“Io’ nun mi scantu di nenti’’: il tabù della paura nella società odierna

Nella società odierna spesso “non è consentito” avere paura in quanto si parte dal presupposto sbagliato che questa emozione sia connotata da negatività: in realtà oltre alla paura patologic

9 FEB 2021 · Tempo di lettura: min.

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“Io’ nun mi scantu di nenti’’: il tabù della paura nella società odierna

"Io' nun mi scantu di nenti'': il tabù della paura nella società odierna

In tempi passati i tabù riguardavano soprattutto, o potremmo dire quasi esclusivamente, la sfera sessuale: i rapporti finalizzati a scopi diversi da quelli procreativi venivano considerati condannabili, l'amore omosessuale era concepito come patologico, in alcuni contesti una donna che anche involontariamente avesse mostrato una parte di gamba era costretta alla reclusione per settimane…e tanto altro ancora.

Fortunatamente tutto questo è stato superato anche se solo in parte (sono dell'idea che in molte situazioni siano presenti gli strascichi di una cultura maschilista e omofoba e che non sempre la parità tra i sessi sia riconosciuta a tutti i livelli), ma altri tabù, altrettanto dannosi, sembrano regnare sovrani, uno di essi è correlato alla difficoltà di accettare ed esprimere le proprie paure. "

Devi mostrarti invincibile, collezionare trofei" cantava Mengoni qualche anno fa: purtroppo in queste parole c'è un fondo di verità in quanto, ferme restando le differenze che attengono ad ogni persona e ad ogni specifica situazione, molto spesso si vive in contesti in seno ai quali non è lecito mostrare le proprie debolezze e la paura viene considerata tale.

Il modo di affrontare la pandemia in corso da parte di molte persone sembra essere dimostrazione di questo fenomeno: a parte una fetta di popolazione che sembra adottare un approccio riduzionista e/o complottista sul quale in questa sede non ritengo opportuno soffermarmi, c'è anche tanta gente che se da un lato è consapevole dei potenziali rischi connessi al coronavirus, dall'altro lato quasi si vergogna di utilizzare i dispositivi e tende a dispensare le persone con cui interagisce dal farlo, soprattutto se esse vengono percepite come emotivamente vicine.

In alcuni casi si arriva anche a situazioni paradossali in cui chi indossa la mascherina adottando quindi un comportamento responsabile e volto non solo alla propria, ma anche all'altrui tutela, deve quasi giustificarsi e rischiare di venire additato come "il pauroso". Pandemia a parte, veniamo spesso a conoscenza di eventi di cronaca in suffragio dell'ipotesi di cui sopra.

Qualche giorno fa abbiamo assistito sconcertati alla tragica morte di una bambina di soli dieci anni, la triste vicenda è ancora in corso di approfondimento e si sta occupando di essa chi di dovere, ma a prescindere che venga confermato o meno quanto ipotizzato, ossia il fatto che la scomparsa della piccola sia correlata al fatale esito di un "gioco", ritengo necessaria una riflessione: quanto danno possono provocare fenomeni di questo tipo? Quanti ragazzi rischiano di pagare con la vita i messaggi distorti lanciati da una società in cui in alcuni casi per venire accettati dai coetanei (e sappiamo quale valenza rivesta in molti casi il gruppo dei pari) "si gioca col fuoco" ignorando o fingendo di ignorare i pericoli?

Sebbene questo articolo sia solo una goccia nell'oceano vorrei, tramite esso, contribuire a fare un po' di chiarezza riguardo l'emozione della paura e delle sue implicazioni. La paura, di per sé, non è identificabile con una patologia, al contrario in molti casi dobbiamo ad essa la nostra sopravvivenza.

La paura è la reazione istintiva che mettiamo in atto per affrontare una minaccia, per difenderci, quindi se saputa utilizzare e gestire, ci protegge, consentendoci di fuggire da tutte quelle situazioni che potrebbero compromettere la nostra stabilità fisica e/o psichica.

I cambiamenti sul piano corporeo, cognitivo e comportamentale correlati alla paura rappresentano delle esperienze vitali necessarie alla propria autoconservazione. In Inside Out l'omino viola che personifica la paura tiene la protagonista lontana da una serie di pericoli: questo film contiene un messaggio molto importante, ossia quello relativo al fatto che anche emozioni considerate "negative" risultino indispensabili per preservare il singolo e la specie.

Non bisogna tentare di reprimere la paura, piuttosto cercare di capire cosa essa vuole comunicarci: essa infatti, così come il dolore fisico, riveste una funzione di allarme, segnala uno stato di emergenza. Non sono insoliti, ad esempio, i casi di persone che credono di avere trovato l'amore della propria vita tramite il web e che si accorgono, a un certo punto, di essere state raggirate o talora di trovarsi in pericolo: captare segnali potenzialmente allarmanti risulta in questi casi assolutamente fondamentale.

Il coraggio, d'altronde, non va inteso come l'assenza di paura, ma piuttosto come la capacità di padroneggiare la stessa, adottando comportamenti volti ad attenuare i rischi (laddove non sia possibile azzerarli). Qualcuno potrebbe chiedersi quando, allora, la paura sconfina nella patologia: ciò accade quando il pericolo avvertito non è reale e o quando si reagisce ad esso mettendo in atto risposte non adattive (sproporzionate o comunque non funzionali) che limitano libertà e autonomia senza una motivazione ragionevole e senza che da questa privazione si tragga alcun beneficio.

La fobia consiste proprio in una continua e irrazionale paura nei confronti di qualcuno e/o di qualcosa e può arrivare a bloccare l'individuo, in questi casi un percorso terapeutico risulta essenziale per affrontare la problematica attribuendovi un significato all'interno di una cornice più ampia.

Tornando alla paura non patologica, ma fisiologica, ritengo fondamentale un lavoro effettuato a vari livelli che ne renda legittimo il ritorno in società. Possono rivelarsi al riguardo molto utili progetti di prevenzione volti a mettere in guardia i più giovani (ma non solo) da potenziali rischi, non certamente indirizzandoli verso l'autoisolamento, piuttosto verso la selezione consapevole delle persone da frequentare e delle situazioni da evitare. Bisognerebbe educare al coraggio di avere (e di esprimere) paura.

Daniela Raffa

(Psicologa- Psicoterapeuta)

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Scritto da

Dottoressa Daniela Raffa

Bibliografia

  • Lombardo C., Cardaci M. (2013) Le emozioni: dalle teorie alle persone, Carocci Editore
  • https://www.stateofmind.it/tag/paura/
  • https://www.vidas.it/enormale-avere-paura/

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