La nascita del primo figlio

La nascita di un figlio non solo suscita problematiche nuove, ma può riproporre quelle preesistenti nella coppia

24 OTT 2014 · Tempo di lettura: min.

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La nascita del primo figlio
La gravidanza e l'arrivo del bambino: una giovane coppia che ha raggiunto una convivenza accettabile nel periodo del matrimonio può accorgersi che la nascita di un figlio non solo suscita problematiche nuove, ma può riproporre quelle preesistenti.

Il figlio irrompe nella coppia e vincola in maniera indelebile il legame genitoriale che si viene a costituire: il legame genitore-figlio è per sempre, si può mettere fine a qualsiasi rapporto tranne che all’essere genitori.

L’avvio di una nuova famiglia viene quasi sempre vissuto da entrambi i genitori come un evento “felice” e facilmente gestibile, ma accanto ai desideri comuni esiste nei due coniugi il bisogno di conservare la propria individualità. Inoltre, a livelli meno accessibili alla consapevolezza, esistono orientamenti sviluppati da ciascuno nella propria famiglia d’origine che condizionano comportamenti, atteggiamenti e modi di gestire e di percepire situazioni e relazioni.

Una buona stabilità di coppia prima della gravidanza ha un ruolo fondamentale per il superamento della “crisi” dovuta al passaggio da diade a triade; il modo in cui verrà affrontata questa fase di transizione è il risultato di una serie di fattori relativi alla storia personale (personalità, esperienze infantili, relazione con i genitori) e alla realtà attuale (relazione di coppia, motivazione nell’avere un figlio...).

Da quando una coppia sa di aspettare un bambino e fino al momento della sua nascita inizia a sperimentare una serie di emozioni nuove e inaspettate, spesso contraddittorie: gioia ed euforia ma anche ansia e preoccupazione, inevitabili di fronte ad un evento sconosciuto.

Nel periodo della gravidanza i genitori creano nella loro mente uno spazio per immaginare il bambino non ancora nato, per riflettere su di lui: si sviluppano immagini, aspettative, sogni ad occhi aperti, paure, desideri che riguardano il bambino stesso, il ruolo di genitore, i rapporti con i familiari, l’allevamento; le fantasie hanno un carattere più o meno realistico e possono assumere colorazioni e toni positivi o negativi.

In generale la mamma inizia a impegnarsi in una relazione “a tre individui” già durante la gestazione; il figlio per lei è una realtà molto prima che per il papà, che comincerà a sentirsi tale solo quando il bambino è già nato, e a volte anche più tardi; accade che mentre la donna si sta adattando ad un nuovo livello familiare, l'uomo ne rimanga ancora fuori.

Nelle fasi immediatamente successive alla nascita, la cura genitoriale consiste, fondamentalmente, nell’assicurare una continua protezione al neonato, fornire al figlio una “base sicura” che gli consenta di regolare in modo sempre più adeguato le sue funzioni psicofisiche in rapporto al contesto in cui si trova inserito.

Nella maggior parte dei casi, è un momento di grande felicità; ciononostante, molte coppie nei primi mesi di puerperio possono sperimentare stress di vario genere, in modo particolare con il primogenito per diversi motivi:

Esigenze fisiche: la cura di un neonato totalmente dipendente dalla mamma risulta faticosa, soprattutto per quanto riguarda l'allattamento e le continue interruzioni del sonno; questo si amplifica quando le cure del bambino devono essere integrate alle normali routine domestiche e lavorative che i genitori continuano a svolgere;

costi emotivi: di solito i neo genitori sperimentano una gioia profonda ed un senso di appagamento; malgrado questo, la consapevolezza del fatto che il benessere del piccolo e tutta la sua vita dipendano da loro, può costituire una fonte di tensione che pesa più della fatica fisica;

riduzione delle altre opportunità: inevitabilmente, la dipendenza del bambino comporta la necessità di adottare un nuovo stile di vita, con riflessi sia sull’attività lavorativa, sia sul tempo libero. I due genitori avranno meno opportunità di dedicarsi ad attività fuori casa e alla socialità di prima;

tensioni nella vita coniugale: mentre in molti casi un neonato favorisce un ulteriore avvicinamento tra i genitori, in altre situazioni la relazione coniugale può modificarsi in peggio. La coppia si trasforma in una triade e la gelosia, l’interruzione o la minore frequenza delle relazioni sessuali e lo stress che ne deriva svolgono un ruolo significativo nel modificare l’originaria intimità tra marito e moglie;

- difficoltà nel passaggio alla genitorialità: l’identità genitoriale è solo il traguardo di un percorso complesso, perché diventare genitori non coincide con l’evento della nascita del figlio (anche se da essa inizia). Le coppie variano profondamente per quanto riguarda il passaggio alla genitorialità e molti fattori sono alla base di queste differenze: l’età e la maturità dei genitori, la relazione che hanno con i loro stessi genitori, il supporto sociale di cui dispongono, il livello di soddisfazione coniugale esistente prima dell’arrivo del bambino, lo stato di salute (anche psicologico) post partum della mamma.

Un altro elemento che può influenzare il processo di adattamento dei genitori è il temperamento del bambino stesso, quando un neonato è “difficile” a causa di tratti caratteriali innati o di una nascita prematura, di una malattia o di una menomazione, i genitori possono vivere la transizione come un evento più stressante del normale.

Diventare genitori è un passaggio cui prepararsi con cura, e che richiede un impegno attivo: la coppia dovrebbe riuscire a mantenere un proprio spazio protetto ed intimo, senza triangolare costantemente sul figlio; il partner dovrebbe manifestare tenerezza e rinnovato corteggiamento nei confronti della neo mamma, ancor più se lei è affaticata da una sottile depressione post partum, invece di “fuggire” simbolicamente nel lavoro, nella palestra, con gli amici o addirittura in un nuovo amore (sono in netto aumento le avventure extraconiugali di lui durante il puerperio...); la neo mamma dovrebbe a sua volta evitare di fare “coppia fissa” con il figlio, specie se maschio, mantenendo un giusto equilibrio di attenzione anche nei confronti del partner.

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Scritto da

Dottssa Giordana Colombo

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