La Curiosa elasticità dei limiti della performance umana

Il giornalista canadese Alex Hutchinson nel suo libro "ENDURE" si sofferma ad analizzare la resistenza del corpo umano e soprattutto i meccanismi di coinvolgimento del cervello.

27 AGO 2018 · Tempo di lettura: min.

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La Curiosa elasticità dei limiti della performance umana

E' ormai noto che la mente gioca un importante ruolo nell'indicare al corpo quando è il momento di accelerare il ritmo e quando invece bisogna fermarsi. Operazioni apparentemente molto semplici come camminare, correre o andare in bicicletta sono in realtà processi molto complessi che coinvolgono anche la mente con meccanismi istintivi molto interessanti.

Nel 2006 i ricercatori Tim Noakes e Michael Lambert pubblicarono uno studio dei modelli comportamentali che riscontrarono tra i più grandi maratoneti del mondo. In questo studio appare ricorrente in particolare un modello comportamentale: dopo una partenza veloce i migliori maratoneti rallentano la loro andatura nella parte centrale e più lunga del percorso per poi accelerare nuovamente alla fine. A prima vista si potrebbe pensare che si tratti di una decisione tattica ma in realtà si tratta di una risposta evolutiva del nostro cervello. Un altro studio ha poi dimostrato che i bambini entro gli undici anni tendono a fare uno sprint alla partenza e poi a correre sempre più lentamente mentre i ragazzi dagli undici anni in poi tendono ad assumere lo stesso modello dei maratoneti professionisti, rallentando l'andatura nella sezione centrale del percorso per poi finire con uno sprint. Secondo gli studiosi questo modello comportamentale non è frutto di una strategia ma si tratta più che altro di una risposta innata programmata nel cervello umano. Si ritiene infatti che essa risalga alla notte dei tempi quando l'uomo percorreva a piedi lunghe distanze in cerca di prede da cacciare e che fosse un modo per tenere da parte un po' di energia in caso si presentasse la necessità di ultimare la caccia con una violenta accelerazione finale.

SE IL CERVELLO E' STANCO ANCHE LA PERFORMANCE FISICA NE RISENTE

Risale al 2009 uno studio in cui è stato chiesto ad un gruppo di persone di giocare ad un videogame per 90 minuti e ad un altro gruppo di persone di guardare un piacevole documentario di 90 minuti. A tutti quanti venne poi chiesto di fare alcuni esercizi utilizzando una ciclette e il risultato fu che coloro che avevano guardato la tv durarono mediamente il 15% in più rispetto a coloro che avevano giocato al videogame. Tutto ciò sta a dimostrare anche che LO SFORZO PERCEPITO E' UN FATTORE SIGNIFICATIVO NELLA RESISTENZA.

Secondo gli studi e i test più recenti appare chiaro che lo sfinimento totale di un atleta è la combinazione della fatica muscolare che determina il sentimento iniziale dello sforzo che cresce e il raggiungimento della soglia massima dello sforzo percepito. Quando la fatica muscolare e la soglia dello sforzo percepito si incontrano lo sforzo deve terminare.

GLI ATLETI HANNO UNA SOGLIA DI SOPPORTAZIONE DEL DOLORE SUPERIORE AL NORMALE, COSA CHE MIGLIORA LA PERFORMANCE.

E' stato dimostrato che ciò è dovuto in gran parte agli allenamenti a cui si sottopongono gli atleti professionisti ed è proprio durante i periodi dell'anno in cui gli allenamenti vengono incrementati che aumenta la soglia di sopportazione del dolore e con essa anche il livello della performance degli atleti.

E' stato inoltre riscontrato che allenamenti brevi ma molto intensi e perciò dolorosi migliorano la performance di atleti che si allenano più a lungo ma meno intensamente.

Il neuropsichiatra Kai Lutz è stato il primo a pensare di analizzare la sensazione di spossatezza dall'interno del cervello. Ciò che ha riscontrato è che le prime regioni del cervello a riconoscere l'inizio dell'affaticamento fisico sono la corteccia insulare e la corteccia motoria. Utilizzando la elettroencefalografia, una tecnica che traccia i modelli delle onde elettriche del cervello, su un gruppo di ciclisti egli scoprì che prima che i ciclisti si fermassero per la fatica veniva attivata la corteccia insulare, al centro della corteccia cerebrale e del cervello stesso e subito dopo veniva inviato un segnale alla corteccia motoria che controlla i muscoli.

Dott.ssa Vania Camerin Psicologa Psicoterapeuta Funzionale ed EMDR (Montebelluna e Conegliano TREVISO)

Fonte: "ENDURE" di Alex Hutchinson

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Scritto da

Dott.ssa Vania Camerin Psicologa Psicoterapeuta

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