La scuola e le sue paure

La scuola: emozioni contrastanti che si incontrano e scontrano nei bambini e nei loro genitori. Che fare?

4 OTT 2016 · Tempo di lettura: min.
La scuola e le sue paure

La scuola, dai tempi dei tempi, crea paure, ansia e preoccupazione negli alunni che, in molti casi, la vivono con ambivalenza: c'è felicità perché "si diventa grandi" ma allo stesso tempo c'è la paura della competizione, del giudizio, dell'impegno.

A questa paura spesso contribuiscono i "grandi", che attribuiscono alla scuola caratteristiche che la rendono spesso terrificante: "la scuola non è come l'asilo, dovrai darti da fare"; "scordati di giocare tutto il giorno come alla materna, a scuola dovrai faticare"; "se non porterai dei bei voti, di pure addio al tuo gioco preferito".

Se il primo giorno di scuola o la ripresa delle lezioni per i più grandi è motivo di ansia, il genitore cosa può fare? Sicuramente cercare di tranquillizzare il ragazzo in modo semplice, senza parlare troppo, ma standogli accanto e condividendo i timori. In molti casi il "problema" è passeggero e fisiologico.

Per esempio, nel caso del bambino piccolo, potrebbe essere utile accompagnarlo direttamente in classe con gli altri coetanei (altrimenti potrebbe sentirsi "troppo diverso") per conoscere l'insegnante, vedere il nuovo ambiente. Rendere più graduale il distacco, aiuterà a diminuire la sofferenza.

Un altro problema può essere rappresentato dai compiti. Spesso i bambini ricevono tantissimi compiti da fare. Questo a mio parere non è utile né ai fini dell'appredimento, né a livello di responsabilizzazione. La giusta quantità di compiti è quella che tiene attiva la mente del bambino e gli consente di "far pratica" di ciò che ha appreso a scuola, ma deve anche concedergli la possibilità di rilassarsi e quindi di giocare (questo è il modo in cui i bimbi si riposano).

Rendere sature di impegni e doveri le giornate dei bambini, a mio avviso, non è utile ma anzi può essere dannoso. I compiti devono poter attivare il senso di responsabilità e di impegno, e i genitori possono far molto in questo senso, condividendo con il bambino, interessandosi di ciò che deve fare e dando il buon esempio, mostrandosi ad esempio rispettosi del lavoro, degli orari.

La semplicità è il canale migliore.

Per i ragazzi più grandi ci sono altri timori. Non quello di lasciare la mamma o la propria cameretta, ambiente sicuro e conosciuto, ma il timore di dover fare nuove amicizie, di non essere abbastanza simpatico, bello, di prendere brutti voti (spesso per la paura delle reazioni dei genitori),di venir deriso o maltrattato.

La fobia scolare

Vorrei concentrarmi in particolare però su una problematiche importante, maggiormente presente tra i 5-6 anni, ma riscontrabile a volte anche in ragazzi di 10-11 anni. Si tratta della fobia scolare, disturbo spesso associato a fobia sociale, disturbo post traumatico da stress, attacchi di panico, disturbo della condotta, depressione. Si tratta di un rifiuto vero e proprio della scuola in cui l'ansia e la paura di andare e restare a scuola sono talmente forti da compromettere una frequenza regolare causando una serie di conseguenze a più livelli: emotivo, sociale, di acquisizione, nei rapporti in famiglia.

Solitamente, il bambino con questa problematica, ha manifestazioni ansiose molto forti nel momento in cui esce di casa o quando arriva di fronte a scuola e sta per entrare. Queste manifestazioni comprendono vertigini, mal di testa, palpitazioni, dolori vari al torace, alla pancia, agli arti; oppure il bambino può accusare diarrea, dolore alla pancia già dalla sera prima e può dormire male.

Che cosa si può fare in questi casi?

È importante lavorare sia con la famiglia che con la scuola cercando di capire in primis, anche parlando con il bambino, quali pensieri si sono formati intorno alla parola scuola, cosa lo spaventa di più, che cosa sente, cosa teme e rispettare il suo pensiero e i suoi timori senza mai sminuirli. Poi, anche attraverso l'uso di strumenti quali il disegno, il gioco, si può chiedere al bambino di illustrarci il suo vissuto al momento della separazione e dell'allontanamento da casa, per carpire informazioni che magari attraverso il canale verbale possono sfuggire. Si lavora con la famiglia e con la scuola da due punti di vista: da quello più prettamente pratico diciamo, programmando un reinserimento graduale, senza forzature, mentre dal punto di vista più emotivo, si cerca di fare in modo che i genitori capiscano il meccanismo di mantenimento del problema modificando la situazione. Spesso è modificando un pezzo del puzzle che si trasforma tutto.

Scritto da

Dott.ssa Valentina Barbagli

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