Accesso Psicologi Registra il tuo centro gratis

La sindrome di Peter Pan

<strong>Articolo rivisto</strong> dal

Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

E' la sindrome di chi ha paura di crescere e di compiere il normale compito evolutivo verso la respondabilita'

29 OTT 2014 · Tempo di lettura: min.
La sindrome di Peter Pan
Peter Pan e’ il fanciullo che si rifiuta di crescere e che , essendo in grado di volare, trascorre la sua eterna infanzia scorazzando qua e la’ in compagnia di avventurosi personaggi.

La mia prima conoscenza di questo mitico personaggio la feci da bambina, con Peter Pan nei Giardini di Kensington: una fiaba dal finale molto triste e che all’epoca mi sollecitava grandi pianti ogni volta che mia madre me la raccontava. La ragione della mia tristezza era la finestra chiusa che un giorno Peter Pan trovo’ al ritorno delle sue scorribande.

Sua madre infatti,avendolo aspettato invano per lungo tempo, aveva portato alla luce un altro bimbo e chiuso le finestre per evitare che anche questi potesse volare via. E’ il momento in cui Peter capiscedi avere per sempre perduto l’amore di sua madre e di non avere accesso alla sua casa: da quel momento,tristemente , e’ costretto a restare per sempre nei Giardini di Kensington chiuso fuori dal mondo degli adulti.

La metafora contenuta nella favola e’ quella relativa alle conseguenze di una infanzia prolungata e del rifiuto di crescere, simboleggiata dalla finestra chiusa (il mondo della vita normale) e dalla perdita di una vita affettivamente stabile.

Nella mia professione mi sono imbattuta a volte in questo personaggio poco incline alla stabilita’ e alla responsabilita’ della vita, mosso dalla paura dei sentimenti a non legarsi: un puer aeternus incapace di fermarsi e di riflettere sulle conseguenze dei propri giochi, egocentrico e oppositivo rispetto al mondo degli adulti, considerato ostile e soffocante. Ci troviamo di fronte ad una situazione di immaturita’ psichica ed affettiva, spesso collegata a traumi riportati in tenera eta’ che hanno sottratto all’individuo la possibilita’ di vivere normalmente la propria infanzia per poi superarla, e ne hanno arrestato lo sviluppo a quella fase.

Recentemente ho seguito un peter pan di questo tipo che chiamero’ Alex.

Alex e’ un sieropositivo di quasi 50 anni, gia’ in cura da molti anni con le terapie antiretrovirali che gli hanno consentito una discreta qualita’ di vita e il mantenimento di una situazione clinica abbastanza stabile. Minore di due fratelli , ha sempre considerato il fratello maggiore capace di affrontare le diverse situazioni della vita, crescendo con la convinzione, alimentata dalle affermazioni altrui, di essere il bambino sensibile e vulnerabile, per non dire debole e incapace di porre limiti sia a se’ stesso che agli altri.

Intorno ai 30 anni viene a scoprire l’infezione da HIV e la precarieta’ del proprio stato lo induce a lasciare il lavoro, a vendere la casa in cui abitava , spinto anche dal padre che lo riteneva ormai vicino alla fine. Contrariamente alle previsioni supera una grave infezione neurologica e si ritrova ancorain credito con la vita.  Sposa una donna che accetta la sua condizione di sieropositivo , ma il matrimonio regge per poco anche per le pretese economiche della moglie cui Alex non sa porre limiti.

Dall’altro, lui stesso continua a cercare avventure facili e a spendere piu’ del dovuto, non volendo rinunciare a nulla e, in conseguenza, a contrarre sempre nuovi debiti. Non intendo dilungarmi sul caso in questione se non per evidenziare come questo paziente non riesca a porre limiti al proprio bambino interiore, dando spazio eccessivo a capricci ed avventure di ogni genere, senza prevederne le conseguenze e trovandosi spesso nelle rete di donne manipolatrici che approfittano della sua debolezza e della sua leggerezza.

Nel caso di Alex, la difficolta’ di crescere e di assumere atteggiamenti piu’ consoni ed adeguati e’ anche dovuta ad una bassa stima di se’ e alla convinzione di non farcela, giustificando cosi’ il proprio vivere al presente cogliendone le immediate gratificazioni, spesso in modo esagerato ed euforico , sognando come un adolescente , e cadendo pesantemente nel caso di frustrazioni e delusioni. In quel caso l’aspetto puer diventa aggressivo e dispettoso, ma ugualmente incapace di mantenere una posizione matura e chiedendo aiuto proprio come un bambino malmenato.

Questi individui sembrano non imparare mai dalle esperienze, ripercorrendo sempre le medesime strade e portandosi dietro la paura di crescere. E’ evidente come questo stile di porsi comporta una vita affettiva disordinata e destinata alle perdite, cosa di cui questi individui hanno enorme paura.

La Sindrome di Peter Pan, infatti, comporta sofferenza perché impedisce la realizzazione di un Io maturo , capace di affrontare le situazioni in modo ragionevole, piuttosto che fuggirle, e di mantenere una stabilita’ affettiva di cui ha profondamente bisogno.

Un percorso psicoterapeutico può essere utile per comprenderne le ragioni profonde.
Scritto da

Dott.ssa Lilia Di Rosa

Lascia un commento
1 Commenti
  • paolo pozzetti

    Bisognerebbe conoscerla di più... A volte la maturità è nella coerenza non nell'ideale. Spesso si scambia la creatività per immaturità e la paura e l'abitudine per maturità. Questi sono i limiti della divulgazione popolare Nel caso specifico appare più un border che un peter pan e lei una ambivalente fagocitante con disturbi della relazione

ultimi articoli su autorealizzazione e orientamiento personale