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Le sfumature nel riconoscersi Genitori a Elevata Sensibilità: cosa significa per Sè e per i propri figli.

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Riconoscersi nel tratto temperamentale dell'Elevata Sensibilità comporta un'attenzione particolare allo sviluppo delle proprie risorse.

26 APR 2018 · Tempo di lettura: min.
Le sfumature nel riconoscersi Genitori a Elevata Sensibilità: cosa significa per Sè e per i propri figli.

Riconoscersi come Genitore ad Elevata Sensibilità - un tratto di personalità di tipo temperamentale come altri tratti innati e predeterminati quali, ad esempio, gli occhi marroni piuttosto che azzurri, la pelle chiara anzichè scura, l'altruismo invece che la pigrizia - significa che nel mio patrimonio genetico risulto possessore di quelle caratteristiche che ricercatori come la D.ssa Aron e altri Studiosi a livello internazionale, Genetisti, Neurofisiologi, Antropologi, Psicologi dello Sviluppo, hanno riconosciuto appartenere alla specie, sia umana che animale, nella misura circa del 20 % sulla popolazione generale, con la differenza di vivere in maniera più pervasiva e profonda ciò che accade, dentro e fuori di noi.

Come Professionista Psicologa Psicoterapeuta inserita nel Profilo Internazionale Comforte Zone per il lavoro con l'Elevata Sensibilità, mi occupo sia nella mia attività clinica così come nei vari Laboratori sulla conquista dell'Assertività e sullo sviluppo delle proprie risorse di promuovere la conoscenza e lo sviluppo di strategie a mediazione corporea che accompagnano i Genitori e le persone - con attenzione particolare ai possessori di questa caratteristica - a capire meglio se stessi e il modo in cui le situazioni quotidiane e le persone impattano nelle proprie vite.

Quante volte mi sento riportare "E' come se fossi una spugna, assorbo tutto ciò che succede intorno a me...", "Non c'è posto nel nostro mondo per le persone troppo sensibili come me...", o "Mio marito mi esorta a farmi scivolare via di più le cose, ma come faccio se le sento con così tanta intensità...?", "Smettila di piangere, non vedi che diventi ridicolo?", "Cosa c'è stavolta che ti fa così arrabbiare...? Con te non si può proprio dire nulla...mamma mia quanto sei permaloso!!", "Vai a giocare con gli altri, che poi non ti vogliono più...", "Muoviti che è tardi...quante storie per quella cavalletta sulla finestra, non vedi che è morta...!!" e così per altrettante affermazioni da cui traspare la fatica e l'impotenza, sia nel bambino che nell'adulto, di centrarsi sul proprio sentire per occupare e mantenere il proprio posto nel mondo.

"IL POSSIBILE E' NELL'IMMAGINABILE"

In seguito alla mia esperienza professionale e personale come Persona Altamente Sensibile, nonchè come Genitore di un bambino possessore di tale caratteristica, ho dato vita al Laboratorio "IO VALGO" perchè credo sia possibile arricchire il proprio bagaglio di fiducia e stima per riappropriarsi della propria Natura Autentica - i nostri Bambini Interiori - contattando, esplorando e legittimando ciò che sta accadendo dentro di Noi per imparare a riconoscerlo e dargli il giusto Valore.

Il Laboratorio è nato dagli incontri, dalle esperienze e dalle riflessioni condivise nei Genitori di Osare e Dosare gli stimoli e le richieste - interne ed esterne - indebolendo lo slancio tra quelle due dimensioni così vitali di Protezione e Stimolazione, sia nei confronti di se stessi che nei confronti dei propri figli.

Che cosa significa questo?

Significa che il modo in cui la nostra caratteristica Ipersensibilità (o Neurosensibilità) è stata riconosciuta, accolta e accettata dai propri Adulti Significativi, si riflette sul modo in cui noi oggi, una volta divenuti Genitori, reagiamo di fronte a pensieri, emozioni e comportamenti dei nostri figli. La probabilità che essere Genitore a Elevata Sensibilità porta a incontrare la medesima caratteristica in almeno uno dei nostri figli è significativa.

La possibilità, non facile e scontata, di contattare e riconoscersi nel proprio bagaglio esperienziale, relazionale e affettivo, ci rende consapevoli cheognuno di noi è figlio della propria storia, nel senso che, il nostro modo di relazionarci agli altri e lo stile educativo adottato nei confronti dei nostri figli,sono influenzati da come noi stessi siamo stati cresciuti ed educati.

