L'elaborazione del lutto ai tempi della pandemia

L'attuale pandemia, con le tante morti senza saluto, lascerà dietro di sé una serie di lutti complicati, in un numero decisamente superiore a quello che avremmo potuto pensare.

6 LUG 2020 · Tempo di lettura: min.

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L'elaborazione del lutto ai tempi della pandemia

Il lutto può essere definito come la reazione normale ad un'esperienza di perdita. Nella lingua italiana la parola "lutto" indica una condizione riconducibile "all'essere in lutto, portare il lutto" come conseguenza del "cordoglio" (provare dolore). È un'esperienza in cui sono implicati, quindi, oltre alla presenza di un perdita, le ripercussioni soggettive legate all'evento e gli aspetti socio-culturali che modulano le conseguenze dell'esperienza (Lombardo et al. 2014).

Quando ci si trova a vivere un evento luttuoso ci si confronta con un'esperienza complessa, nella quale si manifestano delle reazioni "normali" caratterizzate da sentimenti di tristezza, colpa o rabbia accompagnate da sensazioni fisiche come il senso di depersonalizzazione o costrizione toracica. Possono manifestarsi senso di incredulità, confusione e preoccupazioni che si manifestano con disturbi fisici (pianto, sonno disturbato, iperattività etc).

Ogni persona vive ed elabora il lutto in modi e tempi differenti ma, tendenzialmente, gli stati d'animo che lo accompagnano si attenuano gradualmente e si entra in uno stato di accettazione entro circa 18 mesi. Durante questo periodo di lutto fisiologico si riducono e vengono elaborate le emozioni negative permettendo un riadattamento del proprio stile di vita ed il recupero di un buon tono dell'umore.

Kübler-Ross nel 1969 descrive 5 diverse fasi che si attraversano nell'elaborare il lutto:

  • Negazione. La prima reazione è di incredulità, di rifiuto ("non è vero", "non è successo"…) necessaria per proteggere la persona da un'angoscia di morte troppo forte.
  • Rabbia / Collera. Via via che shock e negazione si attenuano e si ritorna a vivere una nuova realtà può esplodere la rabbia, indirizzata verso tutto e tutti ("perchè a me", "come ha potuto farmi questo?", "non è giusto!"…)
  • Patteggiamento. Successivamente si inizia a desiderare di trovare qualcosa per cui valga ancora la pena vivere, ci si confronta con il futuro e può subentrare il senso di colpa ("se fosse uscito 5 minuti dopo", "avrei potuto fare qualcosa"…)
  • Depressione. Questa rappresenta il vuoto, ci si rende conto che stiamo vivendo una nuova realtà in cui qualcosa o qualcuno è perso per sempre.
  • Accettazione. La persona ha imparato a convivere con la perdita. Il dolore rimane ma non è più così intollerabile.

Arrivare alla fase di accettazione è un percorso doloroso che diviene ancora più intollerabile se non è possibile restare accanto alla persona cara ed avere la possibilità di un ultimo saluto. Se la persona che vive il lutto non ha intorno a sé una rete sociale di supporto e condivisione del dolore, se manca il rituale collettivo del saluto, il processo di elaborazione risulta più difficile e rischia di bloccarsi.

L'attuale pandemia ci ha messo di fronte ad un'idea di morte e di addio che sono estranei alla nostra cultura, ha dato luogo alla morte senza corpo, senza il saluto e senza i rituali sociali. L'assenza di un corpo da piangere, l'impossibilità di celebrare il rito del funerale con tutte le tradizioni ad esso collegate rende più difficile dare un senso a quanto accaduto e non consente di accettare la perdita e dare il commiato. Ci si è ritrovati a non poter socializzare il dolore, non poter avere qualcuno accanto con cui parlare e condividere la sofferenza e, così, di trovare nuovi significati a quello che è accaduto. Chi ha perso qualcuno senza poterlo "vedere" rischia di rimanere in una fase di negazione per lungo tempo ("magari non era lui", "possono essersi sbagliati" "hanno confuso le persone"…) alimentando lo stato di diniego che impedisce l'avvio del processo elaborativo. Le emozioni intense sperimentate, come rabbia, colpa, senso di ingiustizia possono essere amplificate e necessitano di maggior tempo per essere elaborate ed attenuate.

In uno scenario futuro, in cui ci troveremo a confrontarci con molti lutti complicati, un primo aiuto da dare è quello di offrire la possibilità di narrare ciò che è accaduto, provando a creare nuovi significati. Il parlare della perdita, del lutto, delle emozioni sperimentate consente alla persona di predente consapevolezza di ciò che è stato e di ciò che si prova e permette l'innesco del processo elaborativo.

Dott.ssa Ferraro Francesca

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Scritto da

Dott.ssa Francesca Ferraro

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Commenti 1
  • Marzia Mazzali

    POSSO ESSERE ARRABBIATA?? senza doverlo chiedere a qualcuno? Ovunque leggo della rabbia come una serie di capitoli legati al lutto come una sequenza addirittura numerica dove ci passi e stai dentro mentre poi passerai alla fase successiva alternando alti e bassi. Ma cos' è questa rabbia...chi è questa rabbia...Questa rabbia è in una mattina del 18 marzo del 2020..un anno fa' una figlia che capisce molto bene che ce' qualcosa che non và..lo capisce molto bene, dopo giorni che le cose non vanno, ma non vanno assolutamente. È una figlia che corre fuori da una r.s.a. chiusa..e vuole vedere suo Padre, perché ha capito ed è molto spaventata molto preoccupata, molto angosciata, che non sta affatto bene Lo sapete no...?? tutto quello che non si puo' fare ??? Difficile...molto difficile Ma tu vuoi e devi fare qualcosa e corri là, ma ti vien detto con una calma e una calma "allarmante" "Non siamo qui per curare le ansie dei parenti. Quella fu l'ultima volta che vidi mio Papà Alla sera ricevetti una telefonata da mia sorella che vive in un'altra città (menomale) mooolto moolto arrabbiata con me per il mio non saper gestire. La situazione..in quanto durante la giornata fu contattata dalla struttura che lamento' il tutto. Allora dove posso mettermi?? Dove mi sono messa e conficcata in quei giorni pesanti in attesa.. nel mio bilocale... mentre mi concentravo con tutta me stessa per essere attaccata al fianco di mio padre. Non voglio essere pesante, ma è stato pesante è pesante. Il papà dopo una settimana pensa bene di andar altrove..la figlia correrà li...chiedera' di poter entrare, dato che un dcpm consente a "discrezione della Direzione Sanitaria" l'accesso in casi gravi. Qui la panchina al di fuori è stata la mia migliore e razionale sostenitrice. Si puo' dire a una figlia VEGGENTE estremamente preoccupata in ansia "Non siamo qui a curare le ansie dei parenti??? Posso ricevere una telefonata da una sorella completamente d'accordo con loro alla sera?? Posso essere arrabbiata??? Ho ragione??? Ho ragione si ad essere molto molto arrabbiata e non e' una fase.. Nel caso fosse considerata fase..ricordarsi che in quella fase non si ha voglia di sentire nessuno.. Pertanto ringrazio e mi accontento della cortese lettura...NO COMMENT

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