La ruminazione depressiva

Negli ultimi anni numerosi studi sulla regolazione delle emozioni hanno messo in evidenza come gli individui effettuino un continuo aggiustamento della propria emotività.

12 OTT 2015 · Tempo di lettura: min.

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La ruminazione depressiva

Negli ultimi anni numerosi studi sulla regolazione delle emozioni hanno messo in evidenza come gli individui effettuino un continuo aggiustamento della propria emotività sulla base delle esperienza di vita quotidiana.

Le nostre esperienze quindi vengono elaborate, fornite di un significato e poste all'interno della cornice che rappresenta la nostra personalissima visione del mondo. Visione che comprende se stessi, gli altri ed il mondo in genere.

Come nascono i disturbi emotivi?

I disturbi emotivi nascono dal fatto che tale meccanismo talvolta si concentra solo su determinati aspetti influenzando in maniera stretta e poco realistica il nostro modo di vedere e reagire agli avvenimenti.

Se focalizziamo tutta la nostra attenzione, ad esempio sul colore nero o il numero 6 considerandoli sfortunati, nell'arco della giornata senza volerlo faremo caso a quante volte ci imbatteremo in quel numero o quel colore sentendoci ogni volta molto sfortunati. Non pensiamo a tutti gli altri numeri o colori che certamente incontriamo in termini numericamente maggiori rispetto ad una sola variabile. Questi sono infatti meno importanti per noi e rispecchiano un significato maggiormente neutro che non ci coinvolge particolarmente.

Questo esempio ci aiuta a comprendere come la nostra visione del mondo, se esasperata, può trasformarsi in un pericoloso paraocchi (la cui funzione è di filtraggio rispetto alla moltitudine di informazioni irrilevanti, risparmiandoci così preziose energie) ma che allo stesso tempo non ci permette di considerare le cose nel loro insieme.

Come si scatena la ruminazione depressiva?

La ruminazione depressiva, in questo senso, è un continuo aggiustamento, un continuo riflettere sulle cose, che si nutre della inconsapevole convinzione che spendere un gran numero di ore su un problema possa in qualche modo risolverlo. In realtà, l'ultima affermazione è solo un illusione in quanto al pensiero non segue quasi mai un'azione concreta ed il pensiero a lungo termine tende inevitabilmente a concentrarsi su pochi ma, ad avviso di chi rumina, essenziali aspetti distorcendoli però in varie forme e modi.

Più si distorcono più ci concentriamo su poche variabili dalle quali traiamo conclusioni affrettate e poco veritiere stringendo quindi il nostro paraocchi. Questo meccanismo perverso può instaurarsi a seguito di esperienze traumatiche o particolarmente difficili da gestire e che possono in un certo senso mandare in tilt il nostro sistema di cognizione adattivo.

Non riuscendo immediatamente ad inserire tali esperienze nella nostra cornice di significati ci perdiamo su del tempo nel tentativo di deformarli per riuscire in qualche modo a farli combaciare al nostro complesso mosaico (che come detto riflette la nostra visione di noi stessi, degli altri e del mondo). La comprensione di questo meccanismo spiega perché alcune persone possano sviluppare problemi a seguito di esperienze traumatiche mentre altre no.

Alcuni individui dispongono di risorse particolarmente efficienti, orientate all'azione ed al problem solving mentre altri si smarriscono nel dedalo di un complesso labirinto mentale. Tale raffigurazione riguardante il pensiero stesso riflette la visione del cervello come macchina auto-adattiva capace di mutare continuamente certi suoi rapporti mentre altre connessioni di significato, quelle più strettamente basiche, restano fisse e molto difficilmente possono venire ritoccate.

Come abbiamo detto, il continuo riflettere e rielaborare esperienze ed emozioni tende col tempo a focalizzarsi su pochi determinati aspetti distorcendone la lettura e pre-disponendo l'individuo a reagire e re-interpretare in maniera altrettanto distorta esperienze simili a quella originaria. Nelle persone depresse questo porta a leggere qualsiasi difficoltà con dei significati sottointesi (nel testo in corsivo), ad esempio "Non ce la farò mai" perché sono un fallito piuttosto che "Non posso gestire questa situazione" perché non ne sono all'altezza. Col tempo questi significati sotto-intesi, o convinzioni riguardanti se stessi tendono a rafforzarsi e divenire chiavi interpretative per ogni avvenimento lontanamente simile all'esperienza traumatica originaria (processo questo che si dice di generalizzazione).

Riassumendo

In sintesi, gli effetti della ruminazione sono:

• Prevalenza di una visione negativa

• Scarse capacità di problem solving

• Ridotte energie cognitive

• Inibizione comportamentale

Le cause che inducono la tendenza a ruminare, oltre a fattori caratteriali, sono dovuti a: • Esperienze traumatiche difficilmente elaborabili (al tempo in cui sono avvenute) • Stili educativi genitoriali inadeguati (non orientati al problem solving con poche o nessuna strategia di coping attivo)

Si può schematizzare il ruolo della ruminazione nel seguente modo:

Evento stressante+Interpretazione e significato attribuito tramite schemi inadeguati+Sviluppo di emozioni negative+Rafforzamento convinzioni pessimistiche e senso di inadeguatezza

Quali sono le conseguenze sociali?

