Letteratura e psicologia

La letteratura ci insegna a osservare e di conseguenza a osservarci...e a diventare così acuti osservatori di noi stessi.

19 LUG 2017 · Ultima modifica: 24 LUG 2017 · Tempo di lettura: min.

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Letteratura e psicologia

La prima volta che ho letto Un'oscurità trasparente avevo circa 20 anni e mi ero da poco iscritto alla Facoltà di Psicologia di Firenze. Scovai quel libro sbirciando fra i vari titoli in esposizione, sugli scaffali di una piccola libreria poco distante da casa mia. Ricordo che acquistai il testo con l'irragionevole convinzione che William Styron - l'autore di Un'oscurità trasparente - fosse uno psicologo, probabilmente depistato dall'argomento trattato all'interno del libro, che espone un caso di depressione maggiore. Più precisamente: la terribile esperienza depressiva vissuta dallo stesso autore all'età di circa 60 anni; talmente grave da portare lo scrittore americano a pianificare nei minimi dettagli il proprio suicidio.

Per fortuna l'intento suicidario progettato da Styron non fu messo in atto, grazie a un provvidenziale lampo di lucidità che attraversò la mente dello scrittore proprio nel momento in cui stava per avviare il suo proposito esiziale. Lo scrittore confessò le proprie intenzioni alla moglie, la quale provvide immediatamente a farlo internare in un istituto psichiatrico, dove fu avviato un efficace percorso di cura.

Leggere quel libro fu un'esperienza altamente formativa e illuminante. Non tanto per il contenuto del libro - per quanto possa essere stato di grande importanza anche da quel punto di vista - quanto per la forma, per lo stile di scrittura che lo caratterizza.

Fino a quel momento avevo avuto a che fare con libri che trattavano la patologia depressiva attraverso definizioni che servivano a catalogarla, col fine di descriverla e classificarla. Dai testi universitari avevo appreso che la depressione è un disturbo dell'umore, caratterizzato da perdita di piacere o interesse verso le attività precedentemente svolte con soddisfazione, da segni di stanchezza o affaticamento, sonno disturbato, livelli d'ansia maggiori, preoccupazioni eccessive verso il futuro, difficoltà di concentrazione e altro ancora. Avevo scoperto che le cause della depressione sono per il 40% di natura genetica, mentre per il 60% sono riconducibili a fattori ambientali. Insomma, avevo appreso quali erano i sintomi e studiato le cause che caratterizzano il disturbo depressivo, tratteggiando nella mia mente una sorta di scheda concettuale di quella stessa patologia. Il libro di Styron aggiunse al mio bagaglio mentale un ulteriore punto di vista, un terzo occhio che mi permise di visionare la patologia depressiva da una diversa angolatura, ampliando la mappatura di quella stessa scheda che si era formata all'interno della mia mente attraverso le definizioni tramandate dai testi universitari.

Procedendo nella lettura di Un'oscurità trasparente mi accorsi che ciò che veniva descritto in quelle stesse pagine stava trasferendosi dentro di me, riverberandosi nel mio sistema emotivo. L'angoscia provata dall'autore del libro, descritta con grande maestria dalla penna dello scrittore, si rivelò a poco a poco anche nel mio stesso corpo, attraverso una sensazione di malessere, di ansia, di tensione. Il senso di angoscia fluiva dall'inchiostro dentro la cassa toracica, fino a toccare le mie viscere, tramite l'abile strumento della sua scrittura. Per via del turbamento appena descritto fui tentato di abbandonare la lettura del testo, ma sentivo che qualcosa di veramente significativo stava avvenendo, dentro di me, proprio grazie a quel libro, per cui mi costrinsi a proseguire fino all'ultima riga.

Appresi che William Styron non era uno psicologo, bensì uno scrittore, un romanziere; oltre che drammaturgo e critico letterario. Questa scoperta mi invogliò ad approfondire la mia conoscenza relativa al mondo della narrativa. Con il libro Un'oscurità trasparente avevo sperimentato su di me ciò che la filosofa americana Martha Nussbaum dichiara in un suo saggio: la letteratura riconosce il valore delle emozioni, è finalizzata non solo alla rappresentazione dei fatti, ma anche dei sentimenti.

Pur non essendo un romanzo, Un'oscurità trasparente è stato concepito e scritto come una storia autobiografica che possiede in sé tutta la potenza e l'enfasi artistica tipica della scrittura creativa. William Styron, grazie alle proprie capacità di scrittore, riesce a superare le barriere mentali per immergere il lettore nel mulinello delle emozioni. Attraverso le pagine del suo libro si può arrivare a percepire la mostruosità di quella patologia distruttiva che aveva invalidato la sua vita fino a spingerlo sull'orlo del suicidio. L'angoscia depressiva da lui provata viene irradiata dalle sue parole, dalle sue oneste confessioni, verso il lettore, catapultandolo in un gorgo di sensazioni ambigue.

La narrativa e la forza dell'identificazione

Quando leggiamo un romanzo possiamo rimanere coinvolti dagli avvenimenti narrati nel libro fino a esserne completamente assorbiti e identificarci con alcuni personaggi della storia raccontata. Anche la vita è un susseguirsi di identificazioni, e tali identificazioni durano per tutto il corso della nostra esistenza.

