L'ansia: riconoscerla, affrontarla, gestirla

L'ansia è un segnale d'allarme inviato dal corpo. Cosa comunica?

18 MAR 2014 · Tempo di lettura: min.

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L'ansia: riconoscerla, affrontarla, gestirla
Definizione dell'ansia

La parola ansia deriva dal latino “anxius”= agitazione e da “angere”= stringere forte, strangolare. Rollo May ci ricorda che in tedesco, "angst" significa soffocare nelle strettoie.In psicologia si definisce come uno stato di tensione emotiva spesso accompagnato da sintomi fisici quali sudorazione, tremore, palpitazioni ed aumento della frequenza cardiaca.Si tratta di una reazione istintiva di difesa, un meccanismo di allarme che scatta in virtù dell’istinto di autoconservazione, anticipando un potenziale pericolo proveniente dall’ esterno o dall’ interno dell’individuo. Diventa patologica nel momento in cui diviene sproporzionata e va ad interferire con il normale svolgimento delle attività quotidiane, la realizzazione di obiettivi, il soddisfacimento di bisogni ed in generale con il benessere emotivo della persona.

L'attacco di panico

Definiamo l'attacco di panico come un periodo preciso durante il quale vi è l'insorgenza improvvisa di intensa apprensione, paura o terrore, spesso associati con una sensazione di catastrofe imminente.È descritto dalla comparsa improvvisa, nell’arco di 10 minuti al massimo, di almeno 4 tra questi sintomi:

Palpitazioni, cardiopalmo, tachicardiaSudorazioneTremoriDispnea, sensazione di soffocamentoSensazione di asfissiaDolore o fastidio al pettoNausea o disturbi addominaliSensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimentoDerealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi)Paura di perdere il controllo o di impazzirePaura di morireParestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)Brividi o vampate di calore

Se gli attacchi di panico si ripetono nel tempo, siamo in presenza di un disturbo da attacchi di panico (DAP).

Un circolo vizioso

L'ansia si connette ad una serie di altre manifestazioni che contribuiscono ad alimentarla, in una sorta di circolo vizioso. Si verifica il primo attacco, lasciando quel senso di malessere e paura di un nuovo episodio che abbiamo chiamato ansia anticipatoria. Inizia l'eccessiva attenzione riguardo ai segnali fisiologici di allerta: ogni segnale è interpretato come anticipatorio del prossimo attacco. L'ansia aumenta sempre di più, in una sorta di profezia autoavverante: è successo di nuovo, me lo sentivo. Si attuano condotte di evitamento verso tutte quelle situazioni in cui potrebbe manifestarsi un nuovo attacco.

 

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Come affrontare ansia e panico?

È sempre difficile ammettere di avere un problema di natura psicologica, soprattutto perché si teme di essere giudicati e stigmatizzati. Per questo motivo è molto frequente che chi soffre di attacchi di panico inizi una lunga trafila di indagini diagnostiche per accertarsi dell'origine biologica degli attacchi. Ovviamente per una buona diagnosi è sempre giusto interrogarsi su possibili cause organiche, ma una volta escluse, è importante lavorare sull'origine dell'ansia.Spesso chi soffre di ansia ci chiede un medicinale, una pillolina magica che faccia sparire tutto, "normalizzando" il corpo: ci sono casi in cui un ansiolitico (previo parere medico) può essere un ausilio per il sintomo, ma è fondamentale lavorare sulle cause. Facciamo un altro esempio. Se ho la febbre alta, nell'urgenza dovrò fare in modo di abbassare la temperatura, ma sarà importante identificare l'origine di questo scompenso. La febbre, così come l'ansia, è un segnale che il corpo ci da per dirci che non sta bene, e in quanto tale va ascoltato; fa parte di quell'istinto di autoconservazione che ci tutela dai pericoli.

All'interno di un percorso psicologico paziente e terapeuta lavorano insieme per "ascoltare" l'ansia, dando un senso a questi segnali di allerta. Quale "pericolo" li ha innescati? Diventa cruciale collegarli con la storia dell'individuo, le sue relazioni, i suoi contesti.

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Scritto da

Dott.ssa Caterina Laria, Psicoterapeuta

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