​L'arte di curare le ferite e intelligenza emotiva

L'intelligenza emotiva consiste nella consapevolezza delle proprie e altrui emozioni per gestire in maniera ottimale relazioni e situazioni problematiche.

7 SET 2020 · Tempo di lettura: min.

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​L'arte di curare le ferite e intelligenza emotiva

Vivere non vuol dire sopravvivere, esiste una netta differenza tra le due cose. Quando viviamo intensamente tutto è più brillante, più carico di passione, più intenso…Vivere significa anche imparare a prendere decisioni, ovvero uscire dalla nostra "zona di comfort" e cercare la crescita in maniera attiva. La cosa più importante è cercare di essere sempre se stessi senza mai standardizzarsi, senza mai abbandonare la propria unicità. È impensabile vivere una vita priva di sofferenze. Solo chi non fa niente, non soffre. Vivete intensamente, cambiate prospettiva, adottate nuovi punti di vista e, soprattutto, apprendete continuamente nuove capacità e nuove conoscenze che vi permettano di gestire tutti gli eventi.

Viviamo una vita carica di insoddisfazione, cerchiamo sempre qualcosa che possa colmare il nostro senso di vuoto pensando che solo quando lo riempiremo saremo totalmente soddisfatti. Ognuno è artefice della propria felicità, ma per essere felici è importante imparare a diventare forti, imparare a convivere con le avversità, imparare a rimettersi in sesto quando siamo messi a dura prova, tenendo presente che non tutti soffriamo allo stesso modo. Spesso tendiamo a soffocare il sintomo con il farmaco, impedendoci di affrontare il problema apertamente. Quando questo accade, il nostro corpo parla per noi ed esprime tutto il disagio di cui siamo portatori.

La maggior parte delle nostre sofferenze è dettata dal fatto che interiorizziamo le aspettative altrui, facciamo nostri dei valori che non ci appartengono e mettiamo in atto dei comportamenti per raggiungere obiettivi che non sono dettati dalla nostra volontà, ma dal conformismo. Il rischio è di vivere una vita carica di frustrazioni caratterizzata da un "copione" che impedisce la nostra libera espressione. Accettare o modificare una realtà che non ci piace implica forza di volontà e impegno. Più ci sforziamo di controllare l'incontrollabile, più perdiamo le nostre certezze ed esauriamo le nostre energie, sentendoci deboli e insicuri. L'unica via percorribile è quella del "cambiamento".

Certo è che dobbiamo imparare a cambiare solo le cose che possono essere cambiate e dobbiamo "accettare" così come sono quelle che invece non possono essere modificate. Solo questo ci consentirà di dare vita a una progettualità futura. Spesso per affrontare le difficoltà costruiamo un muro intorno a noi, ma questo ci impedisce di godere delle cose meravigliose che ci circondano. Il muro ci consentirà di evitare a breve termine la delusione, ci consentirà di indossare una corazza, ma a lungo andare ci terrà lontano anche dalle cose bellissime che la vita ci offre. Dobbiamo imparare a gestire le situazioni problematiche in maniera costruttiva, analizzandole concretamente e partendo dal presupposto che la realtà non è così come appare ma è frutto di una nostra rappresentazione mentale filtrata da valori, pregiudizi e regole che ci sono state impartite nell'ambito del contesto educativo di riferimento, sia scolastico sia familiare. Quello che dobbiamo fare è concentrarci sul presente perché il futuro è incerto e sfugge al nostro controllo. E soprattutto, dobbiamo imparare a lasciare andare il passato per concentrarci sul presente.

Per avere una progettualità è fondamentale porsi degli obiettivi, ma per poterli raggiungere noi dobbiamo lavorare su quello che siamo nel "qui ed ora". Sono molteplici le situazioni drammatiche che probabilmente dovremmo ancora affrontare nella nostra vita, ma quello che conta è credere di essere "capaci di farcela". Se invece pensiamo di "non essere in grado", affronteremo tutto con rassegnazione e percepiremo un basso senso di autoefficacia. Negli anni '70, lo psicologo statunitense Martin Seligman definì il concetto di "impotenza appresa" in base al quale rinunciamo a lottare perché siamo convinti che tutto ciò che facciamo nella vita non servirà a nulla. Quando crediamo di non poter avere nessuna influenza sulla realtà circostante, non importa ciò che facciamo, ne usciremo sempre "perdenti".

A tale scopo, è importante dare un nome alle nostre emozioni, imparando a riconoscere gli stati emozionali e l'attivazione fisiologica che li accompagna. Daniel Goleman, psicologo e giornalista nordamericano, nel 1985 parlò per la prima volta di "intelligenza emotiva", per spiegare quale potere enorme hanno le emozioni sulla nostra vita, su quello che facciamo e sulle nostre relazioni. Secondo Goleman, l'intelligenza emotiva consiste nella capacità di riconoscere le proprie e le altrui emozioni per gestirle in maniera consapevole e prevede quattro dimensioni di base:

  • la prima è la competenza personale riferita alla conoscenza di sé per quanto riguarda abilità, competenze, punti di forza e debolezze;
  • la seconda dimensione è riferita all'auto-motivazione e alla nostra abilità di definire e raggiungere gli obiettivi;
  • la terza dimensione riguarda l'empatia, ovvero la capacità di sapersi porre nei panni degli altri;
  • la quarta dimensione è la nostra capacità di relazionarci comunicando in maniera assertiva.

L'intelligenza emotiva, ormai diventata una soft skill, è fondamentale per gestire in maniera ottimale relazioni e situazioni, sia in ambito lavorativo che in ambito familiare e personale.

Non dimentichiamo che siamo programmati biologicamente per vivere, senza escludere del tutto la possibilità di vivere delle esperienze traumatiche. Il nostro organismo è programmato per guarire le nostre ferite e per rimetterci in sesto grazie all'istinto di sopravvivenza che caratterizza la nostra specie. Se pensate di non essere in grado di gestire la vostra ferita emozionale, non abbiate paura di rivolgervi ad uno specialista che può aiutarvi a recuperare la giusta prospettiva. Le avversità, a volte, sono una sfida per diventare più forti. Quindi, non rimanete ancorati al dolore, ma permettete a voi stessi di riparare le vostre sofferenze così da rendere le vostre ferite ciò che vi caratterizza come persone, rendendovi unici.

 

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Scritto da

Dr.ssa Tiziana Fanti

Bibliografia

  • Kintsukuroi: l'arte giapponese di curare le ferite dell'anima di Tomas Navarro, Traduttore: Valeria Gallo, Editore: Giunti Editore, Anno edizione: 2018
  • Intelligenza emotiva. Che cos'è e perché può renderci felici di Daniel Goleman, Traduttore: Isabella Blum, Brunello Lotti, Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, Anno edizione: 2011

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