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Le parole portatrici di pregiudizi e stereotipi

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Qual è l'origine dei pregiudizi?

17 OTT 2016 · Tempo di lettura: min.
Le parole portatrici di pregiudizi e stereotipi

Il nostro linguaggio e le nostre parole sono portatori dei nostri valori e dei nostri significati e, senza rendercene conto, a volte anche dei nostri pregiudizi e dei nostri stereotipi.

Parliamo, conversiamo, esprimiamo opinioni su ogni argomento, commentiamo sui social. A volte tutto ciò rivela i nostri stereotipi e i nostri pregiudizi, che pur non avendo una base scientifica ci aiutano a supportare i nostri discorsi.

Ecco, questi elementi hanno origine da schemi mentali "rigidi" che tutti noi possediamo.

Lo stereotipo parte da un nostro schema mentale, da un'ipotesi, da una scorciatoia mentale che usiamo per dar senso e per chiudere i discorsi con giudizi rigidi sulle persone.

A volte gli stereotipi avvalorano i nostri discorsi per dar senso a credenze che abbiamo sostenuto, pertanto il nostro pensiero ragiona per "categoria", cioè si tratta di un vero e proprio processo di categorizzazione che usiamo per semplificare e ridurre la realtà, raggruppando persone e gruppi in classi prestabilite.

Ovviamente lo stereotipo ha una connotazione negativa. Alcuni stereotipi prendono spunto dalla nostra cultura, dalle nostre opinioni cioè non hanno alcuna base scientifica. Hanno una valenza rigida e se si trova un'eccezione a quello stereotipo, come dimostrano alcune ricerche di psicologia sociale, tendiamo a ricordare meno le sfumature di questi discorsi che contraddicono i nostri stereotipi.

Il pregiudizio è un'idea, un'opinione preconcetta che non ha una conoscenza diretta ma che si basa su opinioni altrui. È un'opinione che formuliamo senza avere nessuna prova o supporto, praticamente è un parere positivo o negativo non documentato.

È formato inltre da elementi cognitivi, cioè da credenze tipiche della nostra cultura di appartenenza. Inoltre ci sono elementi emotivi come i sentimenti che ci portano a preferire determinate persone e determinati comportamenti, ovvero azioni tipiche del nostro essere e carattere.

Ci possono essere fattori esterni che ci portano agli elementi citati, fattori esterni che, uniti agli altri elementi, ci portano a essere più prevenuti rispetto a determinate situazioni che ad altre, ovvero difficoltà di comunicazione, competizione e i grandi cambiamenti sociali. I pregiudizi possono anche essere degli atteggiamenti che portano ad avere comportamenti particolari.

In letteratura l'opera "Orgoglio e pregiudizio" riassume questo concetto secondo alcuni studiosi, ovvero una cultura basata sul pregiudizio che si lega ad un sentimento come l'orgoglio.

Ecco il pregiudizio, come pensiero rigido, si lega ai sentimenti, dando origine a determinati atteggiamenti verso qualcosa, atteggiamenti che non hanno nessun fondamento. Anzi: si tratta di una scarsa conoscenza sia individuale sia in gruppo di qualcosa che porta ad una coerenza di atteggiamenti, emozioni, sensazioni.

A tal proposito mi piace ricordare, come riportano da alcuni studiosi di Jane Austen, il pregiudizio accomunato all'orgoglio, indice di come spesso l'uno sia la conseguenza dell'altro.

L'opera mostra proprio come talvolta la nostra cultura, la nostra istruzione e la nostra tradizione possano innalzarci al di sopra di chi ci sta intorno portandoci ad avere preconcetti verso gli stessi e a precluderci il piacere di nuove esperienze e conoscenze. Questo spesso risulta essere la conseguenza di un qualcosa di più profondo, del confronto e del mettere a nudo il nostro mondo che potrebbe non essere così perfetto come crediamo.

Prendo uno stralcio dell'opera che secondo alcuni studiosi sintetizza come il pensiero preconcetto in questo caso si lega all'istruzione e la tradizione, ecco come la Austen sintetizza ciò:

«Elizabeth ascoltava in silenzio, ma senza essere convinta; il contegno delle signorine Bingley al ricevimento non era stato tale da accattivarsi la simpatia generale: più pronta nei suoi giudizi e con un carattere meno arrendevole della sorella, non era troppo disposta ad ammirarle. […] Mr Darcy, che in principio si era appena degnato di trovarla graziosa; al ballo non l'aveva ammirata affatto e negli incontri seguenti l'aveva guardata unicamente per criticarla».

Pertanto anche il nostro linguaggio, le nostre parole e il nostro "lessico familiare" hanno formato la nostra mente e le nostre parole.

Le parole che usiamo, a volte indirettamente, danno voce al nostro pregiudizio. In realtà inconsapevolmente tutti abbiamo pregiudizi più o meno reconditi che hanno origine nel nostro gruppo di appartenenza, nella nostra famiglia con il suo lessico.

Ecco, le parole esprimono i nostri pregiudizi. Esplicitare o rendersi conto pian piano dei nostri pregiudizi ci rende più consapevoli del nostro pensiero pregiudiziale. Anche in una relazione terapeutica le parole e i gesti che utilizza un paziente possono essere il segno di un pensiero pregiudiziale.

Pertanto in una società fatta di parole scritte e immagini che a volte amplificano i nostri pregiudizi e stereotipi è necessario essere consapevoli. A a tal proposito mi piace ricordare le parole di Villani 2005:

«Il linguaggio rappresenta uno dei principali modi attraverso i quali sia gli stereotipi che i pregiudizi vengono perpetuati».

Il discorso, scritto o parlato, o ancora quello delle immagini, non è solo un mezzo attraverso il quale gli individui rappresentano la realtà, ma un vero e proprio evento costruttivo alla base di conoscenze e azioni sociali concrete.

Scritto da

Dott.ssa Cristina Savatteri

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