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L'abitudine tossica di giustificare le azioni dei propri figli

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Fino a che punto è giusto essere accondiscendenti con i propri figli?

20 OTT 2016 · Tempo di lettura: min.
Photo by Jude Beck

"Ma sì, sono ragazzi!"; "mio figlio non è maleducato, è solo troppo vivace."; "mia figlia non va male a scuola, è l'insegnate che non sa spiegare bene!". Quante volte avete sentito frasi del genere?

Sono le tipiche frasi dei genitori che giustificano qualsiasi cosa negativa venga detta nei confronti dei loro pargoli.

Il rapporto tra genitori e figli ha subito in questi anni dei cambiamenti radicali. Da un lato il cambiamento è stato sicuramente positivo mentre dall'altro ha decisamente peggiorato la visione che hanno gli adolescenti di oggi della società.

Molto spesso i genitori danno lezioni di vita "involontarie" ai propri figli, incorrendo in una serie di esempi totalmente discordanti con quelle che dovrebbero essere le regole. Questo si riprecuote, inevitabilmente, sul loro sviluppo e sulla loro coscienza nei confronti delle regole da rispettare per essere amalgamati in una comunità.

L'errore più comune che i genitori di oggi commettono è l'essere troppo accondiscendenti nei confronti dei loro figli. Essere sempre pronti a soddisfare i loro capricci e trovare una giustificazione ad ogni loro comportamento è deleterio. Nessuno ha mai detto che il ruolo dei genitori sia semplice, questo è indubbio, ma tutte le persone che hanno prole devono, per il bene delle nuove generazioni, far sì che le regole vengano rispettate, perché coloro che crescono senza regole avranno una visione distorta del modo di rapportarsi con la società.

Perché si giustificano i comportamenti dei figli?

I genitori che tendono a giustificare le azioni sbagliate lo fanno perché non vogliono dare un dispiacere al proprio figlio e, per questo, lo trasformano in "una vittima". Ovviamente questo comportamento, a lungo andare, porta il bambino o l'adolescente a non analizzare i suoi comportamenti sbagliati, facendogli pensare che il problema non sia lui ma gli altri (ad esempio professori, amici o forze dell'ordine).

Per comprendere al meglio ciò di cui stiamo parlando, vi faremo alcuni esempi prendendo spunto da alcune notizie di attualità e, ahimè, di cronaca che sono state portate alla ribalta in questi ultimi mesi, in modo da comprendere quanto può essere deleterio avere questo atteggiamento.

Gli esempi che vi esponiamo sono, volutamente, in ordine crescente di gravità.

Il caso dell'uso del cellulare in classe

È successo a Forlì. Un alunno di una scuola media viene sorpreso dall'insegnante con il cellulare acceso in classe, guardando foto hard sul dispositivo. Il docente sequestra il cellulare al ragazzino con la possibilità di riaverlo solo se uno dei genitori fosse venuto con lui a riprenderlo. E così accade, solo che la madre del ragazzino non si presenta da sola, bensì con un avvocato, accusando il professore di furto. Un poco come ribaltare la frittata, insomma. In più la madre, durante il colloquio con il preside, fa presente che le foto viste da suo figlio non erano nemmeno "poi tanto hard, visto che la ragazza indossava il perizoma".

Il caso dei compiti durante la pausa estiva: la lettera di un padre all'insegnante

Si tratta di una missiva (circolata ad inizio anno scolastico sui social network) che un padre fa recapitare dal proprio figlio all'insegnante rea di aver assegnato i compiti per il periodo estivo. Si parla di una terza media di Varese. Il genitore nella sua lettera fa presente all'insegnante che lui ha scelto di non far fare i compiti al proprio figlio in quanto, durante l'estate, ha preferito permettergli di dedicarsi ad altre attività. Il problema in questo caso non è la causa ma il modo. Un genitore si è intromesso nella relazione tra la figura del docente e quella del figlio, giustificando il fatto che lui non è tenuto a seguire quanto la scuola (e la società un giorno) chiede.

Facendo così il padre del bambino ha annullato il senso di autorità dell'istituzione scolastica anteponedosi ad essa.

Questo bambino si sentirà, quindi, in diritto di non osservare le regole scolastiche e di non avere il giusto rispetto nei confronti delle autorità perché avallato dalla figura del padre.

Il caso dei difensori delle violenze

È di giugno la notizia di una ragazzina di 16 anni stuprata da un branco di 5 ragazzi in provincia di Salerno. Questa la notizia che sconvolge più di tutte le altre. I genitori dei ragazzi che hanno commesso quell'inaudita violenza sono stati pronti a giustificare i propri figli per il delitto commesso dando la colpa alla vittima che viene definita "di facili costumi", pronti a dichiarare che la violenza "è stata una ragazzata" perché "... i nostri figli sono bravi ragazzi".

Fortunatamente, in questo gravissimo caso, la legge s'intromette in quanto si tratta di una violenza sessuale, ma la domanda lecita da porsi è: se un genitore giustifica così un atto di violenza compiuto ddl proprio figlio, verso che futuro andiamo?

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Scritto da

Eugenia Marfuggi

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3 Commenti
  • Davide

    Assolutamente concorde. Grazie, perché secondo me parlare nel blog di argomenti delicati è “dare un nome alle cose”. Forse si può allargare di discorso sopra allargandolo anche alla coppia, cosa succede se i genitori si smentiscono a vicenda davanti ai figli per esempio. Grazie e buona giornata

  • Lucia Filippetti

    È un pezzo illuminante. Grazie

  • Rosa

    Bellissimo! Mi è piaciuto tantissimo quest'articolo!

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