Ipersensibilità: e se stessi vivendo un abuso emotivo senza accorgertene?

Iniziamo delineando le differenze tra alta sensibilità ed ipersensibilità: prosegui la lettura!

26 OTT 2021 · Tempo di lettura: min.

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Ipersensibilità: e se stessi vivendo un abuso emotivo senza accorgertene?

E se stessi vivendo un abuso emotivo senza rendertene conto?

Differenze tra alta sensibilità ed ipersensibilità

Prima di proseguire, facciamo qualche precisazione in merito alle differenze tra alta sensibilità ed ipersensibilità.

Alta sensibilità è un’espressione ricavata dagli studi della psicologa e ricercatrice americana Elain Aron, studi che raccontano di persone caratterizzate da elevati livelli di sensibilità e di elaborazione sensoriale.

Tale peculiarità è un tratto della personalità collegato ad un processo cognitivo più profondo, da diversi punti di vista: stimoli emotivi, fisici e sociali. È collegata anche ad una maggiore sensibilità del sistema nervoso centrale.

Gli studi della Aron, intrapresi negli anni ’90, sono stati poi approfonditi attraverso studi genetici, neuroscientifici ed evoluzionistici che hanno confermato le sue teorie.

Iniziamo col dire che l’alta sensibilità è innata, dunque non si tratta assolutamente di una malattia né di un disturbo. Condiziona profondamente il modo in cui vengono percepiti gli stimoli e il modo di replicare ad essi in ogni circostanza.

Va detto, inoltre, che esiste una netta differenza tra alta sensibilità e ipersensibilità: la prima è biologica, la seconda deriva da un’esigenza di adattamento. In altre parole, deriva da una reazione della capacità emotiva della persona a seguito di un trauma.

Alta sensibilità ed ipersensibilità sono, quindi, diverse per origine, per tipologia di comportamento e di reazioni che provocano. La persona altamente sensibile ha l'abilità di avvertire stimoli piuttosto sottili di cui le altre persone non si accorgono, sensoriali o intuitivi che siano. La persona ipersensibile è una persona che potremmo definire emotivamente fragile, ma attenzione: rivolgendosi a un professionista può comunque sviluppare capacità di recupero emotivo e allenare le proprie abilità.

In questo articolo parliamo di ipersensibilità, motivo per cui - come chiarito finora - faremo riferimeno anche ad abusi e traumi.

E se stessi vivendo un abuso emotivo senza rendertene conto?

Ipersensibile: questa parola spiega molto, ma non tutto.

Definisce parte del tuo modo di essere, giustifica il tuo funzionamento e la tua forma di risposta, ma non sempre ti permette di comprenderlo fino in fondo e di liberarti dalla sofferenza. Il sintomo più comune per te è sentirti stanco/a di sentirti ferito/a tutto il tempo. Ma pensaci bene...

E se fosse una reazione normale essere stufi di essere feriti? E se non ti stessi accorgendo di quanto possano essere prive di attenzioni ed empatia nei tuoi confronti le persone intorno a te? E se... quella che pensi sia una differenza tra due modi di funzionare, fosse solo una scelta da parte dell'altra persona...:

  • di non lasciarsi coinvolgere emotivamente?
  • di ripetere i comportamenti malsani a cui ha assistito ripetute volte, magari già da bambino/a?
  • di non interrogarsi né mettersi in discussione e voler avere sempre ragione?
  • di non voler migliorare il rapporto?

Che siano i tuoi genitori, il/la tuo/a partner, i tuoi colleghi... e se fossero loro ad avere un problema, e non tu?

E se stessi vivendo un abuso emotivo senza rendertene conto?

Se vivi tutto questo fin dalla tua infanzia, se ti isoli per piangere, se ti senti a disagio davanti a certe parole o determinati comportamenti, se ti senti costantemente incompreso/a o giudicato/a...allora forse il problema non è la tua sensibilità.

Eventi simili vengono vissuti, a tutti gli effetti, come forme di abuso. Si registrano nel tuo cervello come qualcosa di normale pur non essendolo affatto e ti segnano per tutta la vita, facendoti accettare ciò che in realtà ti danneggia, facendoti tollerare comportamenti inappropriati e portandoti a fare cose che non vorresti fare per non essere abbandonato/a o giudicato/a. O ancora, per evitare il conflitto o la rabbia dell'altro. Pensaci.

Impara a recuperare l'energia che hai perduto ogni volta che sei stato ferito/a. Immagina tutto ciò che sei in grado di fare: devi solo prenderne consapevolezza! Ama di nuovo te stesso/a, prenditi cura di te stesso/a, realizza i tuoi sogni e i tuoi progetti. Scegli te stesso/a, impara a diventare la tua priorità e trova una persona che ti meriti.

Se pensi di averne bisogno, rivolgiti a uno dei nostri professionisti specializzati.

Articolo della dottoressa Diane Scerri pubblicato su Psychologue.ne

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Bibliografia

  • Trop intelligent pour être heureux ? L'adulte surdoué - Jeanne Siaud-Facchin
  • Débarrassez-vous des relations toxiques - Julie Arcoulin
  • Parents toxiques : Comment échapper à leur emprise - Susan Forward

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Commenti 1
  • Ester

    Sono consapevole di queste dinamiche avendo vissuto una "non" relazione di circa 30 anni che mi ha lasciata spenta, demotivata , con una serie infinita di problemi anche fisici. Ho superato la fase di dipendenza dal mio ex non ne sento x niente la necessità anzi sono contenta che mi abbia fatta la cortesia di lasciarmi con una serie di cattiverie dispetti e ripercussioni che non sono finite neanche a distanza di quasi 4 anni a causa della gestione solo economica della figlia che purtroppo abbiamo in comune. Mi rimane il rammarico di aver sprecato 30 anni della mia unica vita senza mai essere riuscita ad essere amata e senza probabilmente amare. Si chiamano violenza psicologica e dipendenza affettiva e purtroppo è comprensibile solo da chi l'ha provata.

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