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LA CRISI E IL SUO POTENZIALE

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Ogni crisi può offuscare la nostra mente e farci smarrire, ma la buona notizia sta nel fatto che da questi periodi negativi è possibile ottenere anche dei risvolti positivi

23 GEN 2018 · Tempo di lettura: min.
LA CRISI E IL SUO POTENZIALE

Mi è capitato di accogliere in psicoterapia pazienti che sostenevano di sentirsi risucchiati nel vortice di una crisi. In alcune circostanze queste persone avevano le idee piuttosto chiare riguardo la natura del proprio malessere, in altre invece un po' meno: in entrambi i casi però il sistema interno o esterno dell'individuo era stato in qualche modo messo sotto pressione e alterato. Questi periodi sono vissuti con intenso disagio e hanno l'effetto di provocare un vero e proprio turbamento interiore, talvolta accompagnato dal timore che nulla potrà tornare a essere com'era prima.

Ma di cosa stiamo parlando, quando utilizziamo il termine "crisi"?

Il vocabolario Zingarelli definisce la crisi "una fase della vita individuale o collettiva particolarmente difficile da superare e suscettibile di sviluppi più o meno gravi".

Da un punto di vista clinico la crisi può essere messa in relazione con la rottura di un equilibrio.

Le cause della crisi possono essere di vario tipo

Essa può insorgere a causa di un lutto, di un licenziamento, oppure per la fine di un'importante storia sentimentale – tutte vicende dolorose, che possono avere il potere di destabilizzare e creare scompiglio in chiunque si trovi costretto a vivere tali esperienze. Talvolta però la crisi può essere determinata da circostanze decisamente meno evidenti, ad esempio da un'insoddisfazione di fondo provocata da un modo di vivere che viene percepito come privo di senso o di valore.

Molti di voi avranno sentito parlare della "crisi di mezza età", che di solito si manifesta attorno ai 45 anni. In genere, in quest'epoca della vita si sente il bisogno di tirare le somme riguardo la propria esistenza, nel tentativo di valutare in quale misura siamo riusciti a realizzare gli obiettivi che ci eravamo prefissati durante la nostra giovinezza. "Come va la mia vita sentimentale?" "Mi ritengo soddisfatto dei rapporti che ho instaurato con i membri della mia famiglia?" "Sono riuscito a raggiungere gli obiettivi che mi ero prestabilito a livello professionale?" "Il mio lavoro mi soddisfa o rappresenta per me soltanto un semplice mezzo di sostentamento?" – tutte domande che possono balenare sulla superficie della coscienza in maniera più o meno nitida, in modo semplice e diretto oppure in modalità più velate, ma in entrambi i casi possono avere il potere di condizionare il nostro umore e influenzare il nostro stato psichico.

Una crisi piuttosto frequente è quella che può insorgere in una donna che ha trascorso la propria vita a dedicarsi unicamente alla famiglia. Questa madre, nel momento in cui i figli diverranno indipendenti, potrebbe sperimentare la cosiddetta "sindrome del nido vuoto": i figli sono ormai cresciuti e sono andati via di casa, e la donna a sua volta ha perduto quella funzione materna che rappresentava la sua identificazione primaria.

Un altro momento particolare, che può avere il potere di innescare una crisi, è rappresentato dal pensionamento. In particolar modo, questo può avvenire in una persona che ha messo il lavoro al centro della propria esistenza, investendo tutto sé stesso nella carriera professionale. In questo caso il pensionamento potrebbe essere vissuto con una forte dose di angoscia, poiché oltre al lavoro quest'individuo sentirà di aver perduto anche parte della sua identità, costruita nel corso del tempo attorno al proprio ruolo lavorativo.

Come possiamo vedere da questi esempi, la crisi viene innescata dalla rottura di un equilibrio che rappresenta una minaccia per la nostra identità. La persona non si riconosce più in quello che era e questo porta ineluttabilmente verso uno stato di angoscia. Un esempio tipico di questo fenomeno lo si ritrova nel passaggio dall'infanzia all'adolescenza: attorno ai 12 anni l'individuo entra in una fase della vita in cui si trova costretto ad abbandonare il proprio stato di bambino per proiettarsi verso quello di adulto, ma a dividerlo da questa meta c'è una terra di mezzo, chiamata adolescenza.

