L'essere al femminile: radici di bambina, fiori di donna

Ognuno di noi ha dentro di sé la forza per ripartire. A ognuno le sue radici, a ognuno la sua storia. Uomo o donna che sia.

8 SET 2020 · Tempo di lettura: min.

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L'essere al femminile: radici di bambina, fiori di donna

L'8 marzo, il giorno della festa della donna.

Ricordo quando alle elementari i miei compagni lasciavano, a me e al resto delle bambine della classe, un ramoscello di mimosa sul banco; arrivavano sorridenti e fieri per quel delicato gesto, dietro il quale, in effetti, vi era grande segno di riconoscimento. I banchi si coloravano di un giallo acceso e i nostri occhi erano un po' più vivi. Accettavo quei colori senza riflettervi troppo, perché allora ero soltanto una bambina, un piccolo bocciolo da cui sarebbe fiorita la giovane donna che sono diventata. Mentre guardo il ramoscello di mimosa essiccato, che riposa sulla mia scrivania, mi ritrovo a riflettere riguardo tale ricorrenza con una maggiore tensione emotiva. Questa giornata, questo fiore, un segno di riconoscimento dei traguardi raggiunti dalle donne che hanno attraversato le nostre strade, le nostre vie, che hanno respirato la nostra aria, che hanno guardato il nostro stesso cielo.

La Festa della donna nasce dai movimenti femministi di rivendicazione dei diritti delle donne e la sua prima celebrazione risale al 28 febbraio del 1909, negli Stati Uniti; al 1922 in Italia. Si attende il 1946 per l'introduzione del simbolo della mimosa: fiore che sboccia nei primi giorni di marzo, che dona le prime luci di primavera al freddo inverno, che si avvicina al termine della sua vita. Quel giallo acceso è espressione di vitalità, forza, gioia, che si traducono nella resilienza del femminile da tempi ormai lontani.

Penso all'evoluzione della nostra figura. Nella preistoria la donna era colei che si dedicava alle cure domestiche, diversamente dall'uomo, impegnato nella caccia e nella pesca. Ciò permise alle donne di dedicarsi alla scoperta di nuove tecniche, ad esempio, per conservare i cibi, o ancora, per creare nuovi utensili. Non vi era una disuguaglianza, in termini di valori, dunque, tra l'uomo e la donna, a pari merito impegnati e protesi alla crescita della vita e all'evoluzione della specie. Tuttavia, nel tempo, la società è divenuta sempre più patriarcale e il potere era nelle mani del più anziano del gruppo. Nell'antica Grecia, soprattutto ad Atene, vi era una sempre crescente suddivisione dei ruoli tra uomini e donne, che vedeva le seconde sempre più sullo sfondo. Nell'antica Roma, seppur la donna fosse subordinata al potere patriarcale, era considerata un importante strumento di trasmissione della cultura e, pertanto, aveva un ruolo cruciale nell'allevamento dei figli; tale pratica diverrà centrale nel medioevo, periodo storico che, nel rilegare la donna unicamente tra le mura domestiche, la rende orfana di diritti. In appello ai santi precetti della religione cristiana, se la donna disobbediva o commetteva adulterio, poteva perfino essere assassinata dalle mani del suo amato. Dopo l'anno Mille, la situazione iniziò a cambiare: le nobildonne rivendicavano il diritto di affermarsi nel mondo per le proprie doti intellettuali e culturali. Nonostante ciò, per lungo tempo le donne furono escluse dalla vita politica e intellettuale, tanto che, spesso, non potevano accedere agli studi universitari o alle professioni; tuttavia, altresì quando riuscivano ad accedervi, ricevevano un trattamento inferiore rispetto a quello degli uomini. Dal Novecento una boccata d'aria fresca: nel primo decennio le donne ottennero il diritto di voto in Norvegia, in Finlandia e in Gran Bretagna grazie all'opera delle Suffragette.In Italia, invece, il suffragio universale femminile si ottenne nel 1946.Con il diritto di voto le donne hanno raggiunto una maggiore emancipazione e libertà. Nonostante ciò, molto spesso, oggi si tende a rilegare la figura della donna sullo sfondo materno. Certo, la donna è altresì madre, colei che genera la vita, che la custodisce, ma non si esaurisce in essa. È necessario, come ricorda Recalcati, che la donna non annulli il suo desiderio di donna nel suo essere madre tutta madre. È necessario la donna rimanga tale, prima di tutto, e costruisca, attorno al suo essere donna, tutto il resto: l'essere figlia, madre, moglie, amica, e così via.

La psicoanalista junghiana Clarissa Pinkola Estès restituisce grande dignità al femminile. Ricorda quanto, spesso, la donna sia stata e sia tutt'ora costretta ad essere tutto per tutti, perdendo se stessa dietro i ruoli che assume, dietro i lunghi capelli che ne nascondono le emozioni, i dolori, i sentimenti. L'autrice del libro "Donne che corrono con i lupi" sottolinea come, spesso, la donna, fosse considerata, soprattutto in passato, una proprietà, un giardino apparentemente fertile, ma incolto; come fosse destinata a essere una bambina nelle mani degli adulti, limitata nel suo poter esseredavvero se stessa.La Estès parla della donna lupo o donna selvaggia, una forza psichica potente, istintuale e creatrice, la parte più profonda della donna, che si nasconde tra le verità più profonde e i desideri inespressi; lupa ferina, materna, ma soffocata da paure e insicurezze.Invita, perciò, le donne ad avere coraggio e a ribellarsi, a ricercare il proprio vero sé, a domandarsi cosa di loro sta morendo.Le invita ad aprirsi al nuovo, a chiudere i vecchi amori, basati su ideali di perfezione e sulle illusioni…invita a vivere come i lupi, selvaggiamente. Certo, costa coraggio, ma regala la vita.I lupi accettano le loro diversità e non indossano maschere.Lo stesso deve fare la donna, in se stessa, unica e insostituibile. Oggi, questo è l'appello a tutte le donne… la Estès ci invita ad amarci, ad accettarci nelle nostre fragilità e nelle nostre ferite. La non accettazione di sé determina un blocco verso il raggiungimento del reale benessere psichico.È necessario la donna si prenda cura del proprio corpo, della propria anima e della propria mente… e che non viva nascosta all'ombra dell'Altro.La donna deve coltivare il suo desiderio di essere donna, deve diventare l'altro in sé, riscoprire se stessa, nelle sue meravigliose forze e fragilità, proprio come ci ricorda il simbolo della mimosa, fiore della resilienza e della potenza del femminile.

Abbiate coraggio, sempre. Abbracciate le fini, perché aprono ai nuovi inizi.Versate le lacrime e da esse rifiorite."Le donne mettono porte dove non ce ne sono, e le spalancano, le varcano, verso nuovi mondi e una vita nuova. La cosa più importante è resistere, insistere, per la vostra vita creativa, la vostra solitudine, il futuro e la vita stessa. Resistete, perché questa è la promessa della natura selvaggia: dopo l'inverno, viene sempre la primavera". Dopo l'inverno, viene sempre la primavera.La fioritura della mimosa è la tangibile testimonianza di questo reale. Oggi, per me, da giovane donna, il gesto dei miei compagni, tra quei banchi di scuola, assume tutto un nuovo significato. Vi auguro che le vostre giornate si riempiano di un giallo acceso, vivo, come le vostre speranze e i vostri desideri."Lasciate che tutto vi accada, bellezza e terrore. Si deve sempre andare: nessun sentire è mai troppo lontano".

L'essere al femminile: radici di bambina, fiori di donna

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Scritto da

Dott.ssa Marinunzia Fanelli

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