L'amare in coppia

L’amare in coppia: il patto coniugale implicito.

1 MAR 2017 · Tempo di lettura: min.

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L'amare in coppia

Froma Walsh nel 1988 scriveva: "Le persone hanno bisogno di tre matrimoni: in giovinezza un amore romantico e appassionato; per allevare i figli un rapporto con responsabilità condivise; più tardi nella vita un rapporto con un compagno con forti capacità affettive e di accudimento reciproco".

Queste parole potrebbero richiamare ad un patto coniugale ideale affinché la scelta del "buon compagno di vita" possa definirsi adeguata. Ma dietro ogni scelta vi è una porta al di là del quale troviamo la famiglia d'origine di ciascun partner quale variabile fondamentale e influente. Svariati studi empirici hanno dimostrato quanto possa incidere la scelta di un compagno a seconda della figura genitoriale interiorizzata come buona o come cattiva. Tendenzialmente le caratteristiche del proprio compagno richiamano alla figura significativa parentale, nonostante il rapporto che ne intercorre possa essere o meno idealizzante. Lo stile di attaccamento instaurato in età precoce rappresenta un fattore che potrebbe influire nella qualità della relazione.

È possibile affermare che uno stile di attaccamento sicuro può determinare una maggiore flessibilità e facilità al rapporto d'intimità, senza il disturbo della paura dell'abbandono. Tra i coniugi vi è un tacito accordo di adeguata dipendenza reciproca correlata ad una capacità di dare e ricevere amore. Con stile di attaccamento evitante i partner manifestano un ritiro dall'intimità data la difficoltà esponenziale di fidarsi e di affidarsi; tendenzialmente preferiscono tutelare la propria indipendenza e autonomia. I soggetti che hanno vissuto uno stile ansioso-ambivalente vivono all'interno di un circolo vizioso costituito da dubbi e incertezze sul fatto di essere realmente amati, sottoponendo (spesso) ad esame il partner circa la fedeltà e la verità dell'amore in atto. Nella tipologia di un attaccamento disorganizzato si alternano distacco e invischiamento emotivo creando panico e confusione reciproca. All'interno di un ottica relazionale ulteriori variabili vanno ad intrecciarsi con gli stili di attaccamento. La coppia per essere tale deve appoggiarsi su una base e compiti condivisi realizzabili mediante capacità di reciprocità e generatività ( prendersi cura dell'altro,di preoccuparsi, nella sua unicità e differenza) e dalla prospettiva autoreferenziale ovvero l'abbandono della soggettiva vena narcisistica e dell'uso sproporzionato del pronome personale "io".

La generatività passa attraverso la condivisione e la negoziazione all'interno della coppia e il processo di differenziazione determina la qualità coniugale. Il processo di differenziazione rappresenta il rispondere di sé, delle proprie emozioni e pensieri a partire dalla famiglia d'origine senza esserne inadeguatamente assorbito. Il livello di differenziazione determina qualitativamente il processo evolutivo della coppia per fronteggiare cambiamenti e crisi durante il percorso di crescita del pronome personale "noi". Ulteriori fattori implicati nel patto coniugale sono rappresentati dalle attribuzioni reciproche, attribuzioni di causa, responsabilità e colpa quali giudizi concernenti cause di determinati eventi/e problematiche. Le attribuzioni in coppie soddisfatte consolidano il giudizio positivo della coppia, differentemente da coloro che vivono una relazione insoddisfatta le cui attribuzioni sono unilaterali. La comunicazione, che sia intesa verbale e/o non, è un aspetto essenziale senza la quale non si arriva alla conoscenza reciproca dei partner . Una buona comunicazione, costituita da ricchezza qualitativa e quantitativa, permette il presentarsi verso l'altro, ovvero il rivelarsi verso se stessi riconoscendo i diversi punti di vista.

Una povertà o ancor peggio un'assenza di comunicazione, diminuisce il grado di soddisfacimento della coppia. Un effetto collaterale di una cattiva comunicazione è certamente il conflitto. Esso produce tensione, dolore sofferenza, più o meno intenzionale. Non è il conflitto in sé, piuttosto le modalità di conduzione, modulazione e gestione di esso. Può accadere che il conflitto rappresenti l'unico mezzo comunicativo esistente tra i partner ed in tal caso si potrebbe ipotizzare una forma perversa di dipendenza affettiva dall'amato, data dalla credenza che la dipendenza affettiva sia l'unica forma a cui si può aspirare. Il conflitto, se è consapevole, e se mira all'attacco aggressivo dell'altro, genera una ferita individuale la quale sembra difficile curare. All'interno della coppia deve esserci comprensione e supporto da ricevere e dare ma soprattutto l'intenzionalità di volere amare e lasciarsi amare.

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Scritto da

Dott.ssa Cristina Falconetti

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