La nostalgia del migrante

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

È vero, chi emigra per motivi economici o per fuggire da una piccola realtà spesso riesce a trovare il benessere economico e a rifarsi una nuova vita. Ma qual è lo scotto da pagare?

22 apr 2014 · Tempo di lettura: min.
La nostalgia del migrante
Un antico detto siciliano recita “Cu nesci arrinesci”: che tradotto significa “Chi va via  riesce ad avere successo”. È vero, chi emigra per motivi economici o per fuggire da una piccola realtà spesso riesce a trovare il benessere economico e a rifarsi una nuova vita. Ma qual è lo scotto da pagare?

Se chiedete ad un emigrato come va la vita all’estero non esiterà a rispondervi che tutto va a gonfie vele. Vi spiattellerà in faccia tutte le meraviglie del posto in cui vive, i grandi vantaggi economici del suo nuovo lavoro e vi farà sentire dei poveri sfigati che non sono mai riusciti a cambiare niente nella vita. Eppure l’emigrante entusiasta in cuor suo sa di avere sofferto e di avere rinunciato- forse per sempre- a una parte di sé.

All’inizio è euforia, poi è un lutto da elaborare. Infine arriva la nostalgia. Secondo  gli psicologi la nostalgia dell’emigrante esiste e può provocare anche seri scompensi psicologici. Questa patologia fu descritta per la prima volta da un medico svizzero, Johann Höfer, nel XVII secolo, il quale aveva monitorato un gruppo di militari che, pensando tutto il giorno alla loro terra, manifestavano segni di depressione e altri sintomi come insonnia, inappetenza, iperventilazione, ansia e anche febbre. Non appena i soldati ritornarono a casa ogni sintomo era sparito.

Non molto tempo fa ha colpito la storia di Jesus Navas, un giocatore di calcio del Siviglia che ha rinunciato più volte a giocare per il Chelsea a causa della nostalgia di casa.

Anche gli studenti fuori sede possono sperimentare questo malessere. Alcuni lo superano, molti rinunciano e rientrano.

Perché l’emigrante soffre?
  • Impatto sociale: in molti casi la migrazione è motivata da una necessità economica. La separazione forzata dalla famiglia genera un trauma. La mancanza dei familiari e il senso di colpa per averli abbandonati portano spesso ad un umore depressivo. Anche la separazione dagli amici può essere molto dolorosa. Chi si è trasferito all’estero sa quanto è difficile trovare delle amicizie vere. È difficile ricreare- quando si è adulti- quella complicità che si ha con gli amici di sempre.
  • Impatto linguistico: Chi va all’estero deve imparare una nuova lingua. La comunicazione non è più immediata. Oltre allo sforzo di dovere parlare in una lingua straniera anche la comunicazione non verbale, il modo di scherzare, gli stereotipi sugli accenti stranieri, possono contribuire ad esacerbare la sensazione di disagio.
  • Impatto culturale: le abitudini, lo stile di vita, gli orari, la politica o la religione. Tutto è nuovo e tutto è diverso. Quelli che sono gli argomenti di confronto della quotidianità vengono a mancare. La cultura è così permeante che spinge l’emigrato a ricercare per lo più i suoi simili con il rischio di auto ghettizzazione.
  • Impatto ambientale: per chi si trasferisce in posti molto più freddi o molto più caldi, il clima può essere un fattore peggiorativo della sensazione di malessere dell’emigrato.
  • Impatto psicologico: tra i fattori psicologici di maggiore importanza vi è lo stress psicosociale. L’emigrante, motivato a ambientarsi il più velocemente possibile nella nuova realtà, fa uno sforzo enorme per trovare nuove amicizie, apprendere la cultura e le abitudini, per sentirsi parte della società che lo sta accogliendo. Le persone con bassa autostima o che non hanno un forte supporto della coppia, degli amici o della famiglia, sono più propense a soffrire psicologicamente. Inoltre nel lungo periodo l’individuo costruisce una nuova identità, che si è adattata alla sede straniera. Quando ritorna in patria non si sentirà più quello di prima. Si tratta di un’evoluzione che, se non è gestita bene, può provocare conflitti e ulteriori malesseri psicologici.
Disturbi mentali più comuni

