Intelligenza emotiva

«Non importa quanto tu sia in gamba, se davvero vuoi risolvere il tuo rebus ti servirà tutto l'aiuto possibile, e loro non ti daranno una mano se tu non gli piaci!», The imitation game.

12 MAR 2017 · Tempo di lettura: min.

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Intelligenza emotiva

Mi capita spesso di incontrare persone con idee chiare su cosa sia giusto o sbagliato fare e con buoni propositi da mettere in pratica. Eppure non sempre le capacità intellettive sono sufficienti a garantire le attenzioni ed i riconoscimenti che meritiamo poiché gli interlocutori si rivelano a volte ascoltatori disattenti o annoiati.

Simili esperienze accadono a tutti prima o poi, qualche volta anche a me: ci sentiamo sviliti e desideriamo etichettare gli altri come incompetenti o, quanto meno, distratti nei nostri riguardi. Se questi fallimenti personali rimangono limitati ad alcune aree di vita essi vengono comunemente accettati e superati, ma per alcuni individui tali esperienze sono frequenti e pervasive e generano pesanti ripercussioni a livello pratico ed emotivo.

Cosa differenzia questi ultimi da coloro che godono generalmente di un discreto successo sociale? Per quale motivo, talvolta, soggetti privi di particolari capacità godono nella realtà di attenzioni che ad altri non sono concesse?

La vita è influenzata per la maggior parte dalla conoscenza di noi stessi, dall'empatia verso il prossimo e dalle capacità di relazione. Queste competenze, apprese e coltivate in un clima emotivamente sicuro, sono la base dell'Intelligenza Emotiva e ci favoriscono in situazioni in cui la logica non serve. Non sempre, infatti, chi è più dotato in certe discipline o presenta un maggior livello intellettivo ottiene risultati migliori nei gruppi amicali o sul lavoro.

Le componenti dell'Intelligenza emotiva

  • Sapere comprendere le nostre emozioni ci permette di focalizzarci sugli obiettivi che veramente vogliamo raggiungere tralasciando ciò che non ci stimola o non ci piace, ci aiuta a capire quali persone tenere accanto poiché ci fanno sentire bene e quali, se possibile, tenere lontano.
  • La capacità di esprimere tali emozioni in maniera adeguata consente agli altri di sintonizzarsi su di noi, rendendoli in grado di scegliere come rapportarsi.
  • Una buona consapevolezza personale permette inoltre di capire anche il funzionamento mentale altrui (poiché siamo fatti tutti delle medesime emozioni) e di empatizzare.
  • Ma il filo intricato delle relazioni sociali è ancora più complesso: oltre a quanto già detto dobbiamo identificare e rispettare le regole che vigono all'interno di ogni gruppo d'appartenenza, pena l'esclusione o l'ostilità dal gruppo stesso.

Ma come arriviamo a riconoscere queste norme? Come definiamo un approccio appropriato o sconveniente?

La capacità di lettura delle situazioni sociali va educata e allenata allo stesso modo di qualunque altra abilità. Chi è dotato di buona Intelligenza Emotiva riesce a comprendere meglio le emozioni e gli scopi propri e altrui e sa quindi come reagire alle situazioni in maniera conveniente. In tal modo è possibile modificare il proprio status sociale e intrecciare relazioni soddisfacenti.

Al contrario carenze in quest'area possono generare fraintendimenti importanti: si finisce per non piacere o per mettere a disagio gli altri. Ad esempio si potrebbe biasimare se stessi pensando di essere poco socievoli senza rendersi conto che l'atteggiamento di chiusura è una forma di difesa da un disagio; al contrario ci si può sentire poco considerati mentre in realtà non si percepisco i bisogni di chi ci circonda; allo stesso modo si può tentare di guadagnarsi un posto all'interno di un gruppo senza averne compreso fino in fondo le regole ed i valori. Ne consegue che i nostri obiettivi, per quanto lodevoli, vengono giudicati poco interessanti o addirittura fastidiosi. Il circolo vizioso che si viene a creare può essere infinito e l'unico modo per farvi fronte deve partire da un'alfabetizzazione emotiva data spesso per scontata. Nei casi più gravi l'aiuto di un terapeuta può essere utile nell'orientare la persona ad analizzare le situazioni problematiche da un punto di vista emotivo, cognitivo e comportamentale. L'alleanza terapeutica e il setting fungono da ambiente sicuro in cui il soggetto può capire meglio ciò che gli succede, apprendere e sperimentare risposte maggiormente adattive senza timori e successivamente metterle in pratica nell'ambiente reale con una maggiore consapevolezza di sé e di chi lo circonda.

Bibliografia

Goleman, D."Intelligenza Emotiva. Che cos'è e perché può renderci felici." , Ed. Rizzoli, 2015 Milano.

Seligman, M.E.P., "Imparare l'ottimismo.", Ed. Giunti, 2013.

R. Lorenzini, S. Sassaroli, "La mente prigioniera." Raffaello Cortina Editore, 2000.

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Scritto da

Dr.ssa Prampolini Francesca

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