La consulenza tecnica d'ufficio in caso di separazione

La consulenza tecnica ad orientamento sistemico-relazionale: un modello innovativo e efficace di valutazione del famigliare.

15 FEB 2017 · Tempo di lettura: min.

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La consulenza tecnica d'ufficio in caso di separazione

La consulenza tecnica, in materia di separazione, ad orientamento sistemico-relazionale "sposta" l'attenzione dalla diagnosi di personalità e dalla ricerca di disturbi psicopatologici nei genitori e nei figli, alla considerazione di ciò che accade, nel qui ed ora, nella relazione tra le persone che compongono la famiglia, senza però negare che ci si trova in un contesto di lite e di conflitto anche la metodologia e gli strumenti da essa utilizzata sono impostati a tal fine.

Obiettivo fondamentale della metodologia utilizzata è fare in modo che i componenti del gruppo familiare diventino protagonisti attivi nel lavoro peritale.

La coppia genitoriale è chiamata a essere protagonista nel prefigurare i possibili sviluppi della storia familiare dopo la separazione; analogamente sono chiamati ad essere co-attori i diversi professionisti che a vario titolo accompagnano la coppia nel percorso della separazione, in uno scambio e in un confronto che annulla o almeno sfuma le possibili contrapposizioni tra attività e passività.

Come sottolineano alcuni autori (2008) l'attenzione principale del consulente è rivolta agli aspetti relazionali che emergono attraverso le interazioni. Un aspetto importante da valutare è quello relativo alle risorse disponibili e alle modalità con le quali le parti entrano in relazione tra di loro", ma anche riguardo alle finalità di "intravvedere gli sviluppi che una separazione coniugale può avere" e fare in modo che le parti raggiungano consapevolezza delle proprie dinamiche relazionali e siano in grado di modificarle laddove siano disfunzionali al benessere dei figli.

In particolare i passi fondamentali di tale lavoro sono i seguenti.

  • Accedere ai vissuti e alle percezioni dei genitori e dei figli e di tutti coloro che sono implicati nella vicenda familiare, non fermandosi alle interpretazioni dei comportamenti. Ciò facilita la legittimazione dei sentimenti e dei vissuti di ciascun genitore.
  • Dare spazio all'incontro effettivo tra ciascun genitore e i suoi figli, impegnandoli in compiti interattivi specifici.
  • Incontrare entrambi i genitori insieme ai figli impegnandoli in un compito congiunto. Ciò serve a valutare e testare le effettive risorse per una genitorialità condivisa.
  • Incontrare le famiglie di origine di ciascun genitore e altre figure significative (nuovi compagni, ecc.). Tale aspetto permette di complessificare la situazione in modo tale da rendere consapevoli i genitori di alcune dinamiche relazionali. Inoltre sempre più la figura del nonno è un punto di riferimento e di cura materiale diretta del minore.

Dettagliatamente i criteri utilizzati per valutare la singola posizione e le dinamiche relazionali dei genitori sono:

  • capacità/disponibilità ad uscire dalla contrapposizione contenziosa e dal contesto giudiziario;
  • capacità/disponibilità a riconoscere ed entrare in contatto con le proprie dimensioni e tematiche intrapsichiche (sentimenti, bisogni, desideri, paure…);
  • capacità/disponibilità a riconoscere ed elaborare le implicazioni affettivo-emotive della propria separazione;
  • qualità dello scambio relazionale tra genitore e figlio e dell'interazione congiunta (cooperazione/scissione tra i genitori, accesso del figlio ai genitori, implicazione nell'azione comune);
  • modalità di esercizio della responsabilità genitoriale (funzione di guida e supporto);
  • chiarezza e permeabilità dei confini intergenerazionali;
  • capacità/disponibilità a riconoscere e differenziare il legame di coppia dal ruolo genitoriale;
  • capacità/disponibilità a promuovere dinamiche cooperative;
  • capacità/disponibilità a riconoscere ed utilizzare le risorse dell'altro genitore.

Mentre invece i criteri di analisi adottati per la valutazione della situazione di benessere/sofferenza dei figli sono:

  • condizioni psicofisiche generali;
  • grado di invischiamento nel conflitto coniugale;
  • capacità/possibilità di riconoscere ed elaborare le implicazioni affettivo/emotive del nuovo assetto familiare;
  • qualità della relazione con ciascun genitore.

È evidente che questa possibilità è legata alla capacità del consulente tecnico di comunicare una chiara impostazione teorica di riferimento ed una metodologia definita: ciò pone le basi fiduciarie per mantenere attiva la dimensione collaborativa nell'intero sistema peritale.

La procedura standard della consulenza ad orientamento familiare si compone dei seguenti passi:

  • incontro con il giudice (assegnazione del quesito);
  • analisi/lettura clinica degli atti giudiziari;
  • incontro congiunto di presentazione, avvio e definizione del programma di lavoro peritale;
  • incontri individuali con i genitori;
  • incontri di coppia e incontri con i figli;
  • visite domiciliari (ove necessario);
  • incontri genitori-figli con compiti congiunti;
  • incontri con le famiglie di origine e con i nuovi partner;
  • sintesi/conclusione con la coppia;
  • colloquio di restituzione;
  • la relazione/restituzione al giudice.

Degna di nota è la riflessione sul colloquio di restituzione ai genitori della relazione preparata per il giudice.

Tutti i consulenti sanno che la relazione tecnica sarà inevitabilmente letta dai due ex-coniugi (ma non solo): è quindi collusivo far finta di non saperlo o fingere che chi leggerà la relazione ne rimarrà indifferente.

Il comunicare e condividere insieme ai periziandi il contenuto della restituzione può essere un utile strumento per rafforzare negli ex-coniugi un nuovo punto di vista con cui guardare alla realtà della propria famiglia, un punto di vista emerso durante la consulenza.

In tale restituzione verranno evidenziati i punti di debolezza, anche perché già discussi ed emersi durante il lavoro. Verranno allo stesso modo valorizzate le risorse dei genitori perché è da esse che è necessario ripartire. Allo stesso tempo si ritiene eticamente fondamentale comunicare ai genitori eventuali scelte forti, tipo un affidamento ai servizi, in modo che la valutazione non venga utilizzata come ulteriore oggetto di conflittualità. Obiettivo fondamentale per cui il Giudice chiede la CTU è il benessere del minore e in tal senso è necessario impostare anche la relazione finale.

Ciò non significa esimersi dal compito valutativo ma avere ben chiara in mente la finalità del lavoro.

Se riusciamo ad attenerci a tutto questo, crediamo di cogliere davvero il superiore interesse del minore: poiché esso è rappresentato dal fatto che gli adulti, genitori e consulenti, riescano a decodificare, a rendere chiaro, l'intreccio che ha permesso che si perdesse di vista il bisogno del figlio di continuità rispetto alla separazione. Continuità "con la propria storia e con i legami che l'hanno caratterizzata" sostengono Cigoli, Galimberti e Mombelli (1988); continuità ma anche, in molti casi, cambiamento nella struttura delle relazioni familiari che li restituisca al ruolo di figli, invece che di alleati o prolungamenti in parte inconsapevoli dei sentimenti dei coniugi.

La Ctu in tal senso può essere il primo passo in cui i genitori si sperimentano in un'ottica di affidamento condiviso.

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Scritto da

Dott.ssa Cristina Fumi

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