La Vergogna: un sentimento

Perché proviamo vergogna? Quali origini ha questo sentimento che a volte ci impedisce di vivere la vita come vogliamo? Si può superare la vergogna?

23 OTT 2013 · Tempo di lettura: min.

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La Vergogna: un sentimento
Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture". Genesi 3,7

Si racconta nella Genesi che Dio, dopo aver creato i primi uomini, li mise a vivere nel giardino dell'Eden e li rese immortali raccomandandosi, però, di non nutrirsi dei frutti dell'albero cosiddetto "della conoscenza del bene e del male". Eva, tentata dal serpente che le promise di poter "aprire gli occhi" assaggiando la mela e io aggiungerei, dopo essersi annoiata abbastanza, decise di assaporare il frutto della "Vergogna" e ciò che successe dopo ha dell'incredibile: fu "punita" da Dio, insieme al compagno Adamo a "non annoiarsi più per campare", a "sentire" il dolore per godere della gioia di una nascita, a "passare all'azione" per sopravvivere, a "diventare mortale" e da quel momento la donna fu invitata a "coprirsi" divenendo il "simbolo della tentazione", sexy in altre parole!

Il mio invito, pertanto, è di approcciarsi all'emozione della vergogna con curiosità ed interesse perchè la sua conoscenza può produrre un rinvigorimento del Sé.

Cosa s'intende per vergogna
"La Vergogna segna nell'uomo il confine intimo del peccato".Lì dove egli arrossisce, inizia il suo essere più nobile" Hebbel

La vergogna è un sentimento che accompagna l’auto-valutazione di un fallimento globale nel rispetto delle regole, scopi o modelli di condotta condivisi con gli altri; da una parte è una emozione negativa che coinvolge l’intero individuo rispetto alla propria inadeguatezza, dall’altra è il rendersi conto di aver fatto qualcosa per cui possiamo essere considerati dagli altri in maniera totalmente opposta rispetto a quello che avremmo desiderato.

A differenza dell’imbarazzo, che si sperimenta esclusivamente in presenza degli altri, ci si può vergognare da soli e per lungo tempo; inoltre, mentre l’imbarazzo sorge per l’infrazione di regole sociali che possono anche non essere condivise, la vergogna è il segnale della rottura di regole di condotta alle quali personalmente si aderisce.

L'emozione della vergogna ha radici antiche in ogni individuo ed ha a che fare con le relazioni e pertanto, con l'amore; Kaufman (1980), a tal proposito, ci ricorda che "corriamo il rischio di provare vergogna solo quando qualcosa è per noi veramente importante". Ma vediamo: etimologicamente la parola Vergogna deriva dal latino Vereor che significa rispetto, timore rispettoso, mentre il corrispettivo inglese, shame, si ricollega alla radice indoeuropea Kam che significa nascondere, coprire. Quindi? Coprire cosa? Si apre un mondo in questo momento: protezione di sè, dei propri sentimenti, paura di essere feriti. A tal proposito riporto un brano tratto dal libro di R. Lee, "Il linguaggio segreto dell'intimità": "L'esperienza della vergogna è legata alla percezione che il nostro desiderio profondo non è, o non sarà accolto. La vergogna ci fa arretrare quando crediamo che non saremo accolti e non troviamo un sostegno sufficiente (inerno o ambientale). In questo modo la vergogna è un regolatore del nostro campo sociale ... La vergogna, inoltre, custodisce un prezioso codice dei nostri desideri e bisogni autopercepiti e di quanto essi possono adeguarsi agli altri".

Per la Psicoterapia della Gestalt la vergogna è una delle emozioni collocate sulla linea del "confine di contatto" con l'altro, con il mondo esterno, a cavallo tra l'intrapsichico e l'interpersonale. Pertanto essa è il risultato di un processo e di uno scambio e, in quanto tale, costituisce un'emozione intrinsecamente sociale e relazionale. Nella relazione interpersonale la vergogna è spesso associata ad un atteggiamento di sottile competizione in cui mi percepisco irrimediabilmente perdente, in cui l'altro - generalmente un altro significativo - diventa luogo di proiezione dei vari aspetti del mio sè ideale, diviene rappresentane di tutti gli altri, rappresentante di una norma sociale da cui mi sento dolorosamente escluso. Pertanto quando è presente il senso di vergogna si tratta di una relazione che non è in quel momento reciproca, intersoggettiva, bensì asimmetrica dove l'altro, quello 'vincente' è percepito come giudicante di fronte ad una visione di sè fallimentare.

