La depressione: caratteristiche e terapia

La depressione è una malattia ormai ampiamente diffusa. Si stima che colpisca più di 300 milioni di persone in tutto il mondo.

31 LUG 2019 · Ultima modifica: 30 LUG 2019 · Tempo di lettura: min.

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La depressione: caratteristiche e terapia

La depressione è caratterizzata da una prolungata alterazione dell'umore che porta ad un'inibizione del comportamento, negatività soggettiva per arrivare, nei casi più gravi, ad una compromissione del funzionamento somatico.

Nel modello cognitivo di Beck vengono considerati come distintivi della depressione sintomi quali: opinione negativa di sé, del mondo, del futuro e l'umore depresso.

Questi stati depressivi variano su un continuum di gravità in cui troviamo, da una parte, i sintomi affettivi più lievi e non clinici e, dall'altra, i disturbi affettivi clinici più gravi.

È raro che la depressione si presenti come un disturbo clinico puro poiché solitamente si presenta in associazione con altri disturbi o come conseguenza di un altro problema che è anche il fattore che può aggravare e mantenere il disturbo primario (ad esempio una persona affetta da disturbo ossessivo-compulsivo che arriva a presentare anche una sintomatologia depressiva conseguente al DOC).

La depressione, inoltre, ha spesso un decorso ricorrente e persistente e quindi è necessario prevedere una fase terapeutica che sia volta a ridurre i fattori di rischio e il grado di vulnerabilità, proprio per prevenire ulteriori ricadute.

Secondo il modello cognitivo, i sintomi distintivi della depressione sono i seguenti:

  • sintomi affettivi come tristezza, perdita di gratificazione, perdita di sentimenti e di affetto verso gli altri, angoscia, sensi di colpa, disperazione e senso di impotenza;
  • sintomi cognitivi come pensieri automatici negativi, difficoltà di concentrazione, di attenzione e di memoria;
  • sintomi motivazionali come demotivazione e ideazione suicidaria;
  • sintomi comportamentali come passività (ad esempio stare sempre a letto), rallentamento o agitazione motoria, isolamento sociale ed evitamento;
  • sintomi fisiologici e somatici come disturbi del sonno, dell'appetito e della sessualità.

Rivestono un ruolo nel mantenimento della depressione l'autocritica che il paziente fa sulle proprie esperienze soggettive o sui comportamenti: emerge dunque un senso di inadeguatezza, non giustificazione ed esagerazione del proprio stato; e, ancora, i tentativi di soluzione disfunzionali messi in atto dalla persona tra cui abbiamo un rimuginio continuo e costante sulle problematiche.

Il dolore costante provato, il pianto, la ricriminazione e il rammarico provato dalla persona implicano per quest'ultima l'idea che si è diventati insopportabili per gli altri e incapaci di suscitare affetto, amicizia e vicinanza negli altri.

Anche la perdita di interessi e di piacere portano la persona depressa a sentirsi inutile, incapace, svilita dalla propria passività, oltre che di sentirsi un peso per gli altri.

La mente della persona depressa, quindi, si blocca e circuita nella reazione depressiva. Questo significa che il/la paziente non riesce in modo autonomo a procedere in quello che per lui/lei rappresenta un doloroso processo che partendo dalla perdita o dal fallimento porta all'accettazione.

Il circolo vizioso che poi ne scaturisce porta la persona depressa ad isolarsi sempre di più dalle persone per lei importanti. Questo evitamento scatena negli "altri significativi" una reazione di ulteriore rifiuto e/o di critica che, a loro volta, porterà la persona che soffre ad autocriticarsi sempre di più e in modo sempre più severo e ad autorifiutarsi, fino ad arrivare ad una vera emarginazione.

La Terapia Cognitiva ha come obiettivo generale quello di sbloccare il naturale decorso della reazione depressiva per farlo ripartire e procedere fino all'accettazione e all'investimento in altri scopi. Quindi la strategia e la meta della Terapia Cognitiva è proprio l'accettazione e la rottura dei circoli viziosi che mantengono la depressione, oltre che lavorare sulla riduzione della vulnerabilità e la prevenzione delle ricadute modificando gli schemi depressogeni della persona.

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Scritto da

Dott.ssa Michela Garzia

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