La difficoltà di farsi amare quando si ama

Perché più siamo innamorati e più non siamo corrisposti? Perché le relazioni non sono mai bilanciate?

18 NOV 2018 · Tempo di lettura: min.
La difficoltà di farsi amare quando si ama

Sembra quasi un tiro alla fune.

Io lo amo, e lui è distratto....poi lui si avvicina a me, ma a quel punto io lo do per scontato...poi mi ricordo di lui, di quanto sia speciale...ma appena accade inizio a sentirlo distante! Come mai succede? È realmente così? Quanto le nostre paure diventano previsioni di ciò che può accadere?

Se lasciamo che questa modalità di interpretazione prenda il sopravvento, vivremo sempre la relazione di coppia come una continua competizione dove, ciclicamente, c'è un partner che prende il comando (perché si allontana emotivamente?). E l'altro di conseguenza si appiccica, ma perchè? Perchè questo gioco forza? Perché questo tiro alla fune?

La spiegazione molto probabilmente la possiamo trovare nei nostri legami di attaccamento primari, con i nostri genitori e con le figure importanti durante le fasi dello sviluppo. L'attaccamento primario, lo stile genitoriale, il modo in cui i nostri genitori ci abituano alla loro presenza e assenza, favorisce lo strutturarsi di modelli interni, che altro non sono che una riproduzione interna del mondo esterno. Schemi che si sono formati nel corso della nostra crescita, e che sono reltivamente "stabili". Questi modelli funzionano da filtro attraverso il quale noi interpretiamo il mondo, viviamo le relazioni, fuggiamo o ci attacchiamo agli altri. Le relazioni esperite durante l'infanzia ci consentono di fare delle previsioni su come andranno le relazioni future, ci consentono di interpretare i segnali che ci arrivano dalle persone che abbiamo vicine, i consentono di valutare le intenzioni dietro le azioni. Purtroppo però, non tutte le relazioni primarie consentono di farci sentire i futuri adulti appagati, sicuri e amati.

Questi futuri adulti potrebbero rischiare di sabotare le relazioni, per paura di essere lasciati ... traditi .... abbandonati. La presenza di una persona può riattivare in noi dei funzionamenti più maturi o più primitivi a seconda della modalità con cui questa persona si relaziona a noi.

Una persona con una modalità più evitante molto probabilmente avrà vicino un partner che, sentendosi più insicuro per via di questo atteggiamento, inevitabilmente si attaccherà in maniera anche esasperata.

La paura di perdere qualcuno, quella che ci fa attaccare, non fa altro che garantire la realizzazione delle paure più profonde, perché il partner, sentendosi soffocare (o nel peggiore dei casi, controllato!) tenderà ad allontanarsi.

Spesso le esperienze relazionali precedenti possono costituire degli abili predittori sull'evoluzione delle esperienze future (sia nel bene che nel male). Questo perché anche le relazioni con i pari vanno a modificare i modelli interni, rendendo così una persona più insicura o al contrario più padrona di sè.

Ma allora... come si può trasformare questo circolo vizioso in un circolo virtuoso?

Un buon percorso terapeutico può essere utile a modificare questi filtri che alterano la nostra interpretazione della realtà, aiutandoci a capire se ci sono state, nella nostra crescita, delle carenze, intervenendo tramite una funzione riparativa e permettendoci di instaurare relazioni sane, perché siamo innamorati e non perché dobbiamo sopperire a qualche mancanza.

Un buon percorso terapeutico può favorire la sicurezza e l'autostima dell'individuo, con l'obiettivo di non avere paura di rimanere solo e di acquisire la capacità di scegliere le persone giuste da avere vicino.

Perla del giorno: SE NE PRENDI CONSAPEVOLEZZA, IL PASSATO NON RITORNERÀ.

Scritto da

Arianna Cantiano Centro di Psicologia Ar.Pa.

Lascia un commento

ultimi articoli su dipendenza affettiva