Indecisioni e dubbi patologici

Quando una scelta diviene difficilissima? E quando le risposte non bastano mai ad esaurire le mie domande?

20 DIC 2013 · Tempo di lettura: min.

PUBBLICITÀ

Indecisioni e dubbi patologici

«C'era una volta un asino che, passeggiando su di un prato verde, s'imbattè in due bei mucchi di fieno, entrambi invitanti. Ora, uno si trovava alla sua destra ed uno alla sua sinistra ed erano più o meno equidistanti rispetto alla sua posizione. "Quale scegliere?" - pensò tra sè l'asino. E dal posto cominciò a guardare e ad osservare l'uno e l'altro mucchio di fieno. Passarono minuti, ore, giorni... fino a che l'asino morì di fame».

E' sempre più frequente, al giorno d'oggi, la tendenza a non essere più in grado di decidere. Il pensiero iper-razionale, volto a valutare e a ponderare ogni singola caratteristica del nostro agire, finisce per paralizzare le nostre azioni, mettendoci nella condizione di non esser più capaci di fare.

Per tutti noi, scegliere significa inevitabilmente rinunciare, e proprio questa paura dell'errore o, se preferite, questo non voler rinunciare a niente, promuove il rinvio della maggior parte delle nostre decisioni, fino alla paralisi comportamentale. Oltre a ciò, va anche detto che non scegliere è comunque, già di per sè, una scelta.

Addirittura, in molti casi, la scelta di non scegliere, appare come inconsapevole, con il risultato di promuovere una vera e propria tendenza. Ogni indecisione, difatti, promuove una nuova indecisione, fino alla costruzione di una vera e propria gabbia che imprigiona la persona nell'incapacità di decidere per sè e per gli altri.

"L'uomo è così perfettibile e corruttibile che può divenire pazzo mediante la ragione" G.Lichtenberg

PUBBLICITÀ

Lascia un commento

PUBBLICITÀ

ultimi articoli su autorealizzazione e orientamento personale