La fobia: nella morsa della paura

La fobia è una paura marcata e persistente, eccessiva o irragionevole, provocata dalla presenza o dall’attesa di un oggetto o situazione specifici

24 OTT 2014 · Tempo di lettura: min.
La fobia: nella morsa della paura
Il termine fobia deriva, come molti dei termini medici, dal greco phòbos=paura, timore.Il DSM-IV (1994) definisce la fobia specifica come la “paura marcata e persistente, eccessiva o irragionevole, provocata dalla presenza o dall’attesa di un oggetto o situazione specifici (per es. volare, altezza, animali, ricevere un’iniezione, vedere il sangue, ecc.)”.

La persona che soffre di fobia specifica, reagisce quasi sempre con una risposta ansiosa di fronte allo stimolo fobico. Questa risposta ansiosa a volte può prendere forma di attacco di panico sensibile a quella particolare situazione.

Generalmente l’adulto con questo tipo di disturbo si rende conto che la sua paura è eccessiva o irragionevole, mentre nei bambini questa caratteristica può essere assente. Sempre nei bambini l’ansia potrebbe manifestarsi in pianto, scoppi di ira, irrigidimento o nell’aggrapparsi a qualcuno.

Nella maggior parte dei casi la situazione (o più situazioni) fobigena viene sistematicamente evitata e in alcuni casi viene sopportata con intensa ansia o disagio.Un dei criteri adottati nel DSM-IV è che l’evitamento attivo, l’ansia anticipatoria o il disagio nella situazione fobica, interferiscano significativamente con la normale routine dell’individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico oppure con le attività o le relazioni sociali, o ancora sia presente disagio marcato per il fatto stesso di avere la fobia.

Nelle persone con un’età inferiore ai diciotto anni la durata del disturbo dovrebbe essere di almeno sei mesi.

Naturalmente per questo tipo di valutazione diagnostica dovrebbe essere esclusa una diagnosi alternativa in grado di giustificare la presenza dell’ansia, degli attacchi di panico o l’evitamento fobico associati con l’oggetto o le situazioni specifiche.

Fra i vari studiosi che hanno trattato le fobie interessante è il contributo di Marks che distingue i seguenti elementi semiologici:

1) È sproporzionata allo stimolo. Ciò significa che la maggior parte delle persone reagirebbe con indifferenza o bassi livelli di ansia agli stessi stimoli. (es.: il claustrofobico non riesce a fare una cosa per noi molto facile: prendere l’ascensore).

2) Non può essere controllata con un’analisi razionale. Spiegare la genesi del disturbo, i meccanismi di mantenimento, la non pericolosità delle situazioni temute e l’assurdità della paura non riduce in alcun modo il problema.

3) Sfugge al controllo volontario. Vani sono gli appelli all’autocontrollo. Il fobico reagisce ai segnali di pericolo con risposte apprese che hanno carattere di automatismo. Egli non è in grado di controllare le alterazioni del sistema nervoso autonomo quali il battito cardiaco, respirazione, pressione sanguigna, sudorazione, temperatura, tensione muscolare, scariche di adrenalina, ecc. Tutte queste risposte fisiologiche elicitate dallo stimolo fobico sono il risultato di un apprendimento (condizionamento classico). Il loro effetto congiunto è talmente potente e rapido da far stare male il fobico e indurlo alla fuga.

4) Produce l’evitamento della situazione temuta. La fuga è una strategia di emergenza. Generalmente il fobico prevede in modo accurato tutte le situazioni che lo possono mettere in ansia e le evita sistematicamente. La sua vita può subire forti limitazioni in funzione di questa strategia. L’agorafobico che non esce di casa perde il lavoro, gli amici, gli abituali svaghi. Il bambino con la fobia della scuola è danneggiato nell’apprendimento.

Secondo gli umanisti ogni persona deve crescere in un ambiente che lo rassicuri con affetto e giudizi positivi.

Bambini ipercriticati da genitori e educatori saranno da adulti ipercritici verso se stessi.Sono perennemente scontenti di cio’ che fanno avendo adottato standards autovalutativi molto severi. Poiche’ gli insuccessi rispetto a questi standards sono vissuti come fallimenti della loro vita sviluppano fobie come meccanismo di difesa verso cio’ che puo’ rappresentare una minaccia per il proprio concetto del sé.

Gli esistenzialisti, inoltre, enfatizzano nell’analisi eziologica la discrepanza esistente tra comportamenti che non rispondono alle autentiche aspirazioni della persona e questo bisogno di autenticita’. Ansia, panico e fobie si manifesterebbero nelle persone che diventano consapevoli che le loro azioni non sono in armonia con i desideri del se’ autentico( Rogers,Maslow).

Secondo la teoria psicodinamica, quando pensieri proibiti sessuali o aggressivi che potrebbero portare ad una ritorsione punitiva minacciano di emergere dall’inconscio, viene attivato un segnale d’ansia che porta allo spiegamento di tre meccanismi di difesa: spostamento, proiezione ed evitamento (Nemiah, 1981). Queste difese eliminano l’ansia rimuovendo ancora una volta il desiderio proibito, ma il prezzo del controllo dell’ansia è la creazione di una nevrosi fobica.

Scritto da

Dott.ssa Antonella Giorgio

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