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Isolamento, tempo libero, famiglia: cosa ci crea maggior disagio?

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

I periodi di quarantena ci costringono ad interrompere le rassicuranti abitudini quotidiane, facendoci sperimentare, così, un senso di solitudine oltre che di isolamento.

23 MAR 2020 · Tempo di lettura: min.
Isolamento, tempo libero, famiglia: cosa ci crea maggior disagio?

Tutto fermo. Strade pressochè deserte. Le serrande dei bar giù all'angolo abbassate. Il silenzio dato dall'assenza di traffico, cielo terso e aria limpida. Nessuna scia lasciata dalla coda di un aereo. Il mondo sembra essere diventato ostile, minaccioso. Ministri e personale sanitario ci hanno invitato a rimanere al riparo nelle nostre abitazioni, arrivando, in alcuni casi, perfino a supplicarci. E molti di noi, credo, spero, si stanno adeguando.

In questo scenario surreale mi ritrovo a guardare il mondo dalla finestra della mia camera, quella camera che è diventata un luogo sicuro, un riparo, un rifugio contro un nemico invisibile ma potentissimo. Da questa finestra posso sentire voci di bambini. Perché anche le loro abitudini sono cambiate, così come quelle di tutti. Niente più scuola, niente più catechismo, niente più basket, nuoto o il corso di danza. Finalmente possono giocare quanto vogliono. Finalmente possono annoiarsi, finalmente possono stare in un tempo sospeso, in cui è possibile che non ci sia nulla da fare.

I periodi di quarantena, come quello a cui molte persone, nel mondo, sono costrette a sottoporsi in questo periodo in cui il Covid-19 minaccia la nostra salute, costringono ad interrompere le rassicuranti abitudini quotidiane, creando a volte uno stato temporaneo di disorientamento. Sperimentiamo così un senso di solitudine oltre che di isolamento.

Quello che sicuramente non ci manca è il tempo libero. Tolto il lavoro, la scuola, la palestra, il corso di inglese, l'estetista e gli aperitivi, cosa ci rimane da fare? È così che ci accorgiamo che il tempo che trascorriamo a casa è, molto spesso, veramente poco, così poco da farci sentire quasi a disagio ora che ci sentiamo costretti a riempire quel tempo, quello spazio. Uno spazio che sa di vuoto.

Allora ognuno si ingegna come può: c'è chi dà libero sfogo alle proprie compulsioni legate all'igiene, tanto in questo periodo chi potrebbe mal giudicarli? C'è chi approfitta per liberarsi di tutto ciò che, col tempo, aveva accumulato, dimenticando anche il motivo per cui ha conservato il sottobicchiere di quel bar di Riccione dove aveva fatto aperitivo quella sera di 5 estati prima. C'è chi finalmente può finire di leggere quel libro che aveva iniziato sotto l'ombrellone e che poi aveva lasciato in disparte. Chi segue corsi on-line e chi guarda serie tv. Chi riprende vecchi progetti e chi si dedica a quell'hobby per il quale sembra non esserci mai tempo. Insomma, ognuno di noi coglie l'occasione di investire su quelle attività che, nonostante fossero desiderate, non ci permettevamo di coltivare a causa dei molti impegni del quotidiano.

Bene! Ho pulito tutta la casa, comprese le 3.745 fughe tra le piastrelle, ho letto tutti i libri che stavano impilati sul secondo scaffale, finito la mia serie tv preferita e cominciata una nuova, ho riempito 7 sacchi di cianfrusaglie inutili, sono diventata un'esperta di web marketing, ho imparato una nuova lingua, ho ricominciato a strimpellare la chitarra, ho sperimentato in cucina, preparando il pane fatto in casa, la pizza e la torta di mele, seguendo le ricette della nonna. Sì, e poi?

E poi, sotto lo stesso tetto insieme a noi, ci sono anche loro: figli, genitori, mogli, mariti, fratelli, nonni. Il tempo che non dedichiamo allo stare a casa è un tempo che, spesso, ma per fortuna non sempre, non dedichiamo neanche a loro: gli affetti. Allora questo può essere un tempo non necessariamente da riempire con un "fare, fare, fare", può essere un tempo per decidere di stare, un tempo in cui coltivare le nostre relazioni familiari, in cui imparare a gestire dissapori, conflitti, quelli che possono esserci tra coniugi, ma anche tra figli adolescenti e genitori, tra fratelli e sorelle.

In una società sempre più individualista, in una società in cui l'uso massiccio dei social media spinge l'essere umano al narcisismo, a scattarci continuamente selfie in cui ostentiamo fisici scultorei, makeup, outfit, questa può essere l'occasione per tornare a fare famiglia. Può essere l'occasione per ritrovare il piacere di stare insieme (anche se a distanza, quando non si vive insieme) e di riscoprire l'importanza degli affetti. Da questa esperienza possiamo imparare ad affrontare gli imprevisti e le difficoltà, sapendo rinunciare alla nostra libertà di movimento e di relazione. Ad apprezzare quello che si ha, che, allo stato attuale, è ciò che troviamo in casa. A rivalutare le nostre risorse.

A prestare più attenzione ai rapporti e meno alle cose. Questa esperienza ci sta facendo comprendere che gli smartphone, i tablet e tutte le tecnologie ci fanno sentire meno soli, ci permettono di comunicare con amici vicini e lontani, ma hanno un grosso limite: non possono sostituire il calore di un abbraccio vero.

Se non prendiamo queste restrizioni come un impedimento alla nostra libertà, ma le vediamo come l'occasione per rivedere le nostre priorità, la nostra scala di valori, per capire ciò che realmente è importante da ciò che, tutto sommato, non lo è, non potremmo che uscirne arricchiti. E forse sarà l'occasione per imparare a guardare le cose, soprattutto quelle che davamo per scontate, con maggior rispetto.

Dott.ssa Cristina Modica, psicologa

Venezia

Scritto da

Dott.ssa Cristina Modica

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