La costituzione del soggetto: alienazione e separazione

Secondo Lacan all’origine si ha la frammentazione, la scissione, dove il bambino è un corpo in frammenti. 

6 FEB 2014 · Tempo di lettura: min.

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La costituzione del soggetto: alienazione e separazione
Tra i 6 e i 18 mesi, nel cosiddetto “stadio dello specchio”, il bambino risponde in modo giubilatorio alla propria immagine riflessa nello specchio. Nello stesso istante in cui si riconosce, si divide in due parti che si costituiscono simultaneamente: l’Io si aliena oggettivamente in un sé. In questo processo, chiamato di alienazione, l’io si costituisce come risultato della mediazione dell’Altro, dell’immagine dell’Altro.

Alla frammentazione originaria, l’immagine nello specchio è un io ideale, che salva il soggetto dalla disgregazione, permettendogli di riconoscersi come Io. Questo tipo di identificazione primaria è il prototipo di tutte le altre identificazione che costelleranno la vita dell’individuo. Il soggetto può entrare nel campo dell’Altro, solo se perde del godimento, se ne viene svuotato, perché entrare nell’ Altro significa sottostare a delle leggi, leggi che inevitabilmente lo privano di godimento: Lacan chiama questa “azione letale del Significante”.

Sotto quest’ottica l’Edipo risulta una limitazione del godimento, imposta dalla legge del padre, il quale interviene come rappresentante della legge dell’ Altro, alla quale lui stesso è sottomesso. Accettando la legge paterna, il bambino si identifica con il padre, detentore del fallo, cioè preleva dal campo dell’ Altro dei significanti, dei tratti che lo rappresentano (storia familiare, cultura, modi, abitudini), ed assume il suo giusto ruolo nella triade familiare.

Successivamente, attraverso il processo di separazione, il soggetto si stacca dall’ Altro, non attraverso l’identificazione, ma grazie a ciò che Lacan chiama oggetto piccolo (a), rappresentante del residuo del godimento, prodottosi nelle prime esperienze libidiche infantili, e che prende il posto dell’oggetto perduto, della prima esperienza di godimento totale (l’oggetto materno). L’esaurirsi di questa prima esperienza fa nascere nel soggetto la mancanza ad essere che lo costituisce, mancanza strutturale che rende il soggetto un soggetto desiderante, mosso dal principio di piacere verso il recupero dell’oggetto perduto. Ed è proprio attraverso la costituzione dell’oggetto piccolo (a) che il soggetto si stacca dall’ Altro, perché l’oggetto piccolo (a) non appartiene al Significante, ma è un qualcosa di assolutamente personale, di diverso tra soggetto e soggetto.

Lacan chiama fantasma i diversi modi di ognuno di articolare i propri rapporti di godimento con l’oggetto piccolo (a), ed è quindi il fantasma che distingue un soggetto da un Altro. Nell’oggetto risiede quindi, per Lacan, ciò che dà significato al soggetto. Nelle “Due note sul bambino” scritte nell’ottobre 1969, Lacan dice: “[il bambino] satura, sostituendosi a questo oggetto [a nel fantasma materno] il modo di mancanza secondo cui si specifica il desiderio [della madre] {…} dandogli corpo, esistenza {…} Il sintomo somatico [del bambino] dà il massimo di garanzia a questo misconoscimento [da parte della madre nei confronti della propria verità] {…} Ne risulta che quanto più reale è ciò che egli presenta, tanto maggiore è il traviamento al quale egli è esposto nel fantasma”

1.Il bambino di cui parla Lacan nelle “Note”, quello che incontra una madre della quale satura col suo sintomo somatico la mancanza, crede di sapere che cosa lei vuole. Egli offre a questo Altro – “che c’è”, certamente, dice Lacan

2, (ma che c’è forse troppo?) – questo pezzo di corpo disfunzionante, e ne ottiene in cambio la risposta condizionata solo al bisogno (di essere protetto, scrive Lacan nella “Nota”).

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Scritto da

Dott.ssa Gloria Nobilini

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