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La mia esperienza con la videoconsulenza

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

La mia esperienza nelle videoconsulenze: qualche cenno utile.

11 MAR 2020 · Tempo di lettura: min.
La mia esperienza con la videoconsulenza

Da diversi anni, oltre a seguire persone in momenti di psicoterapia in studio, ho intrapreso, inizialmente per curiosità e con molti dubbi, il supporto psicologico in video consulenza.

Quando iniziai erano pochissimi gli psicologi in Italia a fornirlo, e anche nel mondo era difficile recuperare informazioni che dessero un modello di comportamento, di setting, a cui poter fare riferimento.

Pertanto quando mi avviai sulla "strada"sconosciuta delle video consulenze dovetti trovare un modo deontologicamente corretto per effettuarle. Cercai quindi nelle linee guida dell'etica professionale la mia stella polare. Linee guida che ancora oggi conservo e applico come indispensabili. Inoltre attualmente lo stesso ordine regionale degli psicologi, in linea con quello nazionale, si è aggiornato fornendo materiale per poter applicare questo "nuovo" sistema di supporto a richieste che, personalmente, mi giungono soprattutto da italiani residenti all'estero e che erano e sono, le situazioni cambiano ma le necessità si assomigliano molto, alla ricerca di uno psicologo che parli la loro lingua e che abbia una cultura simile.

Occorre però specificare che comunque le culture tra individui pur crescendo da radici simili poi sono sempre differenti quando si analizza l'introietto familiare.

Oltre a residenti all'estero ho avuto modo di poter lavorare insieme a italiani che non trovavano il coraggio, ognuno con la propria motivazione, di andare presso lo studio di uno psicoterapeuta.

Inoltre occorre anche precisare che esiste nelle video consulenze per il cliente anche un vantaggio economico.

Mi risultò da subito evidente come tipologie differenti di richieste, nate da motivazioni anche divergenti, andavano raccolte con la stessa attenzione che occorre nel rapporto in studio. Tale attenzione riguarda, sin dall'inizio del rapporto, il setting terapeutico. Il rispetto per il cliente parte allora sempre dal setting.

In tal senso appena una persona mi contatta per una videoconsulenza applico le stesse metodologie che applicherei in studio:

  • richiesta informazioni sull'età della persona (non prendo infatti in videoconsulenza minori);
  • fornisco informazioni sul costo e le modalità di pagamento (solo tramite bonifico);
  • richiesta di firma del modulo per il consenso informato e la tutela della privacy;
  • fornisco informazioni sul setting.

Richiedo al cliente di trovare un luogo isolato dove poter rimanere durante la video consulenza, in una situazione di tutela della propria privacy e di tranquillità. Quindi non vanno bene posti dove persone possono entrare e uscire interrompendo la comunicazione e luoghi dove ci possono essere rumori esterni che non permettono alle parti di ascoltarsi con reciproca tranquillità. Anche lo psicologo deve conservare un luogo dove poter lavorare col cliente in video consulenza in modo il più eticamente corretto. Pertanto io effettuo le videoconsulenze dal mio studio, sempre nella stessa parte della stanza, in modo da fornire un senso di continuità. È anche molto importante che lo psicologo non si mostri distratto e rimanga focalizzato sul cliente senza credere di essere in una situazione dove può "concedersi" disattenzioni. Ritengo che la "trappola" per lo psicologo sia proprio quella di valutare il tempo di una video consulenza, che comunque io applico sempre in un'ora di 50 minuti, come meno importante rispetto le psicoterapie in studio.

In tal senso appare allora come io consideri nel setting la video consulenza alla pari di una psicoterapia in studio. A differenza però della psicoterapia classica esistono delle peculiarità.

La maggiore peculiarità la ritrovo nell'utilizzo del silenzio comunicativo. Occorre come psicologo avere sempre in mente che la relazione col cliente viene filtrata da un mezzo, esiste cioè un oggetto terzo al rapporto che è la telecamera. Non si è mai allora veramente in due ma sempre in tre: psicoterapeuta, cliente, videocamera del computer, tablet o quant'altro.

I momenti di attesa o di spazio che conserviamo nel silenzio terapeutico nelle videoconsulenze ho avvertito non avere la stessa forza espressiva e a volte divenire controproducenti. Se in studio tali momenti vanno dosati e gestiti con rigorosa attenzione empatica in video consulenza vanno, sempre secondo la mia esperienza, ridotti proprio perché la mancanza del rapporto diretto riduce o rende più difficoltoso il contatto empatico.

Questo non significa che tali momenti terapeutici devono essere levati ma che vanno attuati solo quando si ha una profonda confidenza coi bisogni inconsci del cliente.

La conoscenza del cliente che mi contatta per una video consulenza richiede gli stessi tempi di una psicoterapia classica (o meglio dire ordinaria). La conoscenza deve sempre basarsi su una valutazione del profilo di personalità del cliente che lo psicologo deve porsi come fondamentale per l'attuazione di un percorso comune che segua obiettivi a breve, medio o lungo termine.

Un'ultima considerazione rispetto la mia esperienza con le videoconsulenze riguarda due aspetti: chi sono i richiedenti e quali tecniche possono essere utilizzate.

Solitamente il richiedente è una persona con buone capacità di insight, fortemente motivata anche se non per questo crede all'utilità della psicoterapia. Come spesso accade per la psicoterapia ordinaria, anche l'approccio alla video consulenza avviene quando il cliente si sente un po' "all'ultima spiaggia". Cioè dopo molti tentativi per risolvere quello che reputa il proprio problema con differenti specialisti o in autonomia. È comunque spesso in grado di portare avanti una ricerca, uno studio, delle proprie fragilità e riflessioni sul proprio stile di vita (inteso come manifestazione della personalità).

Per quanto invece riguarda le tecniche ogni psicologo ha dimestichezza con alcune e non con altre. Io appartengo al mondo della psicodinamica e della psicologia sociale, il mio orientamento adleriano poggia soprattutto sulla psicologia psicodinamica e utilizzo un approccio soprattutto analitico. Però un bravo psicoterapeuta attualmente deve saper lavorare spaziando nel continuum cognitivo-psicodinamico (comprendendo anche teorie costruttiviste, sistemiche e biopsicosociali). Nel lavoro attraverso video consulenze ho notata esistere molte convergenze con l'approccio in studio. I primi momenti della relazione, che non sono definibili in un lasso di tempo, richiedono sempre un approccio più cognitivo (raccolta di informazioni, comprensione abitudini, lavoro sui ricordi). Tale approccio può continuare anche successivamente utilizzando un atteggiamento più direttivo (comportamentale) rispetto il lavoro in studio, oppure può avere innesti analitici.

Rispetto la psicoterapia ordinaria ritengo che quella che utilizza il mezzo videocamera debba avere un riguardo maggiore per il polo cognitivo-comportamentale.

In conclusione, ho fornito una descrizione di quella che è a grandi linee la relazione psicologo-cliente in una video consulenza, sperando di poter essere utile a chiarire in cosa consiste. Almeno per quanto concerne la mia esperienza e il mio modo di lavorare col cliente. Ricordo comunque, e ritengo possa essere sempre utile farlo, che la relazione che si crea in una video consulenza va sempre costruita e solo sulla relazione che si costruisce poi il supporto psicologico può avere un qualche effetto positivo sulla vita del cliente. Proprio come in studio.

Scritto da

Dott.re Lorenzetto Claudio

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