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Infanzia: quando è opportuno rivolgersi allo psicologo? Come si caratterizza il suo intervento?

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Vediamo come individuare le situazioni nelle quali è necessario chiedere aiuto allo psicologo e cerchiamo di capire come si caratterizza l'intervento psicologico in età evolutiva.

4 FEB 2019 · Tempo di lettura: min.
Photo by Aaron Burden on Unsplash

«Quando il bambino piange, grida, il padre o la madre devono cercare il senso degli urli o del pianto, e gli dicono: "Non so perché piangi, ma stai cercando di dirmi qualcosa". Dobbiamo sapere che tutto nel bambino significa qualcosa. Nulla è gratuito […]. Forse è angoscia, gelosia, invidia, delusione. Dobbiamo esprimere questi dispiacere con parole. In tal modo permettiamo ai bambini di umanizzarli. Non si sopprime la sofferenza ma la si umanizza tramite il desiderio di comprendersi a vicenda» (Françoise Dolto, I problemi dei bambini, Mondadori 2005).

Quando è opportuno chiedere aiuto?

Comportamento iperattivo, ansia, timidezza eccessiva, disturbi psicosomatici, difficoltà relazionali, rabbia, mancato rispetto delle regole, paure che durano nel tempo, difficoltà a scuola, disturbi dell'apprendimento e del linguaggio, difficoltà a mantenere l'attenzione e la concentrazione, disturbi dell'alimentazione, del sonno, dell'enuresi e del controllo sfinterico.

Alcune volte si tratta di malesseri momentanei, che si risolvono spontaneamente nel tempo. Altre volte, invece, è necessario un piccolo aiuto esterno che permetta ai genitori di capire il tipo di difficoltà che il bimbo sta attraversando in modo da permettergli di stare di nuovo bene. Capita anche che siano gli insegnanti e gli educatori, che con il bambino lavorano tutti i giorni, ad avere bisogno di un supporto e di un parere esterno.

Come lavora lo psicologo infantile?

Lo psicologo incontra prima i genitori, in modo da capire bene il problema che li ha portati a domandare aiuto. Vede poi il bambino nell'arco di tre, massimo quattro, incontri. Segue infine un altro colloquio coi genitori durante il quale, in base a quanto emerso, si potrà decidere, se utile e necessario, di iniziare un percorso psicoterapeutico.

Specie coi bimbi più piccoli, e specie all'inizio, la parola non è il mezzo terapeutico principale. Per consentire al bambino di dire qualcosa di importante rispetto al suo disagio, prima della parola, sono importanti il gioco libero, il disegno e l'espressione creativa, canali privilegiati che permettono al bambino di esprimere le sue paure, le sue ansie, la sua rabbia e di riuscire così anche a sciogliere le tensioni e i blocchi evolutivi.

Articolo della Dottoressa Marta Corradi, iscritta all'Ordine degli psicologi della Lombardia.  

Scritto da

Dottoressa Marta Corradi

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