Accenniamo anche alle conseguenze sociali della ruminazione:

• Senso di alienazione ed isolamento

• Ricerca e desiderio di supporto sociale

• Attenzione dettagliata alle sfumature dei propri rapporti interpersonali

Il fatto che la ricerca di supporto venga scandita da un'attenzione particolare delle reazioni altrui ai nostri comportamenti mediata anche in questo caso da una chiave interpretativa distorta "Sono un disastro" e gli altri se ne accorgeranno conducono a vivere le proprie relazioni in maniera poco funzionale. Ci aspettiamo cioè che il prossimo si accorga presto o tardi della nostra inadeguatezza e prestiamo attenzione ad ogni minimo segnale che ci indichi l'avverarsi di questa sorta di profezia che pronunciamo su noi stessi.

Tutto questo rafforza il senso di inadeguatezza con inoltre sentimenti di rivalsa verso il prossimo. Il nostro modo di comportarci rifletterà queste nostre convinzioni permettendo il ripetersi di questa scoraggiante esperienza ancora ed ancora.

Ricordiamo che, una volta instauratasi questo loop, diventa difficile per la persona coinvolta leggere i propri comportamenti al di fuori del loop stesso ed agire in maniera diversa. Inoltre, c'è sempre la convinzione che imponendosi di pensare ancora e ancora a fatti e situazioni negative possa in qualche modo risolverli, non facendo altro in realtà che aumentare il nostro senso di inadeguatezza ed il nostro risentimento verso ciò che avvertiamo come profonde ingiustizie. Il nostro cervello sembra non essere in grado di registrare determinate esperienze come già analizzate instaurando un circolo vizioso dove la ruminazione continua in maniera incessante ed incontrollabile.

Col tempo la tendenza a ruminare diviene così automatica da non permetterci neppure di accorgerci del suo processo ma evidenziando direttamente i suoi effetti su di noi. Non siamo in grado di inibire quelle informazioni che scatenano emozioni negative e non prestiamo neanche attenzione ad altre dati contrastanti coi primi.

Leggiamo quindi la realtà in maniera deformata e poco realistica perché non accettiamo tutto quanto è necessario per farlo. Tutto questo ci inibisce a livello comportamentale impedendoci di concentrarci concretamente sulla risoluzione dei problemi ed esaurendo in toto le nostre risorse.

Ricordo a questo punto che la ruminazione (da non confondersi con il rimuginio che tratteremo in un altro articolo) è caratterizzante degli stati depressivi e dei disturbi emotivi in genere.

La terapia della ruminazione

Trattiamo ora la terapia della ruminazione. Da come abbiamo detto appare importante innanzitutto spezzare il circolo perverso della ruminazione. Ciò si può fare ad esempio in chiave strettamente comportamentale, cioè impegnare la persona in attività piacevoli nel momento in cui si innesca la ruminazione: praticare un'attività sportiva, uscire con gli amici, impegnarsi in un hobby che ci porti a contatto con altre persone ecc.

Questo serve a fare in modo che le nostre risorse si 'distraggano' dal vissuto depressivo utilizzandole invece per qualcosa di pratico ed in grado di aumentare il nostro senso di efficacia e la nostra autostima. Queste attività infatti aumentano i rinforzi positivi che possiamo ottenere dall'ambiente sia a breve che a lungo termine contrastando allo stesso tempo la tendenza all'inattività, all'evitamento ed al ritiro tipica dei disturbi depressivi.

Una volta fatto questo, possiamo imparare specifiche attività di problem solving capaci di aiutarci ad elaborare in termini più efficaci le cause del nostro stato depressivo. Ripeto come: rompere l'isolamento, la possibilità di avere riscontri socialmente positivi e lo spezzarsi della ruminazione fine a se stessa siano dei primi importantissimi passi per uscire dalla depressione.

Dal punto di vista cognitivo, cominciamo a leggere le nostre convinzioni negative non più come verità assolute ma assunti da poter mettere in discussione sotto nuove e più complete prospettive. È altresì importante come la persona debba cominciare a comprendere il funzionamento del suo problema, gli effetti della ruminazione, dei comportamenti associati (come la procrastinazione) e degli altri meccanismi correlati in modo da riconoscerli al loro manifestarsi e mettere subito in pratica strategie funzionali di contrasto (tecniche di rilassamento e di gestione dello stress, abilità di problem solving, assertività ecc). Questo inoltre ci convince della controllabilità del processo ruminativo che veniva fino a quel momento percepito come inarrestabile.

Possiamo aggiungere che, invece di concentrarsi sui rimpianti del passato (che non si può cambiare) o sul timore del futuro (che ancora non è avvenuto), focalizzare le proprie energie sul godimento e la realizzazione di un presente piacevole secondo i nostri desideri possa migliorare il nostro vissuto emotivo che si nutre così non di problemi di difficile soluzione ma di azioni pratiche volte alla costruzione del nostro attuale modo di vivere. Ricordiamo che gli altri ed il mondo in genere spesso non sono altro che uno specchio di come consideriamo noi stessi.

Porsi in una determinata ottica ci permette di sviluppare quegli stili comportamentali-emotivi-comunicativi in grado di affermare la nostra persona in termini concreti, realistici ed efficienti (senza cioè il famoso paraocchi citato all'inizio). Concentrarsi su continue e pressanti minacce non fa altro che esaurire quelle risorse che potremmo utilizzare per modellare il presente secondo le nostre attitudini ed inclinazioni.

In conclusione

Elenco in estrema sintesi i fondamentali passi di una buona terapia:

• Familiarizzare con il meccanismo ruminativo ed il suo ruolo negativo nel mantenimento del problema

• Adottare attività e strategie alternative, capaci aiutarci a rafforzare i vissuti positivi e convincerci della controllabilità della ruminazione

• Normalizzare le esperienze emotive nonché le fluttuazioni di umore

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Scritto da

Dott. Roberto Pasero

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