Questo vuol dire anche che, se il Bisogno di Esistere e di essere riconosciuti per quello che siamo, innato e proprio del corredo biologico della Specie -nel rispetto delle differenze e delle sfaccettature dei vari mondi emozionali - è stato in qualche modo minato attraverso la sensazione sgradevole di mancata accettazione, derisione, inadeguatezza e/o insicurezza, rischieremo, una volta Genitori, di sconfinare inconsapevolmente in modalità disfunzionali e dolorose, nel tentativo di "riparare" a ciò che per noi è stato il senso di rifiuto esperito - che potrebbe sfociare in un desiderio incolmabile di essere uguali agli altri, di agire, sentire, pensare come gli altri - con ripercussioni inconsapevoli e dolorose sulle relazioni:

1) Dinamiche di Iperprotezione (chiusura al mondo esterno in quanto "minaccioso", paure e insicurezze nei confronti delle sfide anche minime quotidiane, anticipazioni catastrofiche e inibizione all'esplorazione, strategie e ansia da evitamento)

2) Dinamiche di Iperstimolazione (spingersi oltre le proprie possibilità/ Limite: sfide eccessive, impossibilità di fermarsi, continue richieste performanti, sensazione di non fare/essere mai abbastanza, tendenza al perfezionismo, incapacità di tollerare l'umano errore).

Nel corso della nostra vita, a qualsiasi età e in qualsiasi momento, concedersi di "mutare segno" a queste dinamiche sofferte di mancato riconoscimento e di richieste inadeguate permetterà, a noi in primis e ai nostri figli poi, di apprezzare ciò che di più autentico ci è sempre appartenuto. Potemo così permettere ai nostri figli di allargare la personaleZona di Comfort nella libertà di esistere, esplorare, divertirsi e di promuoversi così come la natura li porta ad esprimersi, diversi da noi, da come li si avrebbe voluti o da ciò che vorremo loro diventassero.

Che non significa non dare Confini o Regole, tutt'altro: significa che io Genitore sono talmente sintonizzato con la mia esperienza profonda e autentica, che sono in grado di dare a te, figlio, un Contenimento fermo e al tempo stesso autorevole e amorevole, qualsiasi emozione o stato d'animo

tu senta di esprimere, perchè io sarò con te, fin quanto tu lo ritenga necessario.

Questi importanti presupposti permetteranno ai nostri figli di sviluppare un'immagine positiva di Sè che consenta loro di riconoscere le proprie caratteristiche stimandole con un sano metro valutativo, sia per operare scelte di vita adeguate alla propria personalità, aspirazioni e desideri, sia per autoaffermare il Valore intrinseco alla vita stessa. Il nostro Io Narrante, possiamo così metterlo al servizio dell'Altro distinto da noi, così da consegnargli le chiavi della propria vita. In sostanza, significa sentirsi profondamente convinti di avere un Valore che niente e nessuno può sminuire:

VALGO PERCHE' ESISTO

e non perchè non si sbaglia o non si commettono inesattezze, ma proprio perchè umanamente sbagliando e commettendo inesattezze, si continua a sentire Valore !!Un Valore che prevede una totale accettazione di Sè, nella Fiducia che possiamo Chiedere e Dissentire, senza che sentiamo vacillare la nostra dignità e il nostro Valore Intrinseco. In una parola Assertività: la conquista possibile, per ognuno di noi, nel fare emergere quell'insieme di risorse per affrontare in modo rinnovato, fiducioso e flessibile le sfide della vita.

Fonti Bibliografiche:

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Sensory processing sensitivity and serotonin gene variance: Insights into mechanisms shaping environmental sensitivity.Homberg JR, Schubert D, Asan E, Aron EN.Neurosci Biobehav Rev. 2016 Dec;71:472-483.

Dandelions, tulips and orchids: evidence for the existence of low-sensitive, medium- sensitive and high-sensitive individuals.Lionetti F, Aron A, Aron EN, Burns GL, Jagiellowicz J, Pluess M.Transl Psychiatry. 2018 Jan 22;8(1):24.

Adult shyness: the interaction of temperamental sensitivity and an adverse childhood environment.Aron EN, Aron A, Davies KM., Pers Soc Psychol Bull. 2005 Feb;31(2):181-97

Scritto da

Dott.ssa Paola Finelli, Psicologa, Psicoterapeuta, Formatrice

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