L'amore dannoso e la dipendenza affettiva

Molto spesso si rimane imprigionati in legami che, pur essendo nella realtà molto distanti dalle aspettative, sono ritenuti indispensabili per vivere.

4 MAR 2014 · Tempo di lettura: min.
L'amore dannoso e la dipendenza affettiva
Maschi o femmine, in relazione alle esperienze affettive più significative della vita, creiamo nella nostra mente una persona ideale, generata dalla fantasia, che si fissa dentro di noi e che porta in sé tutte le nostre idealizzazioni, aspettative, soddisfazioni, seduzioni che nel tempo abbiamo effettivamente conosciuto e perduto, o mai avute e quindi fortemente desiderato.

Finiamo per cercare questa “imago” nelle persone che incontriamo, come cucendo loro un vestito indosso, frutto delle nostre proiezioni fantastiche, anche quando la stessa è molto lontana e diversa dalla immagine originaria cui ci riferiamo. Questo è il fondamento per il quale molto spesso si rimane imprigionati in legami che, pur essendo nella realtà molto distanti dalle aspettative, continuano ad essere protetti e sostenuti da quella parte di noi che non vuole arrendersi e non vuole ammettere il fallimento. Questa è sostanzialmente la base della dipendenza affettiva che, come ogni altra dipendenza, ci dispone ad alterare la visione della realtà pur di non vederla per com’è veramente. Per questo tutti i tentativi di interromperla conducono a intollerabili sensi di colpa, come se concluderla fosse dovuta alla nostra “cattiveria”, alla nostra incapacità, e non alla effettiva inadeguatezza della persona che ci ha profondamente delusi o feriti.

A causa della paura dell'abbandono, della separazione, della solitudine, si è più disposti a negare i propri veri desideri per continuare a giustificare il mantenimento della relazione, sacrificando parti di sè pur di rendersi amabili. Ciò che imprigiona è la speranza o la presunzione di riuscire prima o poi a modificare la relazione, a farci amare da chi non vuole farlo, di riuscire a farci finalmente comprendere. Gli individui dipendenti cercano in tutti i modi di salvare l’oggetto d’amore, senza il quale credono di non potere vivere e di non potere avere diritto alla felicità.

La guarigione dalla dipendenza affettiva non è tanto il distacco dalla persona o dalle persone che pensiamo di amare, cosa che fa soffrire in ogni legame sentimentale, quanto l’acquisizione di una autonomia personale che ci permetta di entrare consapevolmente e realisticamente in relazione con l’altro in modo equilibrato e reciproco.

Il sentimento che ci fa pensare di non potere fare a meno dell’altro, che consegna nelle sue mani la nostra gioia di vivere, è un sentimento che ci depaupera della nostra vera identità e che mortifica la nostra autostima. Questo “amore dannoso” non nutre, ma uccide, perché ci rende fragili e compiacenti a danno della nostra più autentica essenza e dei veri bisogni che crediamo, se rivelati, possano renderci non più “amabili”. Pensare di dedicarsi all’altro per assicurarci l’amore non soltanto non esclude il possibile abbandono o tradimento, ma è la via più diretta per il tradimento al nostro sé più profondo.

Ciò costituisce non solo una base sicura per l’infelicità, ma è anche condizione di stress e di conseguenze negative sul piano della salute psico-fisica: dalla depressione, all’eccesso di droghe consolatorie, ai disordini alimentari. L’amore malato porta alla disfunzionalità del singolo e della coppia. Voglio aggiungere e sottolineare che la dipendenza affettiva, non riguarda soltanto i rapporti sentimentali, ma tutte quelle relazioni (genitori-figli, amici, fratelli, ecc.) dove vengono sottomesse e disattese le istanze soggettive dell’uno o dell’altro, nell’illusione che questo possa evitare pericolose rotture.

E’ da aggiungere che in questi legami dannosi c’è sempre una interdipendenza e una contro-dipendenza tra le parti, dove il soggetto più forte alimenta la sottomissione del più debole impedendogli con la manipolazione, con il ricatto, e talora con forza, di abbandonarlo, pur di mantenerne la gratificazione narcisistica e la posizione di potere. Simili legami diventano pertanto lesivi per tutte le parti in gioco per il carico di implicazioni emozionali che sempre comportano e che ripropongono uno schema comportamentale (copione ) denso di implicazioni e di significati.

I soggetti dipendenti tendono tuttavia a smussare i conflitti negando in se stessi gli impulsi ostili e l’istintivo desiderio di ribellione che, se espresso, minaccerebbe la relazione. Tutti i tentativi agiti in tal senso comportano infatti un insopportabile senso di colpa per la paura di avere distrutto irreparabilmente il legame. Ne consegue un più o meno immediato ricorso a comportamenti compensatori, che nuovamente vanificano gli sforzi di modificare la relazione.

Il lavoro di psicoterapia può aiutare la persona con aspetti di dipendenza nelle relazioni a svincolarsi dall'altro, a trovare una propria autonomia che gli consenta di effettuare delle scelte affettive libere e fondate sulla reciprocità e simmetria. In questo senso la possibilità di riconoscere in sé e di esprimere gli aspetti aggressivi all'interno della relazione senza il timore di perdere l'oggetto di amore, è significativa della capacità di riappropriarsi di quella energia pulsionale necessaria a portare avanti un cambiamento, recuperando la propria autostima e la fiducia in sé stessi.Un altro e più profondo obiettivo della psicoterapia è riconoscere e finalmente emanciparsi da quella “imago” originaria che ha sostenuto la riedizione della relazione perduta, e permesso il consolidamento di una proiezione fantasmatica sulla realtà alterandone i contorni e impedendo lo sviluppo della propria identità.

Scritto da

Dott.ssa Lilia Di Rosa

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