I disturbi più comuni nell’immigrante sono la depressione e l’ansia, le fobie e i disturbi psicosomatici. Spesso l’immigrante con disturbi cerca consolazione nell’alcool o nelle droghe. Lo stress, in persone che vivono in ambienti poco funzionali, può scatenare comportamenti aggressivi o violenti, nonché episodi di psicosi o schizofrenia, come afferma lo studio pubblicato sulla rivista BJPsych, in cui è emerso che la nostalgia di casa combinata con la solitudine e la stanchezza è uno dei principali fattori scantenanti della psicosi negli immigrati, mentre non sono emersi come determinanti i fattori ereditari.

E ancora:

  • Stati confusionali acuti
  • Parafrenia (allucinazioni, delirio etc.)
  • Forme involutive di depressione
  • Tossiemia

Per uscire rafforzati da questa nuova tappa è importante contare sull’appoggio dei familiari e degli amici e, se necessario, ricorrere ai servizi di uno psicoterapeuta che sappia orientarci nel migliore dei modi. Nei casi più gravi è necessario rivolgersi allo psichiatra, che potrà suggerire un trattamento farmacologico adeguato a ripristinare lo stato di benessere, prima di ricorrere alla psicoterapia.

Per meglio vivere la nuova doppia identità è meglio abbracciare tutte le cose buone del luogo che ci ospita e cercare di mantenere anche quelle del luogo di origine che ci danno gioia e ci fanno sentire a casa.
11 consigli per non soccombere alla nostalgia di casa

1.     Prima di partire preparati su tutto: cerca di imparare la lingua, informati su usi e costumi, sulla burocrazia e l’assicurazione sanitaria, sui diritti e i doveri degli stranieri. Quando ti troverai in loco, cerca di leggere i giornali e di vedere la tv del paese ospitante, chiedi alle persone informazioni sulla loro cultura e le abitudini, ti aiuterà a sentirti più vicino a loro e meno spaesato.

2.      Coinvolgi i tuoi familiari e gli amici che rimangono nella preparazione della partenza e assicurati di fare una bella festa d’addio per celebrare o esorcizzare questo momento.

3.     Cerca di capire che cosa ti mancherà di più, una volta fuori, prepararti psicologicamente, ti servirà a sopportare meglio l’impatto.

4.     Porta con te piccole cose che ti consolano e ti fanno sentire a casa o anche gli oggetti che decoravano la tua stanza.

5.     Una volta arrivato cerca di iscriverti il prima possibile ad un corso di lingua o ad altre attività di gruppo. Fare delle amicizie ti aiuterà a vincere la nostalgia.

6.     Se parli al telefono con i tuoi, racconta le cose positive e non concentrarti solo su quanto ti mancano i familiari e gli amici.

7.     Tornare a casa di tanto in tanto fa bene, ma non è positivo se lo fai troppo spesso, ti impedirà di ambientarti nel tuo nuovo mondo.

8.     Sii flessibile: le cose non sono sempre come te le aspetti. Se sei aperto a diverse eventualità anche gli ostacoli ti sembreranno più facilmente superabili.

9.     Di tanto in tanto fai le cose che ti piaceva fare a casa: vedere un film nella tua lingua madre, fare il pranzo della domenica con gli amici, coinvolgi anche coloro che non sono tuoi connazionali, per sentire che stai vivendo uno scambio mutuo di usi e costumi.

10.  Non ignorare la tua nostalgia ma parlane con il tuo partner o con i tuoi amici. Se nascondi a te stesso questo sentimento, finirai per viverlo con frustrazione.

