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L’autostima non si eredita ma si costruisce

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Avere una buona stima di sè è un passo fondamentale lungo il difficile percorso per arrivare a volersi bene. Anche la psicoterapia può aiutare a costruire la propria autostima.

2 GEN 2014 · Tempo di lettura: min.
L’autostima non si eredita ma si costruisce
Perché parlare di autostima? Che cosa è esattamente e come riuscire a farla nostra? Molti pongono questo interrogativo. La risposta è che l’autostima si costruisce.

L’idea di questo articolo nasce in seguito a richieste da parte di alcuni miei pazienti proprio su tale argomento: più di una volta mi è infatti capitato di dover rispondere alla domanda: ‘Esistono dei corsi per costruire o aumentare la propria autostima?’. E la mia risposta in merito è sempre stata una: ‘Quanti ne vuole, ma si ricordi che l’autostima non si eredita né tantomeno si impara; l’autostima si costruisce’. Ed è proprio così.

Le nostre esperienze sono fondamentali

L’autostima, ossia la valutazione e l'apprezzamento che ognuno di noi ha di sé stesso, dipende da numerosi fattori, tra i quali senza dubbio le esperienze concrete che facciamo nella nostra vita: superare da soli gli ostacoli e le difficoltà che incontriamo permette di strutturare la fiducia nelle proprie risorse e il nostro equilibrio psicologico.

L’autostima, in altri termini, non si eredita in senso genetico – non può esserci data da altri – ma si costruisce attraverso una solida base di conquiste e successi. Questo è importante soprattutto per i giovani adolescenti: dovremmo insegnare loro che ‘niente ha valore se non l’hai conquistato’, per cui dovremmo stimolarli ad agire facendo in modo che si meritino tutto quello che avranno, attraverso sforzi e fatiche concrete.

In effetti ciò che giunge con facilità non sembra importante; al contrario quello che viene conquistato acquista valore. Ma ogni giovane adolescente è stato prima di tutto un bambino: un bambino vissuto in un certo contesto familiare, che ha ricevuto le cure e l’affetto di genitori sensibili ai suoi bisogni o, come a volte purtroppo accade, ne è rimasto privo.

I genitori: dolenti note

Quando parliamo di autostima non possiamo sottovalutare l’importanza che, in questo senso, possono avere l’amore e le cure dei genitori o comunque delle persone che si occupano dei piccoli: tanto più, infatti, le figure di riferimento sono per i bambini stabili ed emotivamente coinvolte, tanto migliori sono le loro possibilità di seguire un percorso di sviluppo normale, sia a livello cerebrale-fisiologico, che emotivo.

In effetti, se da una parte studi condotti su bambini cresciuti in orfanotrofi nei primi anni di vita hanno dimostrato le profonde conseguenze negative sullo sviluppo cerebrale dei piccoli – con QI significativamente inferiori alla media e una funzionalità cerebrale decisamente più bassa –, va da sé che da un punto di vista emotivo la mancanza di carezze ‘positive’, – quelle cioè che danno al bambino la sensazione di essere importante, intelligente e di avere valore – determina un effetto deleterio sulla persona, mentre carezze ‘autentiche, appropriate e non eccessive’, nutrono il bambino, sviluppano la sua personalità e rinforzano la sua autostima.

L’opinione degli altri

L’autostima si costruisce anche attraverso i riconoscimenti e i messaggi che riceviamo dagli altri: ognuno di noi sviluppa un’idea di sé che viene rafforzata sulla base di come gli altri si comportano nei nostri confronti.
In un certo senso l’altro ci funge da specchio, ci rimanda l’immagine che ha di noi e quell’immagine diventa piano piano sempre più nostra.

E’ anche vero, però, che gli altri sono altrettanto influenzati dal giudizio che abbiamo di noi stessi e tendono a vederci come noi ci vediamo – una specie di ping-pong –. E’ inevitabile che se noi siamo i primi a non stimarci, a svalutarci, a non credere nelle nostre capacità, potenzialità e risorse, gli altri non potranno che seguirci in questo; affinché anche gli altri possano credere in noi e rimandarci un’immagine positiva dobbiamo essere noi i primi a volerci bene e a credere di avere qualità per cui valere.

Ed eccoci di nuovo al punto di partenza: per arrivare ad amarci, a volerci davvero bene, devono esserci state esperienze concrete nella nostra vita, fin dai primi anni, che abbiano strutturato una ‘base sicura’ sulla quale costruire la nostra personalità forte e ‘vincente’.

Non è mai troppo tardi

Ma non tutto è deciso una volta per tutte: anche se la nostra è stata un’infanzia difficile, anche se non abbiamo ricevuto quell’amore che avremmo dovuto ricevere e anche se le esperienze successive non sono state abbastanza costruttive per insegnarci a darci valore, c’è sempre la possibilità di farlo da adulti, attraverso un percorso terapeutico che ci aiuti ad amarci e, di conseguenza, ad essere amati.

Del resto io credo che ‘non è mai troppo tardi per vivere un’infanzia felice’ e per recuperare ciò che è fondamentale fare nostro per vivere veramente sereni con gli altri e con noi stessi.

 

Scritto da

Dott.ssa Ilaria Artusi

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