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La necessità di girare pagina

“…stiamo attenti che in noi non s’insinui la convinzione che ogni tesi sia falsa, ma che piuttosto non ci sia in noi qualcosa che non vada. Comportiamoci virilmente.

26 GEN 2015 · Tempo di lettura: min.
La necessità di girare pagina

Dove inizia e dove finisce la "normalità"? Secondo quali costrutti possiamo definire la "normalità"? Che cos'è la "normalità"? Interrogativi che da sempre hanno interessato il genere umano e che forse mai troveranno una risposta definitiva. A livello psicologico si può facilmente affermare che il concetto di normalità è un costrutto mentale frutto d'esperienze passate rivolto a prevedere azioni e/o comportamenti futuri. Da qui la pazzia, comportamento umano da sempre venne visto come una deviazione dalla norma, che si riteneva in se stessa la verità ultima al punto che il metterla in discussione era di per sé sinonimo di pazzia. Il concetto di normalità ha accompagnato fino ai giorni nostri l'evoluzione storica-culturale del genere umano ed oggi viene visto come un "semplice" adattamento alla realtà. Quindi, le persone normali vedrebbero la realtà com'è realmente, mentre le persone con dei disturbi mentali la vedrebbero in modo distorto. Ma allora esiste una realtà assoluta accessibile alla mente umana? A questa domanda risposero già innumerevoli filosofi tra cui Kant e Schopenhauer, i quali sostennero che della realtà "vera" possiamo averne soltanto un'opinione, un'immagine soggettiva, un'interpretazione arbitraria:

"questo è il significato della grande dottrina di Kant che la teleologia è portata nella natura dall'intelletto, che in questo modo si meraviglia di fronte ad un miracolo che ha creato lui stesso." [1]

Che cos'è quindi la realtà? Come possiamo distinguere il vero dal falso?

Forse, proprio in questa incertezza si può trovare la forza dell'orientamento terapeutico Strategico Integrato. Non ha importanza la verità "tout court" e/o la realtà assoluta, ma la capacità dell'individuo di rivedere le proprie verità, la capacità di mettere in discussione le proprie convinzioni. Spesso il solo cambiamento del proprio punto di vista da cui si guarda un certo evento e/o comportamento, ci permette di ridefinirlo secondo nuove prospettive e differenti giudizi. Diventa, quindi, indispensabile tracciare una distinzione tra due livelli di percezione della realtà, che generalmente non vengono distinti tra di loro. Si deve distinguere l'immagine della realtà che percepiamo con i nostri sensi ed il significato che ad essa le attribuiamo. La prima la chiameremo realtà di primo ordine mentre la seconda realtà di secondo ordine. Potremmo affermare che le differenze esistenti tra due o più individui nel percepire la realtà risiedano al secondo livello, dove alla realtà attribuiamo un senso, un significato e talora un valore. A riguardo, è efficace l'esempio del bicchiere mezzo pieno e/o mezzo vuoto; come realtà di primo ordine il bicchiere avrà un quantitativo d'acqua chiaro e netto ma a livello di secondo ordine il suo valore dipenderà dall'essere persone ottimiste o pessimiste.

"Non sono le cose in sé che ci preoccupano, ma le opinioni che abbiamo di quelle cose"[2]

Esistono quindi una realtà primaria ed infinite realtà secondarie. A livello terapeutico non è necessario stabilire quale realtà sia giusta e quale sia falsa (anche perché come potremmo pensare di saperlo), ma è fondamentale sottolineare l'importanza dell'atto stesso del modificare il proprio punto di vista, determinando così un cambiamento, un momento di crescita personale, una capacità di andare oltre al proprio conoscibile. L'atto di ossigenazione della propria cognizione, solo questo rende l'uomo "migliore": il mettersi in discussione.

L'approccio Integrato è un po' la sintesi di tale teorema: il non voler fermarsi ad un'unica visione, il voler cercare di raccogliere più informazioni possibili sul conoscibile umano ad un livello sia terapeutico sia filosofico che sperimentale. Ogni teoria possiede le sue verità a seconda del contesto storico-culturale nella quale è inserita. Il nostro obiettivo è quello di riuscire a cogliere i legami più forti, significativi ed efficaci esistenti fra di loro, andando così a strutturare un'unica teoria omnicomprensiva più sicura e solida. Il fermarsi a concepire la vita sotto un unico orientamento terapeutico potrebbe essere fatale; tutti noi dovremmo avere il coraggio di mettere in discussione le nostre idee, al fine di poter dare una netta svolta alla psicologia e alla psicoterapia. Le nuove frontiere della comunicazione hanno permesso all'uomo di appropriarsi di nuovi strumenti, tali da permettergli una visione maggiormente ampia e complessa della conoscenza dell'uomo e del suo universo sia in senso lato che in senso stretto. Le realtà sono plurime come i modi di interpretare le "pazzie" dell'uomo, soffermarsi soltanto su di una risulterebbe riduttivo e maledettamente semplicistico, mentre, la capacità di utilizzare molteplici risorse è il modo migliore per pretendere di inferire logiche teoriche attorno ad essa.

La possibilità di mettere un punto a capo è un dovere più che un diritto del futuro della psicologia e della psicoterapia, al fine di ottenere una corretta evoluzione conoscitiva dell'intelletto umano.

L'evoluzione concettuale e cognitiva va di pari passo con quella biologica, l'una determina l'altra.

BIBLIOGRAFIA

§GROPPO, M., ORNAGHI V., GRAZZANTI I., CARRUBBA, L. (1999) La psicologia culturale di Bruner, Raffaello Cortina Editore, Milano.

§KELLY, G. A. (1955) La psicologia dei costrutti personali, Tr. It. (1991), Raffaello Cortina Editore, Milano.

§MARZIANO, N. (trad. 1993) Platone. Apologia di Socrate. Critone. Fedone. Il convito, Garzanti, p. 132.

§SCHOPENHAUER, A. (1836) Sulla volontà nella natura, Tr. It. Laterza,Bari,p. 346.

§TELFENER, U., CASADIO, L. (2003) Sistemica, Bollati Boringhieri, Torino

§WATZLAWICK, P., NARDONE, G. (1997) Terapia breve strategica, Raffello Cortina Editore, Milano.


[1] Schopenhauer, A. (1836) Sulla volontà nella natura,Tr. It. Laterza,Bari,p. 346.

[2] Epitteto, ?

Scritto da

Dott. Nicolas Caldognetto

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