La tristezza non patologica

Oggi mi sveglio, come al solito. Sembra tutto normale, invece no. Faccio tutte le cose che faccio di solito e poi esco. Mi ritrovo sul posto di lavoro, ma in realtà è come se fossi da un'alt

4 APR 2016 · Tempo di lettura: min.
La tristezza non patologica

Oggi mi sveglio, come al solito. Sembra tutto normale, invece no. Faccio tutte le cose che faccio di solito e poi esco.

Mi ritrovo sul posto di lavoro, ma in realtà è come se fossi da un'altra parte, in un luogo lugubre e sconosciuto e fra gente che non ha niente da dirmi e, anzi quello che dice è meglio che non me lo dicesse, che stesse zitto, perché mi fa irritare. Finisce il lavoro, vado a prendere i figli a scuola, oppure vado a comprare qualcosa.

Tutto normale?

No, nella mia mente c'è una malinconia che mi penetra fino alle ossa. Mi domando: ma cosa mi sta succedendo? Mi sembrava che andasse tutto bene e invece mi ritrovo qui sull'orlo della disperazione, mi metterei a piangere, ad urlare, a sbattere la testa contro il muro.

Ma cosa mi sta succedendo? Vi riconoscete in questo ritratto? Avete mai provato queste sensazioni? Se no, beati voi. Vuol dire che siete immuni alla tristezza. Ma la maggior parte della gente ci si ritrova, ve lo assicuro. E a loro io mi rivolgo.

Cerchiamo di pensare a qualche cosa bella, ad una serata con gli amici, ad una bella passeggiata, ma niente, sembra che tutto ci travolga, il nostro morale è sotto i piedi e non sappiamo neanche il perché. Facciamo mente locale: cosa ci ha disturbato? Qualche telefonata strana? Qualche parola detta di troppo da qualcuno? Qualche maleducato che ci ha trattato male? No, non riusciamo a trovare niente di concreto. E allora? Che facciamo? È in questo primo momento che ci giochiamo il futuro, almeno quello immediato. Possiamo reagire oppure rassegnarci a rimanere tristi chissà per quanto tempo.

Reagire. Ma come?

Questo è il punto. Qualcuno dice: andiamo a distrarci, al cinema, a fare jogging, o altro ancora. Tutte cose valide, ma non sufficienti, a mio avviso. Perché quei momenti torneranno.

La tristezza sorge perché qualcosa di indefinibile dentro di noi, una nostra fragilità di cui non ci rendiamo conto, è stata colpita e ci ha ridotto così.

C'è un sistema, però, ed è semplicissimo. Non combattiamola questa tristezza, lasciamole spazio. Facciamola vincere per il momento e vediamo cosa succede. Presto ci accorgeremo che quella tristezza è arrivata perché ne avevamo bisogno. Il nostro organismo, o se preferite, la nostra anima, aveva la necessità di abbassare il nostro umore. Di fermare una nostra eventuale esaltazione.

L'umore si abbassa, ma presto si rialzerà e noi ritroveremo il sorriso e la voglia di vivere e di vivere bene. Se non abbiamo problemi materiali, da dover affrontare, tutto questo è uno stato naturale. Non ce ne accorgeremo neppure, ma presto il nostro umore si rialzerà tornerà ad essere gioioso o comunque stabile. Non combattiamo la tristezza, lasciamola fare, lasciamo che segua il suo corso presto se ne andrà.

È ovvio che sto parlando di una tristezza normale, non di una malattia dell'umore. Lì entriamo in un altro campo. Ma non era questo l'argomento che volevo affrontare questa mattina. Volevo solo parlare degli inevitabili sbalzi di umore che sono normali e tutte le persone normali si trovano ad affrontare.

Scritto da

Dott. Sergio Rossi

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1 Commenti
  • petretto franca

    Praticamente una mia personale fotografia.. purtroppo..

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