Secondo il pensiero della filosofa Jennifer L. McMahon impariamo dalla narrativa non solo perché offre accurate rappresentazioni di individui e stimola sentimenti verso gli altri, ma anche perché promuove l'identificazione. Quando si legge della buona narrativa – scrive la filosofa – se ne viene assorbiti, perché si è portati a immedesimarsi nella situazione rappresentata. Le opere narrative sono strutturate in modo da incoraggiare i lettori o il pubblico a proiettarsi con l'immaginazione in ciò che viene raccontato. Veniamo trasportati nei mondi che vengono creati e incoraggiati non solo a prendere parte alle azioni descritte, ma anche a identificarci con i personaggi. La narrativa ci coinvolge a tal punto che le situazioni descritte sembrano disponibili come se venissero dal nostro interno, dal nostro intimo più profondo. Stimolando l'identificazione attraverso l'immaginazione, la narrativa ci offre il senso di ciò che si prova a sentire, vedere e vivere in un determinato momento.

Attraverso l'identificazione con un personaggio ci è consentito vivere in esso e attraverso esso una parte di noi: possiamo vedere quella stessa parte in azione attraverso i movimenti fisici, emotivi e mentali del personaggio. Percepiamo tutto questo attraverso la prosa, in concomitanza con la nostra reazione emotiva innescata dagli avvenimenti raccontati: diventiamo spettatori di noi stessi.

La letteratura riconosce il valore delle emozioni, ci dice la filosofa Martha Nussbaum. Questo avviene perché la letteratura ci spinge oltre la funzione mentale per farci scivolare nel mondo delle emozioni: mentre la spiegazione teorica di un concetto si limita ad agire per vie essenzialmente mentali, e quindi in modo fondamentalmente astratto – come avviene durante la spiegazione teorica di un concetto –, l'enfasi della letteratura costringe i lettori verso una maggiore intimità con i personaggi della storia e le situazioni raccontate.

La letteratura è finalizzata non solo alla rappresentazione dei fatti, ma anche dei sentimenti: ci educa dal punto di vista emozionale, aumentando il grado di conoscenza di noi stessi e rivelando sensibilità e idee di cui non eravamo ancora a conoscenza.

L'educazione narrativa

In passato i filosofi sono stati tendenzialmente chiusi e sospettosi verso la letteratura, negandone con fermezza il valore educativo, ma recentemente questo tipo di visione ha subito alcune importanti variazioni. La filosofa Martha Nussbaum è arrivata perfino ad affermare che certe verità possono essere comunicate in modo adeguato solo nell'arte.

Lo psicanalista Antonio Alberto Semi dichiara che: Mentre i manuali di psichiatria ci forniscono, se vogliamo e nel migliore dei casi, degli strumenti per capire, non ci forniranno mai delle esperienze. Per quanto siano ben scritti, essi ci comunicano al massimo il modo di ragionare di un certo autore e la fondatezza o meno delle conclusioni cui porta questo modo di ragionare. Una funzione fondamentale dell'arte, invece, è quella di facilitarci l'identificazione in altre situazioni mentali, in altre esperienze umane.

Martha Nussbaum sostiene inoltre che la letteratura sia capace di esprimere meglio di qualsiasi spiegazione astratta la natura della nostra condizione perché dà importanza ai particolari e riconosce il significato delle emozioni: nella letteratura si utilizza uno stile attento al dettaglio, che sottolinea la complessità, ed è finalizzato non solo alla rappresentazione dei fatti, ma anche dei sentimenti. Mentre gli stili astratti allontanano la nostra attenzione dalla concretezza, l'enfasi caratteristica della letteratura su particolari persone ed eventi costringe i lettori a sviluppare un apprezzamento corrispondente per il valore intrinseco e l'unicità inevitabile degli individui e delle situazioni. Inoltre, la capacità della letteratura di suscitare emozioni contribuisce a "dare forma all'empatia".

Ad avvalorare questa tesi vi è un articolo che riporta un esperimento condotto da Raymond A. Mar, Keith Oatley e Jordan B. Peterson, che evidenzia il legame esistente fra letteratura e sviluppo dell'empatia. I dati riportati indicano che i gruppi di persone esposte alla lettura di testi di narrativa miglioravano le loro prestazioni relative all'aspetto empatico, mentre, al contrario, i lettori esposti a libri di saggistica ottenevano prestazioni inferiori.

Possiamo concludere dicendo che la letteratura ci insegna a osservare e di conseguenza ad osservarci.

La letteratura educa ai dettagli e questo favorisce lo sviluppo di una migliore capacità di osservazione. Ottenere un punto di vista il più possibilmente lucido e obiettivo è il primo passo da compiere per avviare un processo di analisi della personalità e intraprendere un percorso terapeutico che possa davvero trasformare la personalità dell'individuo, con lo scopo di renderla più armonica e funzionale. Si tratta quindi di una qualità imprescindibile, senza la quale non può avvenire alcun cambiamento significativo.

La letteratura può essere lo strumento per imparare a sentire i nostri contenuti interni e diventare così acuti osservatori di noi stessi.

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Scritto da

Dottor Alessio Focardi

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