La depressione nel maschile totalizzante

La depressione nel maschile totalizzante. Proverò, senza entrare troppo nello specifico, dei contenuti psicologici toccati a fornire una analisi di quello che appare divenire....

11 MAR 2020 · Tempo di lettura: min.

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La depressione nel maschile totalizzante

Proverò, senza entrare troppo nello specifico dei contenuti psicologici toccati, a fornire una analisi di quello che appare divenire come una delle espressioni della società liquida. I riferimenti storico sociali possono essere innumerevoli e possono fornire tutti ottimi spunti di partenza per cercare di comprendere la matrice di una tragedia sociale. Il femminicidio.

Il '68, la rivoluzione femminista, ma ancora prima il diritto di voto per le donne, il diritto all'aborto, sino ad arrivare ai più recenti casi di denuncia per abusi sessuali nel caso Weinstein che sembra l'inizio di una svolta. Donne dello spettacolo, del cinema e non solo hanno trovato il coraggio di denunciare uomini che in una posizione di potere le hanno sopraffatte sessualmente. Racconti di abusi che sembrano fornire indicazioni di un deficit nella evoluzione del maschio sociale il quale appare incapace di uscire da schematismi secolari precostituiti.

Rispetto alla diffusione mondiale di denunce per abusi subite da donne , attraverso le pagine di giornali, sui social e un po' ovunque nella nostra vita mediatica, desidero aggiungere un personale punto di vista. Ritenendo di conservare una posizione garantista e di rispettare il corso delle indagini , occorre a mio avviso sostenere sempre chi, anche a distanza di molti anni, trova il coraggio di confidarsi, di parlarne.

Farei invece una separazione tra il denunciare e il confidarsi. Ritengo che occorra sempre una attenzione sulle prove prima di rovinare la reputazione di un uomo tramite una denuncia che oramai avviene sempre più spesso prima sui social e solo in seguito, eventualmente, in una centrale di polizia e davanti a un giudice.

Da questa differenziazione tra l'esprimere sempre il supporto a chi ha vissuto una esperienza di maltrattamento e di abuso e cerca una canale per comunicarla e il rispetto per la dignità di tutti costruirò una breve riflessione , che è pur sempre una semplificazione, su quanto accade all'uomo moderno nel rapporto con la donna moderna, ma che potremmo anche definire nel rapporto del maschile col femminile.

Sembra infatti che un attore del dramma edipico si sia evoluto, la donna, la figlia, la madre, a livello sociale e in molti settori individuale, mentre l'altro, il padre, il figlio, l'uomo, abbia perduto potere. Forse però non sono il potere sulla donna, o la forza di contrattazione sociale perduti gli elementi la principali su cui ha realmente fatto affidamento per strutturare una propria identità sociale e in essa rispecchiarsi nella costruzione del proprio stile di vita, della propria personalità. L'oltraggio l'ha subito durante la costruzione del rapporto edipico dove il legame interiorizzato col padre indicava la forza mentale, il coraggio, la capacità di problem solving e il rapporto con la madre conteneva le ansie, le frustrazioni, lo faceva sentire parte di un'affettività che però era resa difficoltosa nella sua espressione dal prevalere nel modello di coppia eterosessuale socialmente presente da un modello maschile indistruttibile, distante dalle sofferenze umane, distante dalla fragilità femminile. Distante dall'essere oggetto d'amore intero.

Spezzato in oggetto sopraffatto dall'essere più di quanto l'amore per il padre poteva portarlo ad esprimersi, ha relegato la madre a una rappresentazione feticcio dell'amore che la donna, amante, dovrà provare per lui. Divenendo in tal senso il significante di un trasporto amoroso ricco di contraddizioni interpersonali, nel migliore delle ipotesi, o di frammentazioni identitarie intrapsichiche nella peggiore.

L'uomo socialmente ferito dalla propria incompiutezza, sviluppa un ermafroditismo psichico che rappresenta la visione del proprio ruolo sociale. O sta in alto o sta in basso. O è fiero e virile o è allegoria di una femminilità transessuale per lui avvilente e in continua mutazione.

Divengono in tal senso complicate anche le relazione amorose più intime in quanto la sessualità nell'uomo narcisisticamente ferito, che "vive" senza esperire il conflitto tra modello paterno protettivo ma scarsamente vissuto nell'infanzia e un potere maschile edipico dominante inconciliabile con la richiesta di gentilezza femminile, lo pongono in una continua transitoria posizione attiva/passiva in certo momenti tollerata e in altri molto meno. La propria sessualità viene deferita nella sua espressione orgasmica in momenti di incompiutezza percettiva. In momenti ciò dove sente che per provare piacere dovrebbe perdere il controllo del senso del maschile e abbandonarsi alla forza della femminilità. Abbandonarsi cioè a una concezione di donna come guida verso un piacere sessuale che non riesce a rientrare nel modello femminile che ha costruito nella sua evoluzione psico-sessuale.