La buona notizia sta nel fatto che la crisi può avere anche dei risvolti positivi

In genere le emozioni negative causate dalla crisi ci fanno perdere di vista un aspetto fondamentale: tutta quella sofferenza che stiamo vivendo nasconde un mero potenziale, che noi possiamo sfruttare a nostro vantaggio, per favorire una crescita personale. Assagioli – medico e psicoterapeuta creatore della Psicosintesi – sosteneva che ogni esperienza negativa porta in sé un insegnamento, che ogni sofferenza rappresenta la possibilità di fare un salto evolutivo di qualità superiore.

Ma se ogni crisi contiene in sé un importante progresso potenziale, cos'è allora che ci spaventa così tanto?

Innanzitutto dobbiamo tenere a mente il fatto che in ogni crisi vi è una perdita, e in certe circostanze tendiamo a essere più sensibili verso ciò che viene perduto piuttosto che verso quello che potremmo guadagnare: ciò che viene perduto ci è conosciuto e quindi ci rassicura, mentre il guadagno potenziale ci è ancora ignoto. Inoltre, lavorare sugli aspetti della crisi comporta uno sforzo e una fatica a livello emotivo e questo spesso ci spinge a rinunciare, perdendo così l'occasione di tramutare gli effetti negativi della crisi in qualcosa di benefico.

Quali sono i casi in cui una crisi produce un cambiamento soddisfacente, piuttosto che svilupparsi in manifestazioni più o meno patologiche?

Ogni crisi ci costringe a rivedere la visione di noi stessi, della nostra identità. Ciò comporta il dolore di dover abbandonare qualcosa: una perdita che sarebbe opportuno elaborare, sia a livello cognitivo che emotivo. Durante l'adolescenza, ad esempio, la crisi si risolve quando l'individuo accetta la sua nuova immagine di adulto, ma comprendendo allo stesso tempo che la sua infanzia non è andata completamente perduta. Tutte le crisi legate alla maturità comportano un sentimento di perdita, che talvolta possono manifestarsi con problematiche legate all'umore, attraverso disturbi del sonno o manifestazioni ansiose o psicosomatiche.

Il primo passo da compiere, per scongiurare un periodo di crisi e trasformarlo in un'occasione di crescita, è quello di lavorare sull'accettazione di questo evento, non solo riguardo la crisi in corso, ma anche riguardo le vecchie identificazioni che vengono perdute. Rimanere bloccati nella visione che avevate di voi stessi è negativo. È invece importante imparare a proiettarsi verso un nuovo e funzionale cambiamento. In psicoterapia psicosintetica si utilizza il metodo del modello ideale: consiste nello stabilire i tratti della nuova personalità che intendiamo creare, per poi progettare un piano di azione che possa permettervi di raggiungere questa nuova immagine di voi stessi, attraverso anche l'utilizzo di tecniche attive.

Fra le modalità di intervento, capaci di tramutare un periodo negativo in un'opportunità di crescita, non può certo mancare la fase analitica. Attraverso un lavoro di esplorazione dell'inconscio si andrà alla ricerca delle cause che hanno contribuito a scatenare la crisi – le quali potrebbero essere meno evidenti di quello che crediamo. Il terapeuta vi aiuterà a integrare le nuove conoscenze apprese e ad elaborare le emozioni legate a questi contenuti, rendendovi così più coscienti dei propri meccanismi interni. Grazie a questo lavoro diventerete più preparati a gestire i periodi di malessere, quando si ripresenteranno in futuro, invece di ritrovarvi ancora una volta in balia delle vostre emozioni.

La crisi ha il potere di offuscarci e di imprimere nella nostra mente la convinzione che possa essere troppo difficile reagire a quel tumultuoso stato di turbamento. Ma attraverso un adeguato supporto psicologico è possibile innescare una reazione capace di dissipare quella coltre di oscurità calata sulla strada della nostra esistenza, per tornare a passeggiare con maggiore serenità e leggiadria lungo il sentiero del proprio destino.

Scritto da

Dottor Alessio Focardi

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