L'ascolto che cura

Quante volte vi è capitato di sentir parlare di “ascolto”? E quante volte abbiamo attribuito a questa parola un uso e un significato improprio?

14 SET 2021 · Tempo di lettura: min.

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L'ascolto che cura

Quante volte vi è capitato di sentir parlare di "ascolto"? E quante volte abbiamo attribuito a questa parola un uso e un significato improprio.

Ascolto, per un clinico, uno psicoterapeuta, non significa attenersi a ciò che un paziente ci comunica "a parole". Tutt'altro. Significa ascoltare dietro quelle parole; ascoltare dietro i suoi gesti e attraverso i suoi vissuti; significa "ascoltare le emozioni" che si celano dietro quei vissuti.

L'ascolto: quando si parla di ascolto in psicoterapia?

L'ascolto, a meno che non ci si trovi davanti ad uno specchio, fa riferimento ad una relazione a due o più soggetti che comunicano tra loro.

Prima di soffermarmi su questa particolare forma d'arte, ossia la capacità di ascoltare, ci tengo a far presente che, per quanto mi riguarda e per quel che riguarda il mio lavoro, ascoltare non è uguale a "sentire".

Potrebbe risultare ovvio ma non sempre si riesce a scindere ciò che ascoltiamo da ciò che sentiamo.

Posso "sentire" una persona che racconta una storia, ma è solo ascoltando attivamente, è solo prestando attenzione a ciò che la persona racconta che, di quella storia, potrò coglierne i dettagli, i vissuti e le emozioni ad essi legate.

Credo che questa sia una delle regole, o meglio, uno degli strumenti, che chi lavora con le "relazioni" dovrebbe portare con sé nella "cassetta degli attrezzi".

Come l'ascolto diventa strumento di cura?

Lo strumento principale in psicoterapia è la "parola", ed è attraverso di essa che paziente e terapeuta potranno "allearsi" iniziando così a conoscersi e ad instaurare un rapporto di fiducia, fondamentale per la riuscita dell'incontro.

Attraverso la parola, nel raccontarsi, il paziente ridefinisce il suo mondo, gli dà forma chiara, forse sorprendendosi persino del suo racconto. Parlando di sé, il paziente ha una duplice occasione di comunicazione con sé stesso.

Ogni volta che ci raccontiamo, abbiamo un'occasione di rinnovare la visione del mondo e di noi stessi e di consolidarla attraverso il semplice atto dell'affermazione. Quando si dice che "la parola cura", ci si riferisce alla parola del paziente, non a quella del terapeuta. Il terapeuta crea lo spazio nel quale la persona potrà "ascoltarsi" proprio perché sa di essere ascoltata, allo stesso tempo, da qualcun altro.

L'obiettivo dei colloqui, soprattutto di quelli iniziali, è quello di mettere a proprio agio il paziente, consentendogli di esprimersi liberamente e sentirsi ascoltato e compreso.

L'ascolto del terapeuta non è un ascolto passivo, è un prestare attenzione ai messaggi verbali e non verbali, ai sentimenti e ai pensieri espressi dal paziente. È capire ciò che lui dice, il modo in cui lo dice e anche ciò che non dice.

È un ascolto con il "terzo orecchio"!

Ascoltare, ascoltare con il cuore e con professionalità vuol dire "accogliere". L'ascolto richiesto al terapeuta è un ascolto sincero, partecipato, non un ascolto tecnico trincerato dietro l'obiettivo di tracciare una diagnosi o di dover risolvere nell'immediatezza il problema esposto.

Sentendosi ascoltato, accettato, compreso il paziente comincia ad avere fiducia in se stesso, si libera del peso che lo opprime e riesce così a cogliere anche voci interiori più sottili.

Per entrare in relazione con l'altro non ci sono scorciatoie, bisogna saper ascoltare e saper porre le domande giuste al momento giusto. Saper ascoltare è un'arte, un'arte che richiede la capacità di far sentire all'altro la propria totale presenza e attenzione, e la disponibilità ad accoglierlo senza giudicarlo e senza darne interpretazioni.

Le tecniche dell'ascolto attivo, che da una parte servono a far sentire al paziente la presenza e l'attenzione del terapeuta e dall'altra lo inducono a riesaminare consapevolmente le affermazioni che ormai è abituato a fare, funzionano solo se il terapeuta ascolta con tutto se stesso l'interlocutore. Non si tratta di ripetere semplicemente parole e concetti, ma di dimostrare di aver colto la presenza di un mondo di significati celati dietro non solo alle parole, ma anche al tono della voce, alla mimica facciale e alla postura.

È solo attraverso l'ascolto sincero che si può comprendere quella che è la domanda, quello che è il vissuto che il paziente porta in terapia.

È solo attraverso l'ascolto sincero che il terapeuta "parte da un presente che a sua volta porta ad un passato che non è mai passato ma semplicemente si quantifica nel presente".

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Scritto da

Dott.ssa Pepe Giulia

Bibliografia

  • Marcella Danon, "Counseling: l'arte della relazione d'aiuto attraverso l'ascolto e l'empatia". Red Edizioni, Milano 2000.
  • G. Bert, S. Quadrino "Il medico e il counseling", Il Pensiero Scientifico, Roma, 1989.
  • C.R. Rogers "Psicoterapia di consultazione".

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