LA VERGOGNA DI FRONTE ALLO SPECCHIO

"La timidezza di essere creativi ha due fonti: il dolore della stessa eccitazione in aumento e la paura di respingere o di essere respinti" F.Perls

Nel bambino, tra i 18 mesi e i 3 anni, compare il linguaggio. Pertanto egli si dà molto da fare a costruire nuove connessioni con la madre, diminuendo quelle fisiche. Il bambino impara che c'è tutto un mondo esterno a lui ed è proprio in questo periodo che inizia a comprendere che la sua immagine è riflessa dallo specchio e che quindi altre persone possono vederlo dall'esterno e giudicarlo. Arriva così l'emozione della vergogna. A questo punto possiamo chiederci come essa si manifesta sul volto e, più in generale, nel corpo e per fare questo prenderò spunto dal libro "La Vergogna" di Anolli. Voglio premettere che, a mio avviso, ognuno vive e sperimenta questa emozione in modo unico e personale. In linea generale possiamo individuare queste caratteristiche comuni:

- LO SGUARDO: si evita di guardare gli altri e di incontrare il loro sguardo, spesso si guarda in baso, per terra o di traverso. E' una forma di evitamento del contatto e di protezione in quanto lo sguardo è percepito come un qualcosa che ferisce e come un giudizio;

- IL VOLTO: spesso è apparentemente impassibile come quello di una sfinge. E' comune anche nascondersi il viso tra le mani o piegare la testa. Si manifesta, inoltre, in diverse espressioni facciali di autocontrollo (es. mordicchiarsi le labbra, aggrottare la fronte, fare delle smorfie con il naso o le labbra, sorridere);

- LE RISPOSTE PSICOFISIOLOGICHE: in seguito all'attivazione del sistema nervoso simpatico si verifica un'accelerazione del battito cardiaco e un incremento della pressione del sangue, mentre la temperatura cutanea si abbassa. In un secondo momento, a seguito dell'intervento inibitorio da parte del sistema parasimpatico le risposte cardiovascolari rallentano, mentre la temperatura cutanea si abbassa ulteriormente. Il rossore è un'altra risposta evidente che appare in seguito al rilassamento dei capillari cutanei;

- LA POSTURA: l'immagine più comune è quella di una persona ripiegata su se stessa;

-LA VOCE: stretta e rilassata e caratterizzata da lunghe pause, sospiri, inspirazioni prolungate.

AVER DIRITTO DI PROVARE VERGOGNA

"Il vissuto è, di per sè, in sè e per sè, dotato di senso"

Da quanto detto fino ad ora emerge che la vergogna, pur essendo un'emozione spiacevole, svolge precise ed importanti funzioni psicologiche sia nella regolazione del proprio comportamento in riferimento all'immagine di sè, sia nella calibrazione delle relazione con gli altri in riferimento agli standard sociali e alle attese del proprio gruppo di appartenenza. Ciò premesso, in una relazione terapeutica, parto dal presupposto che ognuno ha "diritto alla soggettività" e questo implica il diritto di essere angosciato, triste, arrabbiato o di provare vergogna. Da un puno di vista fenomenologico, infatti, la realtà non è veramente individuabile ma percepibile solo attraverso la propria visione soggettiva e ogni vissuto, quindi, ha senso anche se è delirante o allucinatorio. Accettare di aver diritto di provare vergogna è un traguardo importante. In tal senso la propria vergogna può divenire un'opportunità di crescita e di nuovi comportamenti creativi.

VERGOGNA E PSICOTERAPIA

"Il segreto di Pulcinella è che tutta l'operazione psicoterapeutica

si regge sull'amore, sulla benevolenza" P. Quattrini

Buber parla di "dialogo affettivo tra esseri umani" intendendo per dialogo non solo il parlare ma anche il silenzio "il dialogo può essere silenzio, si può fare senza ascoltatore..possiamo sederci insieme o camminare insieme in silenzio, e questo può essere un dialogo". Un vero dialogo è un'occasione per apprezzare quello che è differente nell'altro, la sua propria diversità e questo è alla base del contatto. Questa postura del terapeuta da la possibilità di far sentire al paziente che è accettato per quello che è "Ti prendo proprio per quello che sei..ti accetto come sei. Questo non significa dire 'Non voglio che tu cambi' ma piuttosto 'Proprio attraverso il mio amore accettante scopro quello che sei destinato a diventare" (Buber).

Uno scopo fondamentale della Psicoterapia della Gestalt è aiutare i pazienti a vivere storie che trascendono se stesse, a dare insomma una dimensione prospettica alla loro vita, in modo che si portino dietro la sensazione che è valsa la pena viverla. Spazio all'Epoché, quindi, ossia alla sospensione del giudizio, verso se stessi e verso chi ci sta di fronte. Questo atteggiamento permette la percezione pura, senza riserve mentali, la percezione istintiva del mondo, come ce l'avrebbe un'animale, è un "modo di conoscere il mondo attraverso il senso invece che attraverso il significato" (P.Quattrini). E allora ti accorgi che non sei fatto solo di vergogna ma che c'è tutto un mondo che chiede spazio, respiro, tempo e hai l'occasione di avere una visione olistica di te dove l'insieme trascende la somma delle parti.

BIBLIOGRAFIA

- Anolli, La Vergogna, Il Mulino, 2003;

- Buber M., L'Io e il Tu, Ed. Bonomi, 1991;

- Lee R., Il Linguaggio Segreto dell'Intimità, Franco Angeli, 2009

- Quattrini P., Fenomenologia dell'Esperienza, Ed. Zephiro, 2007;

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Scritto da

Dott.ssa Federica Manco

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Commenti 1
  • mile4na

    grazie,ho letto avidamente il suo articolo.per me che provo profonda vergogna per ogni cosa, sapere che ne ho diritto mi aiuterà, spero, a viverla con più serenità, sebbene il mio vocabolario non contempli questa parola.

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