La terapia della Gestalt - le oscillazioni del sé e la sua ἐνέργεια

La Terapia della Gestalt considera il sé come la funzione di stabilire contatto col presente reale e transitorio.

1 DIC 2014 · Tempo di lettura: min.
La terapia della Gestalt - le oscillazioni del sé e la sua  ἐνέργεια

"La vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli. La maggior parte degli uomini, però, non conoscendo i momenti magici, finisce col vivere solo gli intervalli."(Nientzsche F.)

«Questo istinto di libertà reso latente a viva forza – lo abbiamo già capito – questo istinto della libertà represso, rintuzzato, incarcerato nell'intimo, che non trova infine altro oggetto su cui ancora scaricarsi e disfrenarsi se non se stesso: questo, soltanto questo è, nel suo cominciamento, la cattiva coscienza».[1]

La Terapia della Gestalt considera il sé come la funzione di stabilire contatto col presente reale e transitorio. Il sé, quindi, non è né una forma rigida né tanto meno un'istanza psichica stabile, come affermava Freud, ma una funzione. Infatti, l'attività del sé è un processo temporale inserito in stadi che vanno dal contatto preliminare al contatto, e dal contatto finale al post-contatto. Il complesso sistema di contatti necessario per l'adattamento creativo in un campo difficile è, appunto, il sé.

Esso si trova al confine dell'organismo, è il suo profilo e non può essere isolato dall'ambiente; tale confine appartiene a entrambi e ogni volta che esiste un'interazione, un contatto, nel campo organismo/ambiente il sé si pone in rilievo. Il sé, come agente della crescita, è consapevole e integra le funzioni percettivo-propriocettivo, motorio-muscolare e i bisogni organici dell'organismo in una dinamica di figura/sfondo.

Questa integrazione richiede un quantum di energia, la quale non è scontata né tanto meno "oziosa", che è, in ultima analisi, un adattamento creativo. Nello stato di quiete, di sonno, nella digestione, nell'assimilazione ovvero quando queste situazioni approssimano all'equilibrio (omeostasi) il campo organismo/ambiente, il sé diminuisce, diviene una gestalt debole. Al contrario, con la fame, nell'immaginazione, nel moto, nella distruzione e nell'annientamento il sé prende forma.

Tra eccitazione e creatività, rilassamento e intenzionalità, attività e passività, il sé è compreso in un dinamismo in cui tutte le parti si differenziano e si uniformano, spontaneamente. La spontaneità accompagna tale attività e sorregge il processo di scoperta e invenzione in cui il sé è impegnato, progressivamente, a creare la figura che emergerà dallo sfondo.

Nel middle mode, che flessibilmente costituisce il tra, il sé è impegnato nella situazione di eccitazione del rapporto figura/sfondo, dal conflitto e da qualsiasi scostamento nella linea di demarcazione del contatto; nell'hic-et-nunc, il sé è sempre "mosso" ad un'attività creativa, nell'atto per cui la sua espressione acquista senso. Nelle situazioni "ideali", il flusso procede spontaneamente per mezzo del contatto delle superfici piene di energia, la gestalt (o il sé) si forma, trova il suo soddisfacimento e progressivamente diminuisce, in attesa di un nuovo interesse.

Altri aspetti del sé, in questo processo di adattamento creativo, possono intervenire ora in un modo, ora nell'altro, nei diversi stadi del sistema di contatti che si orienta verso l'ambiente (adgredere).

Come già detto in precedenza, le attività e le proprietà del sé impegnato in una situazione ideale, in un dato presente, si esauriscono, dopo la formazione della gestalt, con la relativa diminuzione del sé.

Che cosa accade, invece, quando osserviamo una situazione reale, cioè in una seduta di psicoterapia?

Per chiarire il più possibile il funzionamento dell'organismo in situazione, la gestalt introduce tre strutture particolari che il sé utilizza ogni qualvolta vuole soddisfare degli scopi speciali. Tali funzioni sono: l'Es, l'Io e la Personalità.

L'Es rappresenta, nello stadio iniziale, lo sfondo che, come una nebbia, si dirada gradualmente nelle sue varie possibilità. Le eccitazioni organiche, la percezione indistinta dell'ambiente, le primissime sensazioni che collegano l'organismo al suo ambiente e nel passaggio alla consapevolezza delle situazioni irrisolte, esso si dissolve. Stiamo parlando del livello corporeo e sensoriale, perlopiù inconsapevole, nello stadio del rilassamento.

L'Es è la temporanea disintegrazione, che ritroverà un'integrità qualora vi siano dalle nuove urgenze corporee. Ad esempio, nel completo rilassamento, la manipolazione[2] e i sensi sono sospesi, mentre le propriocezioni progressivamente entrano in gioco. Se, in questo frangente, nessuno stimolo o sensazione si inserisce nel campo organismo/ambiente, e l'interesse del sé si concentra sempre più sulle propriocezioni, l'individuo si addormenterà.

Per quanto riguarda la funzione Io, sempre in uno stato di rilassamento, essa non ha ancora assunto una funzione specifica che avverrà soltanto se, dallo sfondo confuso di bisogni e sensazioni, una "figura" (un bisogno) prevarrà nella situazione data. È l'Io a identificare o ad alienare le varie possibilità, intensificando o riducendo il contatto attuale e mobilizzando le risorse necessarie per aggredire l'ambiente. La sua azione è deliberata, l'interesse è vivo e il vissuto emotivo è quello di essere responsabile della propria situazione presente.

La Personalità è l'ultima tipicità del sé, ed è la figura creata che il sé diventa e assimila all'organismo, determinando la propria crescita. Più semplicemente, rappresenta gli atteggiamenti assunti nei rapporti interpersonali ed è l'assunzione di ciò che l'individuo è.

Nella nevrosi, ad esempio, la Personalità è costituita da un certo numero di introietti, ideali dell'Io, etichette, false opinioni e concetti erronei sulla propria identità, da costituire un modello disfunzionale nelle interazioni di ogni genere. Non è il contenuto in sé degli introietti a determinare "l'intensità" della nevrosi, ma la rigidità e l'inflessibilità attuate dal comportamento dell'individuo.

Ad esempio, la cura per l'ordine, anche meticolosa, di per sé non può essere considerata un comportamento nevrotico (basta pensare agli archivisti), diviene "patologica" o, come diremmo noi gestaltisti, non favorirebbe la crescita personale se fosse riprodotta in ogni contesto in cui l'individuo si relaziona.

La nevrosi, per la Terapia della Gestalt, non è una costellazione di sintomi o una malattia, ma la stasi della crescita, un disturbo dell'accrescimento della personalità umana, l'incapacità da parte dell'individuo a concentrarsi e a individuare i propri bisogni. Infatti, uno degli obiettivi terapeutici della Gestalt è quello di affrontare, insieme al paziente, un bisogno alla volta, con l'interesse e il completo coinvolgimento, cercando di far identificare la persona (per mezzo di tecniche creative descritte nei manuali della gestalt) con quel bisogno specifico, e in quel determinato momento e contesto.

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[1] Nietzsche F.,Genealogia della Morale, p. 77.

[2] Questo termine è utilizzato, nella Terapia della Gestalt, per indicare tutta l'attività muscolare.

Scritto da

Dott. Roberto Minotti

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