La psicologia del fumo: tu che tipo di consumatore sei?

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È realmente plausibile suddividere i fumatori in varie tipologie? Come e perché s'inizia a fumare?

28 gen 2016 · Tempo di lettura: min.
La psicologia del fumo: tu che tipo di consumatore sei?

Nel mondo ci sono un miliardo di consumatori di tabacco che, tutti insieme, fumano circa 6 mila miliardi di sigarette all'anno. Questa sostanza miete più vittime di alcol, droghe, Aids, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme.

Ma è possibile suddividere i fumatori in varie tipologie?

Qualcuno potrebbe dire che in realtà, visti i dati appena citati, esista solamente una categoria: quella degli idioti insani. Probabilmente è vero, siamo dei masochisti che pur conoscendo perfettamente gli effetti negativi del fumo continuano a mentire a se stessi per giustificare quello che non è nient'altro che un vizio.

I fumatori dipendenti e i fumatori sociali

Noi fumatori dipendenti e accaniti siamo convinti che accendere una sigaretta ci aiuti a diminuire lo stress mentre invece, probabilmente, non fa che aumentarlo. Infatti il nostro umore varia a causa della mancanza di nicotina e la sensazione di allentamento di tensione e irritabilità è momentanea, riusciamo a sopperire a questo bisogno solo nel momento in cui ci "nutriamo" di questa sostanza.

Noi fumatori incalliti soffriamo terribilmente nei posti chiusi, dai quali vorremmo poter uscire il prima possibile. Nel momento in cui varchiamo la soglia per raggiungere l'aria aperta il gesto è automatico e liberatorio. Per noi caffè e sigaretta sono la coppia perfetta e, ahimè, il tabacco finisce sempre di domenica – suppongo sia un'altra legge di Murphy.

Il fumatore abituale fuma quotidianamente anche se da solo e non aspetta di certo la compagnia.

Voi invece appartenete alla categoria di coloro che fumano una sigaretta ogni tanto, giusto il sabato sera o in occasione di un'uscita con gli amici? Nonostante la lotta al fumo si faccia sempre più aspra, è sempre troppo facile, ammettiamolo, cadere nella tentazione della sigaretta in compagnia.

Se fumi solo in alcune situazioni come alle feste, nei bar con gli amici, di sera, nei weekends, se non ti consideri davvero un fumatore allora sei un fumatore sociale. Non sei necessariamente dipendente dalla nicotina ma potresti esserlo dal fumare, dal gesto in sé, dalla situazione.

I fumatori sociali sono individui che fumano occasionalmente e in genere solo quando gli altri intorno a loro sono fumatori – quanto invidio la vostra capacità di dimenticarvene se non siete circondati!

In genere non hanno la voglia di fumare regolarmente da soli. In alcuni casi possono essere precedenti fumatori abituali che tentano di ridurre la quantità. O, nel peggiore dei casi, dei futuri dipendenti.

Per entrambe le categorie fumare una sigaretta è un'ottima occasione per socializzare e, perché no, magari attaccare bottone: al lavoro, all'università, alla fermata del bus, fuori da un club e via dicendo.

Ma come s'inizia? E perché si continua?

Negli anni Sessanta era simbolo di emancipazione. In generale, comunque, l'adolescenza è quella fase della vita in cui la maggior parte delle persone inizia a fumare. Le motivazioni possono essere tante e molto diverse tra loro:

  • per provare, per curiosità;
  • per imitare gli altri (genitori, fratelli, amici, adulti, personaggi celebri);
  • per essere accettati dal gruppo di amici;
  • per sentirsi adulti;
  • per trasgredire a regole imposte dagli adulti;
  • perché si pensa di poter smettere in qualunque momento.

La sigaretta per un giovane può diventare una stampella cui sostenersi per allontanarsi dall'insicurezza che contraddistingue quell'età e uno strumento per farsi accogliere dalle dinamiche di gruppo. Poi l'abitudine alla sostanza rimane, probabilmente fino all'età adulta, anche quando di quella stampella si vorrebbe fare a meno.

I fumatori ci facciano caso: il più delle volte prendiamo in mano una sigaretta (o una dopo l'altra) senza rifletterci troppo e senza percepire un reale desiderio. Ciò significa che è diventato un gesto meccanico (si chiamano, infatti, sigarette automatiche quelle che si consumano senza sentire un vero bisogno, quasi inconsapevolmente) da cui non ci si può allontanare. Quello che era per il fumatore "il gusto di assaporare una sigaretta" può divenire una vera e propria schiavitù.

Totalmente subordinati alla dipendenza, ci sono motivi emotivi ben precisi che portano la persona ad abbandonarsi al rituale della sigaretta: s'inizia a collegare al fumo un senso di controllo sugli avvenimenti e sulle emozioni che li accompagnano; si avvertono sicurezza, rilassamento, forza. Quante volte è capitato subito dopo un episodio snervante, per governare l'agitazione? Quante volte non si è potuto fare a meno di accendere una o più sigarette automatiche, con l'illusione inconscia di raggiungere la fermezza emozionale?

Sicuramente, a un certo punto della storia del singolo, deve essersi creato un collegamento positivo tra la sigaretta e il Sé. Da quell'istante la persona va avanti nell'associare il gesto, l'elemento inalato a un momento di abbandono e relax, di scarico della tensione, di soluzione di uno stato d'animo svantaggioso e negativo.

Per non parlare della valenza simbolica del gesto di fumare in sé, dell'avere le mani occupate e mai ferme, dello stare maneggiando un tubetto cilindrico e sottile a combustione rapida. Per questo quando si smette ci si sente come se ci avessero tolto qualcosa.

Ma vale davvero la pena mantenere un'abitudine che porta benefici illusori e danni reali? Lascio a voi, e a me stessa, la risposta.

psicologi
Scritto da

Francesca Pani

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Commenti 2
  • Stella

    Ho iniziato a 14 e ho smesso a 18 nn ne stato facile ma ce l ho fatta.. H smesso x via anche della mia mallattia ..

  • Gianna cavagnino

    Ho iniziato a fumare a soli 14 anni perché mi piaceva fumare, ora ne ho 64 e fumo una media di 25 sigarette al giorno. Mi rendo conto che mi sto suicidando e pur avendo provato diversi modi per smettere la mia volontà si annulla solo al profumo di una sigaretta, sono una imbecille consapevole.