Le conseguenze del bullismo: la strage di Monaco

Le conseguenze del bullismo sono chiare e lasciano segni indelebili, come per esempio la rabbia e l'aggressività. Soprattutto nei soggetti particolarmente fragili.

8 AGO 2016 · Tempo di lettura: min.
Le conseguenze del bullismo: la strage di Monaco

Capire quali ragioni possano spingere un giovane di 18 anni ad ammazzare a sangue freddo non è facile. Soprattutto quando lui non può spiegarle, dal momento che ha deciso di suicidarsi subito dopo la carneficina. In questo caso abbiamo a disposizione alcune informazioni che ci permettono di fare delle ipotesi nel tentativo di rendere più comprensibile il non sense di un evento così triste.

Per cercare di trovare qualche risposta, abbiamo intervistato il dottor Giuseppe Del Signore. Ci teniamo a precisare fin da subito che, pur prendendo spunto da fatti di cronaca, non è possibile entrare nel merito (diagnosi, considerazioni specifiche sul caso etc.) per ovvie ragioni.

  • Autore della strage di Monaco un 18enne tedesco-iraniano. Quali motivazioni possono portare un giovane di 18 anni a uccidere altri giovani?

Sul caso specifico è importante fare alcune considerazioni generali, perché probabilmente ci troviamo di fronte a qualcosa di già visto e conosciuto. L'agito del soggetto in questione ha infatti diversi aspetti in comune con una specifica tipologia di assassino seriale: esiste una classificazione che descrive una categoria ponte tra l'assassino seriale e quello di massa, il "Mass Murder", ossia l'omicidio di tre o più vittime in un unico luogo. Questi soggetti possono uccidere vittime casuali in intervalli di tempo molto ravvicinati, quasi come se fosse un'unica strage. L'omicida sceglie di eseguire la sua vendetta in una sola azione eclatante e definitiva. Spesso non hanno una visione del proprio futuro, possono agire senza preoccuparsi delle conseguenze di queste azioni delittuose. È frequente in questi casi il suicidio proprio perché la consapevolezza della gravità del reato mette il soggetto nella posizione di non poter visualizzare un futuro possibile. Queste tipologie di reati rappresentano in genere una vendetta simbolica, infatti l'assassino uccide delle vittime che, personalmente, non gli hanno fatto nulla di male ma che rappresentano qualcosa che lui vuole punire per un torto subito nel passato o nell'immediato presente. Le vittime diventano il tramite inconsapevole, simbolico, del messaggio dell'assassino.

  • Da dove viene questa rabbia?

La rabbia è un'espressione emotiva appartenente a tutti gli esseri umani che generalmente viene canalizzata in modalità socialmente accettate e condivise dalla società di appartenenza, o sublimate all'interno della personalità del soggetto. In alcune persone, invece, la rabbia e l'aggressività vengono gestite solo internamente con modalità distorte di pensiero alimentando queste emozioni negative con rappresentazioni mentali altrettanto distorte, anziché stemperarle in altra maniera (elaborazioni mentali più complesse). Con il passare del tempo il soggetto trova poi un canale preferenziale e una meta sulla quale dirigere tutta la sua rabbia che ormai ha raggiunto, all'interno della persona, un grado di intollerabilità tale che necessita un'improrogabile scarica.

  • Durante la conversazione avuta a distanza con un uomo, il ragazzo ha ammesso di aver subito numerose umiliazioni. In che modo una situazione simile, secondo lei, influisce su questa sorta di "sete di vendetta"?

Le umiliazioni e gli atti di bullismo in età adolescenziale, tenuto conto di fragilità interne specifiche, possono avere un impatto devastante sulla psiche di alcuni soggetti ritenuti "fragili" psicologicamente. Tutto questo genera frustrazione, alimentando insicurezze, bassa autostima e un senso di inadeguatezza personale che alimenta rabbia e risentimento come in un circolo vizioso. È chiaro che le risposte individuali in questi casi sono molto diversificate e legate a tutta una serie di fattori protettivi o di rischio che fanno la differenza in termini di benessere psicologico e agiti "vendicativi". Avere una famiglia accogliente e supportiva, essere integrati positivamente all'interno della propria cerchia di amici, non avere disagi psicologici o psicopatologie in atto potrebbe fare la differenza in questi casi.

  • Possiamo interpretare la tragedia come un modo, da parte del soggetto, di riconquistare la dignità perduta attraverso i soprusi subiti? O un modo di pretendere e "guadagnare" rispetto?

Difficile rispondere in maniera esaustiva a queste domande, senza aver indagato a fondo le dinamiche psicologiche interne e motivazionali che possono aver spinto il soggetto a mettere in atto questi gravi atti di violenza. La percezione di essere "assediato" da ciò che avviene intorno a sé nel mondo esterno, sicuramente, potrebbe alimentare l'idea di doversi necessariamente difendere da qualcosa o qualcuno, alimentando un "nucleo difensivo armato" contro le avversità della vita che in questo caso è sfociato in un terribile gesto omicida.

  • Come interpretare poi il suicidio finale?

Il suicidio isolato ha caratteristiche molto diverse da quelle di un suicidio dopo una strage. Il suicidio rappresenta, per le persone che lo mettono in atto, un tentativo di uccidere quella parte del sé considerata "colpevole" o indegna di vivere. Ad esempio, in alcune gravi forme di depressione il soggetto si trova spesso a dover gestire un'angoscia ingovernabile, legata alla solitudine, una disperazione assoluta che trova nel suicidio l'unico modo per poter mettere fine a questa sofferenza dell'anima. La depressione è solo un esempio perché il suicidio può essere associato a diverse forme di psicopatologia (ansia, schizofrenia, malattie organiche ecc.), disperazione e desolazione rimangono comunque i fattori maggiormente correlati all'evento suicidario. Nel suicidio che segue una strage, la dinamica interna che domina la condotta del soggetto è sostanzialmente diversa e in genere strettamente correlata alla gravità del gesto compiuto. La vita perde di significato e l'ideazione suicidaria diventa sempre più concreta, la rabbia spinge alla vendetta cercando di massimizzare le vittime e il suicidio finale probabilmente ha la funzione di evitare ogni possibile conseguenza, sia essa penale o morale.

Se hai subito prevaricazioni e soprusi in maniera sistematica, o conosci qualcuno che ne è o ne è stato vittima, consulta il nostro elenco di esperti specializzati in bullismo.

Scritto da

Dott. Giuseppe Del Signore

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