La vergogna può essere la grande epidemia del XXI secolo

La vergogna sono i tuoi pensieri negativi che ti dicono che non puoi, che non sei abbastanza e che gli altri lo sanno.

21 OTT 2014 · Tempo di lettura: min.
La vergogna può essere la grande epidemia del XXI secolo
In una società come quella attuale, con il culto della perfezione e dell’edonismo, non è difficile incontrare persone con alti livelli di auto-esigenza, di sentimenti di colpa o d’insoddisfazione permanente. O di vergogna. Infatti non a caso la sociologa nordamericana Brené Brown parla della vergogna come di “un’epidemia all’interno della nostra cultura”.

La vergogna può essere la grande epidemia del XXI secolo. Se attraverso la pubblicità, la cultura (o anti-cultura) o anche la politica ci viene detto continuamente come bisogna essere, è molto facile cadere nella trappola dell’apparenza della felicità, invece di cercarla realmente.

Se nella sua “conferenza TED” sulla vulnerabilità, la sociologa Brené Brown, iniziava parlando della vergogna, in questa che tratta della vergogna non poteva che cominciare parlando della vulnerabilità. Per la Brown la vulnerabilità non è debolezza. Quest’idea è terribilmente pregiudiziale. La vulnerabilità è coraggio. Lasciarsi vedere così come siamo, con i nostri difetti e i nostri insuccessi. La vulnerabilità è il luogo dove nasce la creatività, l’innovazione e il cambiamento.

Le persone che espongono la propria vulnerabilità hanno più iniziativa e tolleranza verso l’incertezza e il cambiamento, perché sanno che nonostante i propri insuccessi continueranno a essere degni di amore.

Per capire la relazione tra coraggio e vulnerabilità, secondo la Brown, bisogna parlare della vergogna. La sociologa dà il via a questo tema raccontando un divertente aneddoto: entrando in un negozio sportivo, una donna si avvicinò e le disse che avevano un club “Il nostro motto è: crolliamo ed è fantastico”. Un esempio straordinario e pieno di senso dell’umorismo per rendere naturale e sdrammatizzare le situazioni difficili.

I seguaci di Jung parlano della vergogna come la “palude dell’anima”. E la Brown afferma: “Ci addentriamo lì, però non per restare e costruire la nostra casa. Bisogna mettersi gli stivali, attraversare la palude e incontrare il cammino”.

Un’altra frase significativa della Brown in questa conferenza è: “Il gran successo di TED è che è la conferenza del fallimento”, facendo riferimento al fatto che tutti quelli che lavorano per quest’associazione o hanno fatto conferenze, hanno fallito molte volte, e che questo è inevitabile per arrivare al successo.

La vergogna, continua Brown, sono i tuoi pensieri negativi che ti dicono che non puoi, che non sei abbastanza e che gli altri lo sanno. Tuttavia la vergogna non è solo questo ma anche quando fai qualcosa, quando osi: “Chi ti credi di essere?”

La vergogna non è colpa. La colpa si centra nel comportamento e la vergogna in sé stessi. Vergogna = “Mi dispiace, io sono l’errore”. Per questo è molto più grave e difficile da trattare.

Le uniche persone che non provano vergogna sono quelle che non hanno empatia. Per questo non è per niente dannoso provare un po’ di vergogna. Come altri sentimenti negativi o sgradevoli o fastidiosi o poco utili, come la tristezza, l’ira o l’ansia, non bisogna reprimerla o cercare di eliminarla ma imparare a gestirla.

Vergogna per le donne = quello che si suppone bisogna essere.

Vergogna per gli uomini = non essere percepito come debole.

Tuttavia... l’empatia può essere il grande antidoto della vergogna.

Per questo, le due parole più potenti quando stiamo lottando con quest’emozione sono: “Anch’io”. Anch’io mi sono sentito così, anch’io ho vissuto questo, anch’io ho fatto o detto qualcosa di simile. Per finire, le parole che Brené Brown usa per chiudere la sua conferenza: “Ci diciamo: scenderò in campo (lo farò, avrò il coraggio) quando sarò perfetto. E questo non succederà mai. Vogliamo che scendi in campo perché l’unica cosa che ci aspettiamo da te è un po’ di coraggio”.

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