comportamento reale, bensì sull'ideale.

Se i nostri pari ci rifiutano nel reale ha un peso, molte volte gravoso per l'adolescente, ma è un rifiuto proveniente da soggetti in carne ed ossa, con i loro difetti e le loro debolezze. Pensiamo invece all'impatto che può avere per un adolescente il rifiuto massivo di ciò che considera il proprio ideale: il ragazzo non potrà che sentirsi perso, perdere la bussola su cui si orientava, giacché ciò a cui il suo Sé tendeva è stato rifiutato massivamente da coloro da cui si aspettava un rispecchiamento.

Questo è parte del nuovo fenomeno che chiamiamo cyberbullismo e che spesso porta a conseguenze tragiche. Infine viene da porsi una domanda: quali sono i rischi di aprire al mondo i nostri ideali, le nostre aspirazione e fare vedere a tutti ciò che vorremmo essere?

Scritto da

Dott. Caletti Matteo Poliambulatorio P.M.F.

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