Io depresso

La non accettazione dello stato depressivo si evolve in una vera e propria patologia che tende a compromettere le diverse sfere: familiari, lavorative e sentimentali.

6 MAG 2020 · Tempo di lettura: min.
Io depresso

Chi soffre di depressione ha difficoltà a trarre piacere o interesse in qualunque attività, persino nella possibilità di svolgere il quotidiano.

Tristezza, irritabilità, astenia, disturbo del sonno, senso di vuoto, demotivazione e pensieri negativi e malevoli prendono il sopravvento e compromettono la sfera lavorativa, sentimentale e relazionale.

In genere il disturbo è legato ad un evento negativo scatenante, come un lutto, una separazione o anche alla perdita di speranza nei confronti del non raggiungimento di obiettivi che per l'individuo hanno nel tempo rappresentato importanti traguardi.

Il soggetto si sente confuso, insicuro e instabile: il disturbo rischia di indurlo ad una notevole forma di isolamento sociale legato alla difficoltà di essere compreso e contenuto.

Il soggetto viaggia in una dimensione altalenante tra la richiesta e la non richiesta di chiedere aiuto o sostegno.

All'inizio il soggetto ha difficolta a riconoscere il proprio stato psichico:

  • Si chiude in se stesso.
  • Attiva un meccanismo di scarsa fiducia e un senso di inferiorità.
  • Ha difficoltà a comprendere e percepire lo stato psichico che lo turba, sentendo e vivendo solo l'oscurità di un dolore interiore profondo.
  • Vive in uno stato di attesa.

In una fase di esordio pensa che possano essere momenti passeggeri fino a quando non si ritrova in fase cronica caratterizzata solo ed esclusivamente da elementi negativi in cui il proprio mondo è abitato da oscurità, umore depresso, tristezza e insoddisfazione quotidiana.

È un disturbo invalidante che tende a sconfinare e raggiungere livelli di disperazione e di totale autosvalutazione e senso di impotenza.

Il restare a pensare al proprio Sé negativo, la continua ruminazione mentale come una sorta di coazione a ripetersi attiva pessimismo e, atteggiamenti e comportamenti passivi (quelli che fanno gli altri non basta mai, nessuno può capire il mio dolore).

È chiaro che il disturbo può colpire chiunque e chiunque ha difficoltà nell'accettazione e nella sua consapevolezza.

Solo quando si presenta e si raggiunge il notevole condizionamento di una sofferenza che dura a lungo e per troppo tempo…solo dopo aver acquisito consapevolezza del disturbo e solo dopo aver valutato la serie di sintomi che lo caratterizzato, il soggetto si rivolge in un primo momento alla sfera in genere dei familiari esprimendo chiaramente il suo disagio, arrendendosi e scoraggiandosi alla possibilità di farcela da solo.

La difficile consapevolezza dello stato depressivo induce il soggetto alla non accettazione.

Io depresso?....questo purtroppo trascina il soggetto dentro la vera e propria patologia, che rischia di richiedere non solo l'intervento dello psicologo ma anche di un trattamento farmacologico.

Una psicoterapia costante e stabile permetterà al paziente di sanare le sue dinamiche interiori, fornirà la stabilità perduta, consentirà di elaborare aspetti disarmonici e dissonanti.

L' analisi offre al paziente la possibilità di elaborare eventi attraverso sani ed adeguati strumenti, ha l'obiettivo di ristrutturare ed equilibrare uno stato psichico frammentato, disorganizzato, doloroso e dolente.

È importante che le ferite vengano sanate e non trasformate in cicatrici, inquanto attraverso il transfert (relazione terapeuta/paziente) il soggetto sperimenta e trasforma le use identificazioni, livellando la mente verso uno stato di positività che va oltre gli elementi/pensieri negativi.

Scritto da

Dott.ssa Ketty La Piana

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