Da quanto descritto sino a qui appare inevitabilmente nella organizzazione dello stile di vita maschile la mancanza di integrazione tra oggetti reali e fantasie di controllo infantili. Una mancanza che è un vero e proprio deficit, quindi irreparabile. La lotta nell'uomo moderno appare allora una continua ricerca a compensare il suo senso di incompiutezza attraverso ortodosse strategie parzialmente utili e spesso fallimentari rivolte alla forza, alla distanza dalla affettività intrasoggettiva, rivolte all'espressione di una sessualità compulsiva o rimozione di fantasie distruttive rispetto le figure genitoriali (in tal senso possono esistere pulsioni di morte rivolte nell'infanzia sia verso la madre che verso il padre).

L'uomo, in questo senso inteso come il maschio, la parte maschile di una relazione eterosessuale, non sempre utilizza strategie di compenso del tipo avanzato appena sopra. In certi casi ha le risorse per agire su di sé avanzando verso una metamorfosi tardiva ma a lui molto utile per il conseguimento di una vita soddisfacente. Inoltre ci tengo a precisare che non tutti i bambini vivono situazioni deficitarie nello sviluppo della propria identità sociale, psichica e sessuale. D'altronde in tale contesto sto prendendo in esame situazioni socialmente diffuse di violenza sulle donne all'interno di una relazione eterosessuale ma che per fortuna non esprimono la maggioranza dei rapporti uomo-donna.

Conservando il rispetto per l'eccezionalità dell'evento, la particolarità della situazione e per l'originalità della relazione, cosa accade nell'uomo? Forse la domanda è errata. Andrebbe forse domandato cosa è accaduto nel maschio umano che la società intesa come welfare, rete di supporto complessiva e vigilante sullo sviluppo del bambino, non ha compreso? Forse il sistema manca del senso umanitario e in tal senso controlla seguendo parametri, modelli di riferimento invischiati col problema: la trasformazione di un occidente che ha vissuto il dramma delle guerre mondiali, delle epidemie, delle famiglie patriarcali, degli aborti clandestini, dei matrimoni su procura e ha perso la tragedia a cui era destinato. Come dire: si è spento il fuoco ma la brace è rimasta incandescente sotto la cenere. La società occidentale moderna premia la bellezza , il successo, la ricchezza o semplicemente l'apparenza e l'apparenza è la risposta alla mancanza di risposta a bisogni più profondi.

Il maschio umano cerca in certe condizioni di frustrazione di recuperare parti inesistenti di sé attraverso un rafforzamento dell'apparire distanziandosi dalle richieste incombenti dei propri bisogni. Perdendo originalità e soccombendo alla realtà. Soccombere significa morire nella ricerca di un rispecchiamento con aspettative sociali a cui credere ma che sono frutto di proiezioni del profondo senso di inadeguatezza.

Questo è in realtà un modo di agire che fa parte dell'introietto del maschile presente in ogni persona, anche nelle donne. La differenza forse è sia biologica (il testosterone rende effettivamente più predisposti all'agire impulsivo), sia dovuta al ruolo che viene attribuito alle bambine rispetto ai loro coetanei di sesso opposto, sia dalle stesse aspettative che socialmente le donne rivolgono a loro partner in un rapporto, è importante ricordarlo, eterosessuale.

La eterosessualità è un elemento importante da considerare nello sviluppo di una patologica "depressione del maschile totalizzante". Ricordiamo che la presenza del pene implica l'espressione fisico di un potere controllato dalla vagina della compagna che ne contiene la aggressività e l'accompagna in una vicinanza affettiva.

Nel rapporto eterosessuale ricordiamo come l'uomo tragicamente narcisista trasformi in feticcio l'oggetto del desiderio per conservare la distanza con la propria impotenza affettiva. Se avvertisse tale inadeguatezza allora non potrebbe raggiungere il piacere sessuale. Tale esperienza può essere esacerbata nei molti uomini che presentano un orientamento sessuale eterosessuale come compenso di un bisogno profondo di realizzazione omoerotica del Sé.

Pertanto, senza prolungarmi ulteriormente in disamine che aumenterebbero ulteriormente la complessità della riflessione sulla "depressione del maschio totalizzante" facendo perdere l'obiettivo di una semplicità e linearità nell'argomentazione, si può presumere come l'uomo moderno nato in particolari situazioni, sottoposto a particolari agenti stressanti, privo di diffuse difese evolutive ma ancorato a proiezione, diniego, repressione di pulsioni sessuali opposti all'orientamento, ossessioni di controllo della sessualità e della propria fragilità, è come se vivesse un continuo stato di perdita dell'originalità del proprio Sé.

Perdita insopportabile che compensa definendosi nella società come ideale steretipico e vivendo l'intimità cristallizzando le proprie insicurezze sotto la sfera della consapevolezza.

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Scritto da

Dott.re Lorenzetto Claudio

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