La famiglia di fronte al suicidio. Come reagire al lutto?

E' sempre difficile affrontare la morte di una persona cara, ma questo è particolarmente vero quando la morte è improvvisa e violenta come può essere nel caso di un suicidio.

2 FEB 2016 · Tempo di lettura: min.

PUBBLICITÀ

La famiglia di fronte al suicidio. Come reagire al lutto?

Il suicidio, atto ad esito fatale, deliberatamente iniziato e compiuto dalla persona stessa e sostenuto dalla volontà e/o dal desiderio cosciente e/o deliberato di morire (WHO, 2004), è uno dei più rilevanti problemi di salute pubblica che si registra nei Paesi industrializzati e rientra tra le prime dieci cause di morte di un individuo e tra le tre cause principali di morte nelle persone tra i 15 e i 34 anni.

Da un rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità si stima che nel 2020, se non si interviene con politiche adeguate, potrebbero essere 1,53 milioni le persone che moriranno per suicidio, con un tasso di gran lunga superiore all'odierno.

Lo spettro sulla famiglia

La morte, in generale, è uno degli avvenimenti più critici che mira a turbare l'equilibrio familiare. L'intensità della reazione alla morte di un proprio caro dipende sia dal livello funzionale di integrazione emotiva della famiglia in quel momento e dalle circostanze in cui la morte avviene. Una famiglia ben integrata può avere una reazione molto palese al momento del cambiamento, ma poi adattarvisi abbastanza presto.

Una famiglia meno integrata potrebbe invece mostrare una reazione più sfumata sul momento e rispondere più tardi con sintomi o comportamenti sociali "devianti". Allo stesso modo, è sempre difficile affrontare la morte di una persona cara, ma questo è particolarmente vero quando la morte è improvvisa e violenta come può essere nel caso di un suicidio. In letteratura si parla di survivor riferendosi a qualsiasi persona emotivamente legata ad una persona che muore per suicidio, intendendo con esso sia familiari sia terapeuti. Si stima che circa una persona su quattro conosca qualcuno che si è la propria vita e che per ogni suicidio ci sono almeno sei persone attorno che diventano a tutti gli effetti sopravvissuti.

Un'elaborazione del lutto diversa

Il lutto che si vive in seguito ad un suicidio si differenzia da altri tipi di lutto anche per i "processi sociali" che circondano il sopravvissuto, in quanto il suicidio ha un impatto non indifferente sul sistema familiare. Ogni morte solleva poi molte domande, ma una morte per suicidio porta i sopravvissuti inevitabilmente ad una continua ricerca, intensa e prolungata, di una spiegazione della tragedia, non conoscendo le ragioni che hanno portato il loro caro al gesto estremo. Quest ricerca di senso può durare tutta la vita, se non si arriva ad un compromesso con se stessi che la verità sarà difficile da raggiungere. Ed è proprio questi diversi vissuti che allontanano (o uniscono) i familiari, specie in presenza di elementi di colpa importanti. Un sopravvissuto poi, non solo ha a che fare con un processo del lutto che implica tempistiche diverse (e più lunghe), ma sperimenta emozioni estreme, molto più forti e dolorose, livelli più alti di solitudine e lutto complicato.

Le reazioni dei bambini

Capitolo a parte meritano i bambini, come affrontare con loro questo tragico momento. I bambini esprimono i loro sentimenti in maniera differente rispetto agli adulti ed in forme diverse anche tra di loro, soprattutto in riferimento all'età. E' possibile però suggerire alcune indicazioni generali, quali quella di non sorprendersi se i bambini si comportano come se non fosse successo nulla, i bambini "soffrono un pò alla volta" e hanno bisogno di tempo per percepire il senso della perdita ed i cambiamenti che ciò comporterà. Per i bambini inoltre è importante che la famiglia mantenga la routine di sempre, o anche il vedere un adulto piangere. Ciò porta a normalizzare il processo di dolore.

In Italia sono pochi i servizi che si occupano (gratuitamente) di fornire supporto ai sopravvissuti, vale la pena ricordare l'importanza che ricopre il fornire un sostegno specifico a questa popolazione.

A tal proposito a Padova i volontari (psichiatri e psicologi) di progetto SOPRoxi si occupano di fornire supporto (online e vis-a-vis) a chi ha perso un caro per suicidio (online e vis-a-vis), operando quella che viene definita postvention (o prevenzione terziaria), ossia quelle attività sviluppate da, con, o per i sopravvissuti al suicidio, al fine di facilitare il recupero dopo un suicidio, e di evitare esiti negativi, tra cui il comportamento suicidario stesso.

PUBBLICITÀ

Linkedin
Scritto da

Dott. Stefano Totaro

Lascia un commento

PUBBLICITÀ

ultimi articoli su psicologia e famiglia