«Io sono resiliente, e tu?» Una strategia di auto-aiuto

Come essere protagonisti della propria vita, imparando a trasformare gli eventi dolorosi o stressanti in un percorso di apprendimento e di crescita. Come sfruttare le proprie risorse.

14 AGO 2015 · Tempo di lettura: min.

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«Io sono resiliente, e tu?» Una strategia di auto-aiuto

Quando citiamo la parola resilienza, ci riferiamo ad un termine derivato dal campo della fisica, che descrive la capacità di un metallo di conservare la propria struttura riacquistando la propria forma originaria, pur nonostante sia stato sottoposto a sollecitazioni violente. Proviamo a valutare questa definizione riferita al campo psicologico.

Perché parlare proprio della resilienza anche in psicologia?

Studi recenti, fondamentalmente, riferiscono la necessità di evidenziare come l'impegno delle scienze sociali e psicologiche promuova, in modo sempre più attivo, il passaggio dalla cura della malattia alla promozione del benessere e della salute. Le scienze sociali hanno evidenziato le caratteristiche date dalla definizione, per costruire modelli teorici e pratici che esaminassero e trovassero quei fattori protettivi capaci di determinare i processi positivi che intervengono nella risoluzione di esperienze traumatiche.

L'uomo tende naturalmente a sviluppare le sue potenzialità, in modo da favorire sia la sua conservazione che il suo arricchimento. Tutto ciò avverrebbe anche attraverso l'abilità di intraprendere relazioni significative, improntate sull'autenticità, l'empatia e l'accettazione. Le persone, secondo queste ipotesi, possono incrementare o imparare ad essere resilienti, in quanto considerate individui dotati di una propria capacità di affrontare il percorso della vita; in grado, soprattutto, di trasformare gli eventi dolorosi o stressanti in un percorso di apprendimento e di crescita.

Tutti, quindi, possiamo essere resilienti o apprendere questa capacità, anche in funzione di una risorsa benefica che aiuti la collettività; da un punto di vista ecologico, tutti possiamo diventare protagonisti della nostra vita, poiché possiamo sempre pensare di ridurre la dipendenza dal contesto ambientale attraverso l'implementazione delle nostre parti sane. L'adattamento, in questo caso, è di tipo attivo in quanto viene coinvolta la capacità di ridisegnare la relazione col proprio ambiente, valorizzando se stesso e il contesto. Attraverso l'utilizzo delle nostre stesse risorse, innate o apprese, diventiamo quindi, noi in prima persona, attori principali del nostro benessere e della nostra salute.


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Scritto da

Dott.ssa Michela Morin

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1 Commenti
  • IODONNA

    Mi piace l'articolo, ma mi chiedo: essere stato sempre resiliente non ci allontana dalle emozioni?

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