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La tristezza a Natale: "tornerò mai a essere felice?"

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Per molti, il periodo delle feste è tanto desiderato quanto temuto, e porta con sé un senso di malinconia difficile da accettare.

17 DIC 2019 · Tempo di lettura: min.
La tristezza a Natale: "tornerò mai a essere felice?"

Per molti, il periodo delle feste è tanto desiderato quanto temuto, e porta con sé un senso di malinconia difficile da accettare. Spesso chi vive queste sensazioni, teme di essere il solo al mondo a non saper stare assieme agli altri. Ma è veramente così?

Oggi vi racconto una storia di tristezza di Natale, paura di non essere più se stesso, psicoterapia e cambiamento per scoprire un Natale nuovo e non solo.

Christian* ha trentasette anni, fa il lavoro per il quale ha studiato ed è sposato da tre anni.

Fin da bambino, c'è un periodo dell'anno che ama più degli altri, perfino delle vacanze estive: il periodo natalizio. Anche quando era adolescente, e gli amici si lamentavano dei pranzi infiniti con i parenti, lui sentiva che i giorni di dicembre gli facevano vibrare le vene di una strana emozione a cui non aveva mai saputo dare un nome.

Cos'era quell'emozione lì?

Di certo, si diceva, non era questione di regali, cene, maglioni rossi, panettoni, tombola, pattinaggio sul ghiaccio, cioccolata calda, torrone morbido, torrone duro, biglietti, babbi appesi alle finestre, abeti veri e finti, muschio vero e finto, messe seguite, messe saltate. O forse sì. Forse era proprio tutto questo assieme che amava, e quanto questo condensato di attività fosse per lui rassicurante.

Christian ama il Natale fin da bambino e ora passeggia con sua moglie sottobraccio in mezzo alla folla del centro storico. I sacchetti sugli stinchi sono all'ordine del minuto, assieme al profumo di vin brulè e allo scampanellio del trenino che porta genitori e bambini da una piazza all'altra. E poi il vociare.

Christian pensa che sia quel ribollire di parole che lo infastidisce.

«Cos'hai?», gli chiede sua moglie, quando lo vede guidare tutto serio.«Sono solo un po' stanco».

Ma nei giorni dopo il fastidio si allarga. Alla cena aziendale sorride con fatica e, quando ritorna a casa, allunga il tragitto per passare un po' più di tempo da solo.

"Cosa mi sta succedendo?"

Iniziano le notti per buona parte insonni, il fastidio a sentire sua moglie accanto e il desiderio di spolverarsi via dal cervello quei pensieri. Ma è quando si ritrova in doccia a piangere che si convince che qualcosa non va: non ne capisce il motivo, ma non sa resistere. Vorrebbe che le persone vicine a lui sparissero, che la sua vita così prevedibile svanisse, che una mattina le cose si svegliassero nuove. Oppure vorrebbe solo che tutto tornasse come un tempo?

Una sera, quando sua moglie gli dà un bacio, lui la abbraccia come non aveva mai fatto e le parla, senza coraggio di guardarla negli occhi.

Ora lo sa anche lei, e Christian può smettere di tenere il segreto.

Nelle ultime giornate al lavoro prima delle vacanze odia perfino la porta scorrevole, mentre le sere a casa sono mosce come un peluche senza ovatta. È così che si sente Christian, un oggetto svuotato, una persona che non sa più riconoscere se stessa. E proprio a Natale! Quando tutti sono felici, quando lui stesso, per una vita, è stato felice, ora sa solo dare preoccupazioni e tristezza a chi gli sta accanto.Non sa cosa sia, ma per forza, si dice, per forza deve essere lui che ha qualcosa di sbagliato, di storto. Vorrebbe nascondere, lo scriverebbe come desiderio anche a Babbo Natale, ma la mancanza di senso che sente è troppo grande per essere ignorata.Allora prova a dirsi che deve solo aspettare, che passato il capodanno le cose cambieranno, ma gli sembra così lontano. E poi, seriamente: le cose cambieranno?

Christian riesce ad arrancare oltre le feste, ma quel sentire che la vita gli sta scivolando via dalle dita non smette di essere presente.

Per questo un giorno si rivolge a uno psicologo.

Per questo, con sua grande sorpresa, un tardo pomeriggio si ritrova seduto su una poltrona comoda a parlare di sé e di quello che sente. All'inizio prova a convincere lo psicologo che non sa perché è lì e che la sua vita è perfetta; spera che sia lo psicologo a dirgli che va tutto bene, ma presto le parole escono dalle labbra e la sua vita prende forma nei suoi racconti in quella stanza. A volte con sofferenza, altre con nostalgia, altre ancora anche ridendo, in terapia Christian riprende in mano il senso delle proprie scelte e del presente che vive. Rivede cose che non avrebbe voluto e altre di cui è soddisfatto ma a cui, nel veloce procedere dei giorni, non aveva dato peso.Già questo gli permette di vedersi nuovo, ma la psicoterapia non finisce lì, perché Christian ha una domanda, per lui così densa di significati, che gli frulla in testa: tornerò mai a essere felice a Natale?

È lì, in quei colloqui, che Christian decide che non "tornerà", perché è il passato a non poter tornare, ma dà un nuovo senso alle proprie giornate e così al Natale, che forse non fa più rima per forza con felicità, ma diventa un momento nuovo nella vita che ora Christian sente di saper vivere.

dott. Alessandro Busi

psicologo e psicoterapeuta a Padova e Mestrino

*Nomi ed eventi sono frutto della fantasia dell'autore. Ogni riferimento a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

Scritto da

Dott. Alessandro Busi psicologo-psicoterapeuta

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