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L’ecosostenibilità del pensiero: pensare l’incontro

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Il pensiero ecosostenibile è espressione di una visione della vita difficile da sostenere perché sempre in tensione tra me e l’altro, tra le mie esigenze e quelle del mondo, in per

3 MAR 2017 · Tempo di lettura: min.
L’ecosostenibilità del pensiero: pensare l’incontro

Pensare in forma eco-sostenibile significa pensare in forma circolare e dialogica con ciò che ci circonda, dai nostri consimili, agli animali, alle piante, alle cose, al mondo intero. Significa sentire dentro di sé che tutte le cose hanno diritto ad essere e a manifestarsi per quello che sono così come pensiamo che sia nostro diritto farlo.

La sostanza di cui sono fatte le cose e le altre persone non è dissimile dalla sostanza di cui siamo fatti noi. Così, ad esempio, trattare il mondo come se fosse una pattumiera lasciando i nostri rifiuti dove capita significa, non solo mostrare aperto disprezzo, ignoranza e miopia intellettuale per le prevedibili conseguenze disastrose di un simile comportamento sulla salute del nostro ambiente, ma anche, più sottilmente, incapacità di prenderci cura di noi stessi. Infatti il mondo che abito è non solo luogo del mio abitare ma è pure l'abito con cui io mi copro e mi presento: il comportamento sbadato e irriflessivo con cui getto a terra un mozzicone di sigaretta, dimostra solo il disprezzo e la lontananza con cui io vivo quel mio abito che è il mondo e non appena il mondo indossa quell'abito stracciato e becero che gli ho cucito io mi ritraggo disgustato e mi ritiro in casa. Così il rapporto con il mondo si fa ostile e distanziante. Il suffisso "eco" rinvia al greco "Oikos" che significa casa: il concetto di casa è qualcosa che non è così facilmente definibile come potrebbe sembrare: infatti la casa è ciò che mi ospita ed è quindi in rapporto a me stesso. Il mondo ci ospita, la nostra casa ci ospita, ma anche il nostro corpo ci ospita: l'estraneità e l'ostilità sentita nei confronti del mondo potrebbe tranquillamente essere provata nei confronti della nostra casa domestica o del nostro stesso corpo.

È una questione di confini: più ci sentiamo parte del mondo e il mondo parte di noi e più avvertiamo rispetto verso ogni cosa e viceversa, più ci chiudiamo e più il mondo ci sovrasta oppure al contrario più il nostro Io è grande e megalomanico e più trattiamo il mondo come un nostro possesso. Questo è quel sottile filo che lega il piromane che incendia il mondo perché sente dentro di sé un fuoco che divampa incontrollato, all'accumulatore compulsivo che tratta la propria casa come una pattumiera, a chi fa abuso di sostanze e di alcool che uccide il proprio corpo. In fondo, a pensarci bene, l'idea di riciclaggio dei rifiuti sottende la capacità di pensare che "tutto", rifiuti compresi, ha qualcosa da dare e da mostrare in termini di vita e di utilità. Se entriamo in quest'ottica allora di quel tutto facciamo parte anche noi con i nostri difetti: tutto ha un suo perché, ha un proprio diritto ad esistere e a trasformarsi. L'atteggiamento di apertura e di valorizzazione, che qui si incoraggia a sviluppare, abbraccia l'intero essere e non può orientarsi solo verso il mondo esterno o verso noi stessi ma li comprende entrambi: l'apertura per essere tale deve radicalizzarsi e farsi totale altrimenti ciò che da questa apertura viene escluso diverrà quella pattumiera che non ha nessuna funzione né valore. Un altro fondamento del pensiero eco-sostenibile, oltre alla sua intrinseca apertura al mondo, è l'idea che nulla muore ma tutto si trasforma e nel trasformarsi cambia forma.

In fondo questo assunto è una radicale declinazione del concetto di apertura perché rivolta non solo verso la vita ma paradossalmente anche verso la morte, che è qui concepita come fine di una particolare forma ma non della vita in se stessa.

Il pensiero eco-sostenibile è un pensiero particolarmente difficile da sostenere perché comporta sempre un certo decentramento dalla propria prospettiva: in un certo senso è una forma del pensare an-egoica, cioè che nega l'Io a favore di ciò che è esterno. La difficoltà sta nel consentire il decentramento perché ciò comporta disorientamento, insicurezza, perdita di potere, esposizione alle influenze esterne: è angoscioso in un certo modo quel pensiero che mette tra parentesi l'Io e le sue pretese, a maggior ragione se ciò accade in un periodo storico denso di mutazioni sociali che favoriscono le spinte narcisistiche. Il narcisismo è insito in ognuno di noi: è sano amarsi, avere fiducia in se stessi, sentirsi degni di stima e di amore, credere e combattere per i propri valori ma l'epoca moderna fa del narcisismo un proprio simulacro che è l'aborto di quella versione sana di cui sopra si è parlato: ciò che ha importanza nella vita è il successo e la grandezza dei propri meriti anche se ciò è realizzato a discapito degli altri. Tale pensiero non è eco-sostenibile ma è ego-centrico: in questo senso l'eco-sostenibilità del pensiero è una forma evoluta del pensare che ha conosciuto e ha imparato a riconoscere le sirene del narcisismo resistendovi. Se istintivamente siamo portati a soddisfare in primo luogo i nostri appetiti e il pensiero che ne risulta rischia di essere piuttosto ripetitivo e chiuso, l'eco-sostenibilità del pensiero li mette tra parentesi temporaneamente e spinge invece, ad uscire da sé per incontrare l'altro nella sua diversità e poterlo sentire come necessario complemento di sé: il mondo diviene la propria casa nella misura in cui non è solo il luogo da noi abitato ma è anche l'interlocutore che manifestandosi in ogni cosa ci costringe ad uscire dalla nostra autoreferenzialità con tutta la tensione e il rischio che ciò comporta.

Se questo è il prezzo da pagare però il premio è una vita che si fa esistenza nel senso etimologico della parola: ex-sistere, letteralmente essere scagliato fuori, come il nascere è un essere scagliato fuori dal ventre materno. L'esistenza è allora avventura perché sempre alla ricerca di nuove esperienze senza alcuna garanzia assoluta dal rischio del naufragio.

Scritto da

Dott. Gianfranco D'Ingegno

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