11.  Fai una lista di tutte le cose che ti mancano ma anche di tutte quelle cose che sei contento di avere lasciato, nonché delle cose positive che hai trovato nel paese che ti ospita.

psicologi
Scritto da

Maria Luisa La Marca

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Commenti 9
  • Silvi Colli

    Fino a: "l’immigrante cerca consolazione nell’alcool o nelle droghe" sembrava post professionale. Poi è passato a livello pregiudizi.

  • Oinotna

    Parlo perfettamente la lingua del posto tanto da non farmi riconoscere come un immigrato, conosco perfettamente le usanze e ho una vita sociale…eppure da un anno soffro di attacchi di panico, ho incrinato il rapporto con mia moglie e non gioco più con mio figlio. Il prezzo mi dispiace è troppo alto. I soldi sono importanti…ma la vita lo è ancora di più…e ironia della sorte…solo ora ho capito quanto sia bella l'Italia….anche con tutti i suoi difetti. A luglio rientro….finalmente.

  • Marta

    Oggi ho sperimentato anch'io la nostalgia dell'emigrante. L'elemento scatenante è stata la meschinità della mia vicina di casa. Ho provato per la prima volta sulla mia pelle, cosa significhi il razzismo. Ma probabilmente la mia nostalgia "covava" già da un po'. Ho lasciato l'Italia perché non avevo lavoro e dove sono l'ho trovato. Ho un compagno italiano come me e siamo molto uniti. Ma mi rendo conto che non basta chiudersi tra la coppia e il lavoro. E' arrivato il momento di uscire da questa bolla e di mettere radici, di imparare la lingua al di là dei suoi segni verbali, di costruire una rete sociale intorno a me, cosa che in questo momento mi manca come l'aria...

  • Emma

    Io non ce l'ho fatta. Il mio compagno, motivo principale del mio trasferimento, mi lasciò dopo un anno. Io ho provato a rimanere altri tre anni ma in questi tre anni non sono mai stata davvero felice come lo ero in Italia, pur avendo lavoro e gruppo di amici. Non sono riuscita a ricreare l'intimità che ho con i miei amici in Italia e quando l'unica persona con la quale avevo costruito un rapporto sincero è tornata nel suo Paese sono crollata definitivamente. Ho deciso di seguire il mio cuore e tornare dove stavo bene e pazienza se la maggior parte delle persone pensa che io abbia fallito. Io credo solo di aver fatto una scelta basandomi sulle mie emozioni autentiche e non sul bisogno di dimostrare qualcosa.

  • Mama

    Io in procinto di una convivenza per il suo lavoro mi sono ritrovata al nord e in tre giorni non ho capito più nulla. Ero distaccata dalla realtà e l'unica cosa che riuscivo a pensare era tornare a casa vicino ai miei familiari. Ho vissuto il panico più brutto di tutta la mia vita.

  • max

    Emigrare non è mai bello. In Svizzera ho molti più soldi che se fossi rimasto in Italia ma dopo 14 anni adesso mi rendo conto che ci sono cose che non posso comprare e soprattutto che non potrò più comprare: affetti amicizie complicità abitudini, riconoscimento sociale reale e amore, forse. Chi resta o è sfigato, o eroe o un fortunato.

  • Lisa Marchesin

    Degli 11 consigli, io ho messo in pratica il nr. 4, il nr. 8 e il nr. 11 con l'aggiunta di una lista delle cose negative del paese ospitante, confrontando le mie opinioni con i connazionali. Molto utili. Comunque, vedendo le "cose di casa" da lontano, si riesce ad essere più obbiettivi e razionali. Esperienza personale, ovviamente.

  • alessandro

    Mah... io sono immigrato a 15 anni in svizzera nel lontano 1999. Passati tre anni e raggiunta la maggiore età sono tornato in Italia da solo ma non sono più stato lo stesso e ancora oggi ne pago le conseguenze

  • Anabel Rodriguez

    Hola e grazie mille, mi è piaciuto molto il vostro articolo ,sono immigranti anch'io :-)