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Ipocondria

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Descrizione dell'ipocondria, principali manifestazioni comportamentali, possibili collegamenti con l'iperprotezione

17 SET 2018 · Tempo di lettura: min.
Ipocondria

La paura di soffrire di una malattia grave è spesso uno dei problemi che portano le persone in terapia, ovviamente lo psicologo è un po' l'ultima spiaggia, ovvero l'ultimo professionista consultato; infatti la preoccupazione e l'incapacità di vivere con essa, conducono il soggetto ipocondriaco (affetto da ipocondria) a consultare diversi medici e a sottoporsi a diverse analisi o test diagnostici, ma soprattutto a trascorre molto tempo su internet, iscrivendosi persino a forum di pazienti realmente affetti dalla malattia temuta.

Ciò che vediamo accadere è paradossale: di fronte a rassicurazioni mediche pertinenti, valide e ben fondate, e nonostante si posseggano le funzioni intellettive per comprendere le informazioni ricevute, i timori non cessano, anzi ogni singolo esame ,ogni singola rassicurazione medica ed ogni singola parola letta sui siti medici o sui forum, espandono in maniera esponenziale il "dizionario medico" personale del paziente stesso e su ogni nuova informazione acquisita, sarà possibile formulare nuove ipotesi nefaste di malattia, o possibili conferme del vecchio timore!

I timori sono spesso legati alle distorsioni cognitive, in particolare all'attenzione selettiva che il paziente pone su:

-sensazioni corporee(formicolii, dolori, ecc.);

-funzioni corporee (il battito cardiaco, la respirazione);

-ogni fisiologica alterazione fisica di lieve entità, come un affanno, una tachicardia, o una ferita;

-sensazioni fisiche indistinte o confuse (per es. "cuore affaticato", "vene doloranti").

Le preoccupazioni possono riguardare numerosi apparati, in momenti diversi o simultaneamente, oppure l'oggetto può essere per un organo specifico o una singola malattia (per es. la paura di avere la s.l.a.).

Il soggetto è continuamente preoccupato per la presenza, il significato e la causa di queste alterazioni fisiologiche ed erroneamente li considera manifestazioni sintomatiche della malattia temuta; questa preoccupazione diviene per il soggetto un elemento centrale della immagine di sé come persone fragili, vulnerabili, cagionevoli di sapute; nella speranza di ricevere rassicurazioni, diviene un argomento abituale di conversazione, e in ultima analisi un modo di rispondere agli stress della vita.

Il punto, infatti, su cui si focalizza il soggetto ipocondriaco è la parte fisica: ovvero "se non avrò più nessuna sensazione fisica spiacevole, starò meglio, perché non penserò di avere la s.l.a.", per questo motivi consultano tutti gli specialisti possibili prima di arrivare a comprendere che i timori sono di natura psicologica, perché aumentano invece di diminuire.

Il soggetto ipocondriaco ha, infatti, come obiettivi il non essere malato, non essere una persona debole, non essere esageratamente ansioso ed infine di essere all'altezza delle proprie responsabilità.

Nella storia di vita di questi pazienti troviamo spesso un modello genitoriale molto accudente o addirittura genitori che si sono sostituiti ai figli nell'affrontare le sfide quotidiane.

Un problema centrale, che ho spesso incontrato, può essere stato il dormire da soli: alcuni di questi pazienti hanno paura del buio o della solitudine ancora da adulti e si scopre che hanno dormito con un genitore fino ad adolescenza inoltrata.

La figura di riferimento potrebbe aver quindi contribuito essa stessa a fornire al soggetto un'immagine di vulnerabilità con questo atteggiamento iperprotettivo: in quanto, scegliendo di dormire con il figlio, sicuramente ha permesso un riposo tranquillo a tutti, ma avrebbe implicitamente confermato la necessità di dormire con qualcuno proprio per ottenere quella tranquillità.

Il ragazzo quindi cresce cercando fuori da sé le rassicurazioni a ogni sua paura! Ed è per questo che, quando si presenta una preoccupazione come quella di avere una malattia, non si ha alcuna abitudine a convivere con tale pensiero angosciante né tanto meno di rassicurazione interiore autonoma.

Con la psicoterapia cognitivo comportamentale, ci focalizziamo sulle errate interpretazione delle normali alterazioni del nostro corpo, cerchiamo di prendere una distanza dai nostri pensieri soprattutto dalle distorsioni cognitive.

Con la schema therapy e attraverso la relazione terapeutica, spiego al paziente lo schema disfunzionale che la sua storia di vita gli ha fornito ( ad es. evento interno o esterno allarmante o potenzialmente allarmante..... provo paura( quindi mi sento uno sfigato oltre che in pericolo)⇒chiedo rassicurazioni per non sentire la paura....mi sento comunque debole e inefficace).

La parte sana e adulta del paziente impara con il tempo, a vedere l'immediata presenza della modalità chiedere al primo accenno di paura e lentamente impariamo ad intervenire con modalità più adulte in linea più con l'autoefficacia che con il non sentire la paura per non giudicarsi debole.

Scritto da

D.ssa Valentina Strippoli

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